Concorrenza e politiche industriali: la farmaceutica italiana chiede un cambio di passo

Pubblicato il: 16 Marzo 2022|

La farmaceutica made in Italy vuole continuare a investire nel nostro Paese, ma chiede alle istituzioni politiche industriali all’altezza di questa sfida e un sistema di regole che non scoraggi innovazione e investimenti. Il messaggio arriva da un convegno organizzato a Roma dalle cosiddette “Fab13”, le imprese farmaceutiche a capitale italiano aderenti a Farmindustria. Aziende che nel 2020 hanno realizzato 12,5 miliardi di euro di fatturato e garantito un impiego a 45.500 addetti.

Ddl Concorrenza e dintorni…

“La pandemia e la situazione di conflitto attuale – spiega Alberto Chiesi, presidente di Chiesi Farmaceutici – stanno avendo effetti importanti sul sistema industriale. L’attuazione del Pnrr rappresenta una sfida fondamentale per ridurre i divari sociali e favorire l’innovazione. È encomiabile la volontà manifestata dal presidente Draghi di realizzare dei poli nazionali per la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci, attraverso investimenti nel comparto farmaceutico a sostegno della filiera produttiva. Tuttavia, esistono azioni politiche contraddittorie, che “porterebbero a una compressione dell’industria farmaceutica nazionale e quindi un ulteriore dipendenza dall’estero”. Chiesi ne elenca alcune: “Recentemente è stato riformulato il Patent box, con un importante riduzione della sua portata economica per le aziende che investono in ricerca. È stato inserito nel ddl Concorrenza un notevole indebolimento dei brevetti (l’abolizione del patent linkage, ndr), che se approvato permetterà il rimborso dei farmaci equivalenti prima della scadenza brevettuale. Questa sarebbe una ferita molto grave per la ricerca, mi chiedo quante aziende vorrebbero continuare a investire in ricerca”. E ancora: “La revisione del prontuario terapeutico nazionale, secondo il criterio della sovrapponibilità terapeutica, che se approvato, e noi speriamo di no, toglierà centralità alle scelte del medico”. Tutto questo, continua Chiesi, “in un momento di grande preoccupazione internazionale, con l’incremento dei costi delle materie prime e i rincari dell’energia che determinano onerosità produttive fuori controllo, a che a differenza di altri settori industriali, non possono essere ribaltate sui prezzi finali dei farmaci, che sono imposti e regolati”. Al Governo e alle Regioni, dunque, la richiesta di “confronto e gradualità”.

L’importanza di produrre qui

Rincara la dose Lucia Aleotti, azionista e membro del Board di Menarini nonché vicepresidente di Farmindustria, in videocollegamento: “Il Ddl Concorrenza rischia di ledere la protezione del brevetto industriale, con un danno enorme per il settore. Vogliamo rimanere in Italia, ma abbiamo bisogno di un supporto per sostenere l’incremento dei costi che stiamo affrontando. Noi vorremmo un cambio di impostazione. Non basta sentirci dire che siamo bravi e diamo lavoro di qualità agli italiani. Vorremmo che i nostri interlocutori facessero finta di non sapere che certi provvedimenti impattano sulle nostre industrie e sulla nostra sostenibilità. Ci sono Paesi, come la Francia, che si stanno rendendo conto dell’importanza di avere produzioni sul territorio e introducono incentivi”. Ma in Italia, sostiene Aleotti, “quando si parla di aziende farmaceutiche non si pone molta attenzione sulle tematiche industriali e questo rappresenta un errore strategico, perché è fondamentale avere una produzione nazionale in Italia. Chi avrebbe mai pensato, due anni fa, che ci saremmo trovati una sfida come quella della pandemia in cui gli stessi Paesi europei hanno bloccato l’esportazione di beni essenziali”.

