Crisi energetica, Conferenza delle Regioni: “Destinare tutto il surplus derivante dal gettito all’abbattimento del costo delle bollette”

Pubblicato il: 15 Settembre 2022|

La fiammata dei prezzi delle materie prime ha creato una vera emergenza nazionale. Per far fronte alle esigenze di aziende e famiglie la Conferenza delle Regioni chiede un intervento congiunto con il Governo per destinare tutto il surplus derivante dal gettito all’abbattimento del costo delle bollette già emesse.

Liquidità e credito d’imposta

Il vicepresidente delle Marche, Mirco Carloni (coordinatore della commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni) e Anita Pili, assessore della Regione Sardegna (coordinatrice della materia energia nell’ambito della Commissione ambiente, energia e sostenibilità) hanno presentato un documento di proposte che si articola lungo due direttrici, una emergenziale da concretizzare urgentemente, l’altra prevede invece interventi di medio-lungo periodo. “Proposte che riguardano – hanno spiegato – la liquidità e il credito d’imposta, l’incentivazione e la facilitazione verso le fonti di energia rinnovabile, il tetto al prezzo del gas, la rateizzazione delle bollette. Le Regioni sono disponibili ad un confronto immediato sui temi proposti per la tenuta dell’industria italiana che resta tra le più competitive del mondo ma che oggi è a forte rischio a causa della preponderante dipendenza dal gas per l’approvvigionamento energetico”.

Le proposte

In sintesi le Regioni hanno proposto di: potenziare la misura del credito di imposta in merito alla spesa sostenuta dalle imprese per l’acquisto della componente energetica (elettrica, gas, carburante), aumentandone le percentuali e prevedendo un’estensione anche alle piccole imprese, almeno fino a fine anno; allargare la categoria dei beni strumentali inserendo gli impianti di produzione di energia di fonti rinnovabili; potenziare la misura del micro credito liquidità, destinato solo a micro imprese (che attualmente copre le esigenze sotto i 30/50 mila euro); prevedere il rinvio dell’esposizione delle perdite ai due anni successivi, come già accaduto per il Covid; ampliare la platea dei beneficiari del credito di imposta estendendolo anche alle imprese non energivore. In considerazione delle estreme difficoltà economiche derivanti dai consumi e dai costi correlati, le Regioni propongono anche di ridefinire i parametri per incentivare le imprese in cui il consumo energetico ha alta incidenza rispetto al fatturato indipendentemente dal fatto che siano classificate come imprese.

I rincari dei prezzi energetici

I rincari hanno toccato in maniera trasversale diverse commodity – si legge nel documento delle Regioni – non solo tra materie prime (minerali, energetiche, vegetali) ma anche semi-lavorati (tra gli alimentari, le fibre tessili, le materie plastiche, tra gli altri) e hanno in alcuni casi raggiunto rialzi a doppia cifra già da fine 2021. Il protagonista assoluto di questa fiammata nei prezzi delle commodity è stato il gas naturale, il cui prezzo in Europa già a gennaio del 2022 era cresciuto del 421% rispetto al dicembre 2019. Rimanendo nell’ambito delle commodity energetiche, anche i prezzi di petrolio e carbone hanno subito impennate notevoli, sebbene con aumenti decisamente più contenuti di quelli del gas (rispettivamente +24% e +122% a gennaio 2022 rispetto a dicembre 2019).

Le proposte di medio-lungo periodo

Per quanto riguarda, invece, le misure di lungo periodo, le Regioni chiedono al Governo di: definire misure specifiche per incentivare l’auto-produzione di energia rinnovabile delle imprese; semplificare il procedimento amministrativo per la realizzazione di sistemi di autoproduzione di energia; accelerare i provvedimenti che possono favorire la rapida installazione di impianti fotovoltaici anche mediante definizione dei criteri per le aree idonee; determinare misure efficaci finalizzate a trasferire gli extra-profitti delle imprese energetiche, inclusi i trader, a favore delle imprese soprattutto quelle cd. energivore; predisporre un piano emergenziale per la costruzione di infrastrutture energetiche; sostenere ‘tetto’ europeo al prezzo del gas e fissare un tetto nazionale al prezzo del gas; modificare il meccanismo europeo che prevede l’obbligo di acquisto di quote Ets (Emissions trading system); avviare la riforma del sistema di pricing del mercato elettrico, riconducendo il prezzo dell’energia al costo di generazione, valutandone anche le diverse fonti; ampliare la platea dei beneficiari del bonus energia estendendolo anche ai nuclei familiari con Isee fino a 30 mila euro; istituire il reddito energetico nazionale; definire in stretto raccordo con le Regioni, nell’ambito delle strategie finalizzate a ridurre le dipendenze tecnologiche, industriali ed energetiche, una strategia di medio-lungo termine di politica industriale del sistema Paese.

Tag: anita pili / Conferenza delle Regioni / crisi energetica / gas naturale / mirco carloni / Province Autonome /

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