Differenze di genere, sei persone su dieci ricoverate per eventi avversi ai farmaci sono donne

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Pubblicato il: 16 Settembre 2022|

Le differenze di genere riguardano anche gli effetti avversi ai farmaci. Su dieci ricoveri dovuti a reazioni avverse a medicinali, da quelli per la tiroide agli ormoni, infatti, sei riguardano le donne. Tra i motivi la maggior prescrizione di farmaci nei loro confronti, ma anche perché gli studi clinici per lo sviluppo dei medicinali, sono per lo più disegnati a misura di uomo e assumono le stesse dosi studiate su uomini del peso medio di 70 chili. Sono alcuni dei numeri che emergono dagli studi presentati al decimo Congresso della Società internazionale di Medicina di Genere, che si tiene al Centro Congressi di Padova il 16 e 17 settembre.

Più reazioni avverse ai farmaci

Spiega Teresita Mazzei, professore di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Firenze e Vicepresidente del congresso: “Le donne hanno da 1,5 a 1,7 volte in più la probabilità di sviluppare effetti collaterali avversi rispetto agli uomini e più ospedalizzazioni per questo motivo. Il 60% dei ricoveri ospedalieri per reazioni avverse ai farmaci, tra cui aritmie, si riferisce alle donne, come evidenzia uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e condotto su 15 milioni di casi segnalati tra 1967 e il 2018 in tutti i continenti”.

I medicinali più “pericolosi”

I farmaci che provocano più reazioni avverse nelle donne sono quelli ormonali, anti-obesità, per la tiroide e per l’osteoporosi. Proprio quest’ultima malattia racconta, invece, un’altra contraddizione: “i farmaci per la salute delle ossa vengono sottoprescritti agli uomini anche se proprio loro rischiano di più di morire per le conseguenze indirette di fratture”. Dai 75 anni in poi, secondo il rapporto Osmed 2021 dell’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa), per gli uomini c’è una spesa lorda pro capite di 12 euro mentre per la donna 24.

Differenze di genere e “super bug”

Ancora, aggiunge Mazzei: “Le donne hanno il 27% di probabilità in più di aver prescritti degli antibiotici, secondo una metanalisi, basata su 11 studi che hanno raccolto 44 milioni di prescrizioni in diversi paesi europei, inclusa l’Italia. Eppure, l’uomo ha una probabilità quasi tre volte più alta di ammalarsi di infezioni, incluse quelle da batteri resistenti, e di morirne. In base a uno studio norvegese pubblicato su Bmc Infectious Diseases, nel 2017 l’incidenza di mortalità per sepsi era di 36 decessi per 100.000 persone l’anno negli uomini, rispetto a 28 per 100.000 nelle donne. A ‘difendere’ queste ultime, probabilmente è un sistema immunitario più efficace, grazie agli ormoni estrogeni. Ma sono anche diversi stili di vita: in genere fumano meno e bevono meno alcol”.

Piano nazionale esiti e medicina di genere

Differenze di genere si riscontrano anche in ambito cardiovascolare. Lo rivelano i dati del Programma Nazionale Esiti (Pne), una raccolta annuale di indicatori di performance degli ospedali italiani realizzato dall’Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali (Agenas), nell’ambito del quale quest’anno è stata per la prima volta introdotta una sezione specifica su “Equità e genere”, i cui risultati sono stati presentati al congresso.

Donne curate in ritardo per il cuore

A partire dai dati del Sistema Informativo Ospedaliero (2020), un team di ricercatori di Agenas, Istituto Superiore di Sanità (Iss), Dipartimento di epidemiologia del Lazio e Istat, ha utilizzato 18 indicatori rappresentativi di cinque aree cliniche e implementato un modello che ha utilizzato anche misurazioni per genere. Tra le prestazioni sanitarie, la percentuale di interventi coronarici eseguiti entro 90 minuti dall’accesso all’ospedale per infarto è considerato uno degli indici di adeguato trattamento: la percentuale di chi ne ha beneficiato è inferiore per le pazienti di sesso femminile (40,5% rispetto a 53,4%). Per lo stesso gruppo è stato osservato anche un più alto tasso di mortalità entro 30 giorni dall’intervento di bypass coronarico (3% rispetto 1,6%).

D’altra parte, i pazienti di sesso maschile hanno maggiori rischi per l’area ortopedica, con una percentuale inferiore di interventi chirurgici di frattura dell’anca eseguiti entro 48 ore dall’arrivo all’ospedale: ne hanno beneficiato nel 45,7% dei casi rispetto al 51,8% delle donne. Questo va di pari passo con un tasso di mortalità più elevato entro un anno dall’intervento: 28,5 % rispetto a 16,2%.

Disuguaglianza di accesso alle cure tra generi

“Dati scientifici mostrano che diverse malattie presentano differenze significative tra donne e uomini in termini di incidenza, diagnosi, progressione e risposta alla terapia” sottolinea Walter Ricciardi, Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “In particolare, le differenze nell’epidemiologia e nella storia naturale di malattie cardiovascolari, condizioni autoimmuni o tumori, sono oggi abbastanza ben riconosciute. Le politiche sanitarie, quindi, dovrebbero tener conto dei risultati degli studi scientifici e promuovere azioni di equità più efficaci. Tuttavia, – conclude – ancora oggi l’accesso ai sistemi sanitari, nel mondo e in Italia, presenta forti diseguaglianze tra i generi. Per questo, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile dell’Oms punta l’attenzione sull’urgenza di promuovere politiche sensibili al genere anche nel settore sanitario”.

Tag: Agenas / Agenzia italiana del farmaco / Aifa / antibioticoresistenza / differenza di genere / Istituto Superiore di Sanità / osteoporosi / super bug / Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma / università degli studi di firenze / Walter Ricciardi /

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