“Serve equilibrio”

A margine del convegno, Sergio Dompé, ceo di Dompé Farmaceutici, spiega ad AboutPharma: “Abbiamo avuto evidenza di carenze strategiche da parte del nostro Paese per quanto riguarda infrastrutture produttive dei vaccini, l’approvvigionamento delle fonti di energia, la difesa, e abbiamo capito che la strategicità di investimenti di medio lungo termine è l’elemento che ti tiene al riapro da problemi estremamente grandi. Siamo molto preoccupati per quello che sta succedendo in Ucraina.  Prima di tutto dal punto di vista umanitario. E poi anche per quel che succede a chi ha strutture tecniche, produttive e commerciali sia in Ucraina che in Russia, così come per le materie prime”. A proposito del dibattito sul Ddl Concorrenza, Dompé afferma: “In generale principi del ddl Concorrenza sono validi, è bene che sia un Ddl Concorrenza perché la concorrenza è alla base del lavoro delle imprese. Sui brevetti il problema è questo: bisogna fare in modo che dalla prima ora in cui scade il brevetto le imprese siano messe nelle condizioni di svolgere il loro lavoro, ma il meccanismo non deve diventare una minaccia per la proprietà intellettuale e l’insediamento di investimenti nel nostro Paese. Noi sosteniamo la necessità di una visione equilibrata”. Anche la Commissione Igiene e Sanità del Senato, nel suo parere sul Ddl Concorrenza, auspica la ricerca di un “punto di equilibrio”.

Gli impegni della politica

Il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha inviato al convegno delle Fab13 un videomessaggio:  “Il settore farmaceutico contribuisce alla crescita dell’Italia, dando al nostro Paese un ruolo di primo piano a livello europeo. Un successo reso possibile anche dalle 13 industrie farmaceutiche medio-grandi a capitale italiano. Il Governo Draghi ha inserito tra i suoi obiettivi l’incremento degli investimenti nel settore farmaceutico biomedicale. Il Mise ha creato la Fondazione Enea Tech e Biomedical, per favorire la capacità produttiva e gli investimenti del fondo per il trasferimento tecnologico”. Presente Giovanni Tria, che presiede la fondazione citata dal ministro: “Serve un coordinamento fra le politiche e anche una coerenza di fondo. Durante la pandemia è stato fatto uno scostamento di bilancio da 150 miliardi di euro, ma il settore farmaceutico non ha visto che poche decine di milioni di euro. Manca, sotto questo profilo, un approccio complessivo. Sostenere l’industria farmaceutica significa salvaguardare la sicurezza nazionale, attraendo così investimenti in tutti i settori”.

A rappresentare il Governo c’erano anche due sottosegretari. “La politica deve prendere atto – commenta Andrea Costa, sottosegretario alla Salute – che ci sono situazioni che devono essere assolutamente migliorate. Ringrazio un settore che ha investito in ricerca e salute anche in assenza del sostegno delle istituzioni. Davanti a noi abbiamo una grande sfida, che sapremo cogliere solo uscendo dall’approccio ideologico che vede una contrapposizione tra pubblico e privato. Sono contrario a liberalizzazioni di brevetti, significherebbe non garantire più la ricerca”. Federico Freni, sottosegretario all’Economia, aggiunge: “Abbiamo la responsabilità di mettere a disposizione di questo comparto industriale un quadro normativo stabile e razionale. Se pensiamo di non alimentare la concorrenza nella ricerca il settore non potrà crescere. L’insegnamento della pandemia è stato quello di valorizzare la ricerca. L’incertezza regolatoria, in tal senso, è un problema che un Paese civile non può accettare”.

Le Fab13

Le Fab13 sono Abiogen Pharma, Alfasigma, Angelini Pharma; Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, Ibn  Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Mediolanum Farmaceutici; Recordati e Zambon.  Il mercato estero rappresenta per queste aziende il 70% delle vendite, a fronte di una media dell’industria farmaceutica pari al 40% circa. Nel periodo 2010-2020 sono stati investiti 8,5 miliardi di euro: nel 2020 la cifra complessivamente stanziata dalle Fab13 è oltre 1,2 miliardi di euro di investimenti in ricerca e sviluppo. Le Fab13 hanno progetti di investimento nei prossimi 36 mesi per quasi tre miliardi di euro.

 

Tag: chiesi / ddl concorrenza / dompe / fab13 / farmindustria / Menarini / patent linkage / russia-ucraina /

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