Diabete di tipo 1, gli esperti: “Si acceleri per l’introduzione dello screening”

Grazie alla legge 130, l’Italia quest’anno è divenuta il primo Paese al mondo ad aver istituito uno screening del diabete di tipo 1 (assieme a quello per la celiachia).
Un passo importante, che per essere tradotto in reale beneficio per la popolazione necessita però di due ulteriori step: l’emanazione dei decreti attuativi della legge per individuare i bambini e i ragazzi ad alto rischio e l’organizzazione del servizio a livello territoriale.
Questioni su cui la Società italiana di endocrinologia pediatrica (Siedp) ha deciso di porre l’attenzione in occasione della Giornata mondiale del diabete (14 novembre).
Subito i decreti attuativi per avviare lo screening nel 2024
A chiedere celerità al ministero della Salute e alle Regioni è stato Valentino Cherubini, direttore della diabetologia pediatrica degli ospedali Riuniti di Ancona.
“Se la malattia ha una insorgenza precoce e compare nei bimbi al di sotto dei dieci anni, può causa una perdita dell’aspettativa di vita anche di sedici anni. Per questo la diagnosi precoce è fondamentale”.
Un obiettivo da porre in cima alla lista delle priorità, considerando che oggi il quaranta per cento delle diagnosi avviene soltanto in seguito a seguito di un esordio drammatico in cui la malattia si manifesta con la chetoacidosi.
“Una volta individuati i piccoli pazienti con un’elevata probabilità di sviluppare il diabete di tipo 1, occorrerà informare i genitori sui sintomi a cui fare attenzione e prevedere monitoraggi ravvicinati della glicemia”, aggiunge Cherubini.
Agli endocrinologi, precisa l’esperto, d’ora in avanti non spetterà più soltanto il compito di “seguire i bimbi e i ragazzi che ricevono la diagnosi”, ma anche quello di affiancare “tutti coloro che dovranno essere seguiti e monitorati prima dello sviluppo del diabete”.
Quali esami (e quanti) per la diagnosi precoce del diabete di tipo 1?
Approvata la legge che introduce lo screening pediatrico per la celiachia e il diabete di tipo 1, adesso la palla è nelle mani del ministero della Salute, chiamato ad approvare i decreti attuativi e a definire un programma pluriennale di screening con esami e test volti a individuare gli anticorpi specifici per la malattia.
Per l’attuazione del programma è stata autorizzata una spesa di 3,85 milioni di euro (sia nel 2024 sia nel 2025) e un’altra inferiore (2,85 milioni) a decorrere dal 2026.
L’offerta dovrà concretizzarsi a partire dal 2024, con l’obiettivo di favorire la diagnosi precoce ed eventualmente introdurre strategie farmacologiche per rallentarne o arrestarne la progressione.
L’attesa di teplizumab per “ritardare” la malattia
In questo senso, si attende l’arrivo di teplizumab, il primo anticorpo monoclonale in grado di ritardare l’esordio clinico della malattia (nei bambini dagli otto anni in su).
Il farmaco – sviluppato dalla biotech Provention Bio, affiancata nei mesi scorsi da Sanofi per il lancio sul mercato – ha già ricevuto l’ok alla commercializzazione della Food and drug administration statunitense. Mentre è ancora in attesa del responso da parte del Comitato per i farmaci a uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema).
“I dati di efficacia disponibili dimostrano che teplizumab offre mesi e anni liberi dalla malattia e la possibilità di prendere tempo rispetto all’inizio delle terapie”, spiega Raffaella Buzzetti, presidente eletto della Società italiana di diabetologia.
“Agli ottimi risultati in termini di prevenzione – precisa l’esperta, che guida l’unità operativa complessa di diabetologia del policlinico Umberto I di Roma – si sono poi aggiunti risultati significativi in termini di mantenimento della produzione di insulina dalla diagnosi sino al termine dello studio. Un aspetto importante per il dilazionamento nel tempo dell’insorgenza delle complicanze del diabete”.
Numeri in aumento per il diabete di tipo 1 e 2
Oltre alle questioni riguardanti lo screening, in occasione della Giornata mondiale dedicata alla malattia, gli esperti ricordano come preoccupante sia il trend epidemiologico riguardante il diabete di tipo 1.
Se prima del 2020 l’incremento nelle diagnosi era del 2-4 per cento ogni due anni, fra il 2019 e il 2021 il dato ha raggiunto la quota del 27 per cento. Senza dimenticare che tra i giovani in aumento è pure il diabete di tipo 2, fino a pochi anni fa considerato una malattia della terza età. O, tutt’al più, dell’età adulta.
“Stiamo andando incontro a un’epidemia di diabete tipo 2 anche fra i giovanissimi ed è indispensabile che gli endocrinologi pediatri, in prima linea per fronteggiare una simile emergenza, facciano informazione, educazione e prevenzione per arginare questo fenomeno”, conclude Cherubini.


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