Dall’ospedale al domicilio: la galenica ha già i suoi spazi

Pubblicato il: 10 Giugno 2022|

L’attività galenica è antica quanto il lavoro del farmacista. Ma è tutt’altro che obsoleta. Rappresenta una nicchia di mercato con un grande valore clinico e, come si è visto durante la pandemia, può affiancare la farmaceutica industriale nell’affrontare situazioni di emergenza. Il settore sta attraendo l’interesse anche di aziende e startup. È il caso di AvLab, la prima startup italiana con sede ad Alpignano (Torino) autorizzata da Aifa per la produzione di sacche per la nutrizione parenterale a domicilio (si veda l’intervista sul numero 199 del magazine).

Soddisfare le esigenze terapeutiche

Nei primi mesi di pandemia, quando mancavano i gel disinfettanti, ad esempio, le farmacie sono riuscite a produrli nei laboratori e a metterli a disposizione dei cittadini. I galenici sono utilizzati anche in pediatria, se per un dato farmaco manca un dosaggio adeguato all’età. Un altro esempio è quello della cannabis terapeutica, per la quale la galenica rappresenta l’unica soluzione per tanti pazienti. Poi ci sono i molteplici usi in oncologia: la galenica si rivela indispensabile per il trattamento di pazienti ai quali “non si possono somministrare prodotti industriali, per svariati motivi, perciò bisogna intervenire con una personalizzazione del farmaco oppure creare prodotti ex novo nei laboratori”, spiega Alessandro D’Arpino, dirigente della farmacia ospedaliera AO Perugia e vice presidente della Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie (Sifo).

I vari preparati

I preparati si distinguono in prodotti di galenica sterile e non sterile. “Tra i prodotti di galenica sterile – spiega D’Arpino – troviamo quelli oncologici: tutti i preparati per le chemioterapie si basano su specialità medicinali in commercio ma vengono poi personalizzati nella dose e nella forma farmaceutica. Poi abbiamo i preparati di nutrizione parenterale che sono in gran parte realizzati dall’industria. Esiste, però, una nicchia di pazienti che necessita di una maggiore personalizzazione e quindi si ricorre ai preparati delle farmacie ospedaliere e territoriali. Ancora, nell’oculistica sono allestiti i colliri su misura oppure preparati intravitreali. Tra i galenici non sterili ricordiamo tutti dosaggi personalizzati per i pazienti fragili, come i bambini oppure quelli che non possono ingoiare forme farmaceutiche solide. Ricordiamo tutti i prodotti dermatologici destinati alla diagnosi delle sensibilità cutanee”.

Galenici officinali e magistrali

La legge distingue tra farmaci galenici magistrali e officinali. “Se esiste una monografia in una Farmacopea ufficiale di uno degli Stati membri Ue o nella Farmacopea europea – spiega D’Arpino – allora si parla di galenici officinali, altrimenti si tratta di galenici magistrali che vengono preparati su prescrizione attraverso la ricetta del medico”. Negli ultimi anni si è verificato uno spostamento dei pazienti in cura dall’ospedale all’assistenza domiciliare e quindi è necessario assicurare loro le stesse terapie. “Alcune fatte con galenici che erano tipicamente ospedaliere stanno diventando anche territoriali. In alcune Regioni queste terapie vengono assicurate dalle Asl se i pazienti sono in ospedalizzazione domiciliare o in Adi. Quindi non c’è stato un aumento di domanda di galenici ma uno spostamento dall’ospedale al territorio. Ad esempio i pazienti in nutrizione parenterale, fino a circa 15 anni fa erano essenzialmente assistiti in ospedale”.

Il caso del deblistering

Di recente la Regione Lombardia, per favorire l’aderenza dei malati alle terapie mediche, ha costituito un gruppo di lavoro e adottato un atto di indirizzo per regolamentare lo svolgimento dell’attività di sconfezionamento di medicinali industriali già di proprietà dei pazienti (cioè da questi ultimi già acquistati) e riconfezionamento degli stessi da parte dei farmacisti in dosi personalizzate. Il tutto proprio per favorire l’assunzione della terapia sulla base della posologia previamente individuata dal medico. “Sia come Sifo sia come Sifap (Società italiana farmacisti preparatori) – commenta D’Arpino – abbiamo sollecitato un intervento dal punto di vista normativo sullo sconfezionamento dei medicinali perché non sufficientemente regolamentato. In passato esisteva un tavolo di lavoro al ministero che aveva provato a normare il confezionamento in generale di tutti i medicinali. Infatti non riguarda soltanto il deblistering, ma la necessità di utilizzare specialità medicinali quali fonte di materia prima e trasformarli in una nuova entità da somministrare al paziente, ovviamente interamente sotto la responsabilità del farmacista preparatore. E quindi bisogna chiarire bene che quel nuovo preparato, non essendo più nella confezione originale, deve essere correttamente riconfezionato ed etichettato”.

Tag: alessandro d'arpino / avlab / galenica / SIFO /

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