Dati Ocse: spesa sanitaria pro capite italiana inferiore del 19% rispetto alla media Ue

I numeri non sono confortanti. L’Italia spende per la sanità in media (pro capite) il 19% in meno rispetto alla media dell’Unione europea.
L’evidenza emerge dal report “Profilo della sanità 2025: Stato di salute del sistema sanitario in Italia”, realizzato dall’Ocse e presentato oggi al Cnel.
Secondo l’analisi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2023 la spesa sanitaria era pari all’8,4% del Pil, circa 1,6 punti percentuali in meno rispetto alla media dell’Ue, con una copertura pubblica del 73% (anche in questo caso sotto la media Ue che era dell’80%).
Mentre oggi, in seguito all’adeguamento del potere di acquisto, ha raggiunto 3.086 euro (19% in meno rispetto a Ue, appunto).
I dati nel dettaglio: cresce la spesa privata
Questo divario è parzialmente compensato da una spesa privata superiore dell’8% rispetto alla media comunitaria.
L’assistenza ambulatoriale e i prodotti farmaceutici hanno rappresentato oltre la metà della spesa totale, mentre l’assistenza a lungo termine ha costituito solo il 10%, a fronte del 18% circa dell’Ue, rileva il report.
Nello specifico, i servizi di assistenza ambulatoriale hanno assorbito quasi il 34% della spesa sanitaria corrente, quasi sei punti percentuali in più rispetto alla media dell’Ue.
La spesa ambulatoriale pro capite italiana si è avvicinata alla media Ue, nonostante la spesa sanitaria complessiva del Paese fosse inferiore di quasi un quinto.
Quella per i farmaci al dettaglio e i dispositivi medici ha seguito un andamento simile: sebbene la spesa pro capite fosse inferiore dell’11% rispetto alla media comunitaria, rappresentava oltre il 20% del bilancio sanitario totale dell’Italia, leggermente al di sopra della quota media Ue del 18%.
Le anomalie dell’assistenza a lungo termine
Il divario sull’assistenza a lungo termine riflette la forte dipendenza dall’assistenza familiare e risulta rafforzato da un sistema in cui circa la metà dei finanziamenti pubblici viene erogato sotto forma di prestazioni in denaro che spesso incentivano accordi privati.
Di conseguenza, gli investimenti pubblici nell’assistenza a lungo termine strutturata rimangono limitati: solo una piccola parte degli anziani italiani vive in strutture di assistenza a lungo termine o riceve assistenza domiciliare formale.
I limiti di capacità sono notevoli, con molte famiglie che segnalano esigenze di assistenza a lungo termine non soddisfatte a causa delle lacune nei servizi forniti dal settore pubblico.


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