Dove finisce la risorsa umana

Pubblicato il: 7 Novembre 2012|

Anticipazione dal numero 102 di AboutPharma & Medical Devices del mese di novembre


In Italia 65mila persone lavorano nell’industria farmaceutica. Sessantacinquemila risorse professionali altamente qualificate, con i massimi livelli di formazione (la percentuale di diplomati e laureati raggiunge praticamente il 100%), occupate in uno dei settori più specializzati e vincenti dell’economia industriale del Paese. Ma a qualcuno, loro interessano ancora? Se da un lato la politica esprime la volontà di salvaguardare le eccellenze e valorizzare l’alta specializzazione nel lavoro, dall’altro chi è occupato in questo comparto corre seriamente il rischio di perdere il posto. Quando il Governo ha proposto nuovi tagli alla spesa sanitaria all’interno della Legge di stabilità – dopo quelli introdotti dalla Spending review estiva e dal decreto Balduzzi di settembre – Farmindustria ha lanciato un pesante allarme sui rischi di ridimensionamento da parte delle aziende. Anche il nuovo accordo sul rinnovo del Contratto collettivo nazionale chimico-farmaceutico, raggiunto il 22 settembre, è stato siglato dalle parti in anticipo sui tempi, in piena aria di crisi. “Farmindustria ha siglato il contratto di settore con senso di responsabilità e consapevole della gravità della situazione economica del Paese – ha subito commentato il Presidente dell’associazione delle aziende, Massimo Scaccabarozzi –. Questo nonostante il quadro di estrema difficoltà dell’industria farmaceutica, che rischia di portare in tempi brevi alla chiusura delle fabbriche e alla delocalizzazione degli investimenti per le continue decretazioni d’urgenza degli ultimi sei mesi”. Qualche giorno dopo, nella serata del 9 ottobre, la direzione generale di Menarini, big pharma fiorentina, ha annunciato ai sindacati oltre mille esuberi, collegandoli al contraccolpo degli ultimi interventi normativi. I numeri sono i più alti mai sentiti nel settore (seguono quelli, fra i più recenti, di Sigma Tau, Takeda e Sanofi ). Che fine farà, quindi, l’occupazione nel farmaceutico? Di questo abbiamo parlato con il segretario nazionale di uno dei sindacati maggiori del farmaceutico, Femca-Cisl, Luca Bianco.

I sindacati sono soddisfatti del nuovo accordo sul Ccnl?

“È stata un’azione significativa, dal punto di vista economico e non solo. In una fase in cui il Paese è in recessione e si prevede che la crisi continui ancora, abbiamo siglato un accordo molto importante, portando a casa una media di 147 euro a livello D1. La rapidità della trattativa chiaramente nasce dalla eccezionalità del momento economico e sociale che l’Italia sta attraversando, in cui i problemi derivati dalla recessione economica e le ricadute occupazionali impongono scelte tempestive per il rilancio della competitività e del lavoro, in particolare dei giovani, e una adeguata tutela dei salari. Perché in questa fase chiaramente il problema è rappresentato sia dal salario, sia dall’occupazione. Proprio per questo nel rinnovo contrattuale abbiamo lanciato un Patto di Solidarietà Generazionale, che abbiamo chiamato Progetto Ponte…

 

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Tag: contratto collettivo nazionale di lavoro / esuberi / farmindustria / Femca-Cisl / job in pharma / personale / risorse umane /

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