Ecosistema biotech: per competere servono regole adeguate (anche per la spesa farmaceutica)

ecosistema biotech
Pubblicato il: 23 Giugno 2022|

Per competere, attrarre investimenti e non sprecare le opportunità del Pnrr, il settore biotech chiede all’Italia regole chiare, meno burocrazia, rapidità e gioco di squadra. È il messaggio finale dell’evento “Fare rete adesso. Per un ecosistema italiano dell’innovazione”, promosso a Roma il 22 giugno da Assobiotec, l’associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie parte di Federchimica. Il monito arriva da tutta la filiera biotech, dall’agricoltura alle scienze della vita. E nel caso del settore biofarmaceutico non può non chiamare in ballo i nodi irrisolti della governance della spesa.

Le terapie tra costo e valore

“Ecosistema vuol dire essere in grado di sviluppare nuove terapie. Nel senso che le terapie biotecnologiche partono da idee che devono essere sviluppate e prodotte. E poi devono diventare accessibili per i pazienti. Noi ci troviamo in un contesto in cui spesso le biotecnologie o le tecnologie innovative vengono vissute come un valore finché sono ricerca e come un costo nel momento in cui devono arrivare al paziente”, spiega ad AboutPharma Fabrizio Greco, eletto a maggio di quest’anno presidente di Assobiotec.

“Bisogna essere coerenti e migliorare  l’accesso dei pazienti alle tecnologie e alle nuove terapie. Ci sono alcune soluzioni – continua Greco –  che credo siano abbastanza semplici: una è quella di utilizzare pienamente le risorse che già sono state stanziate, che costituiscono il fondo per la farmaceutica, oggi non allocato in funzione dei bisogni reali. Quindi, per non disperdere queste risorse dobbiamo implementare quello che già è legge dello Stato. Ad esempio l’ultima legge di Bilancio, quando parla di ribilanciamento delle risorse dei due tetti, cioè acquisti diretti e convenzionata”.

I fondi per i farmaci innovativi

Secondo Greco, si potrebbe intervenire, inoltre, sui fondi dedicati ai farmaci innovativi con aggiustamenti concreti, anche a breve termine: “Nel decreto Aiuti c’era un emendamento che non è stato ritenuto ammissibile in quella sede. Prevedeva di utilizzare le risorse che avanzano dal fondo per i farmaci innovativi per gli innovativi potenziali. Oggi i farmaci che hanno innovatività piena accedono al fondo dedicato, ma questo non viene utilizzato pienamente perché i criteri sono molto restrittivi. Le risorse residue potrebbero coprire i costi dei farmaci con innovatività potenziale. D’altronde è questo lo spirito del fondo: premiare i farmaci che sono innovativi, totalmente o parzialmente secondo la definizione. Questo è qualcosa che si potrebbe fare ancor prima della legge di Bilancio”.

Sottofinanziamento e payback

Poi arriverà l’autunno e quindi la legge di Bilancio. “Credo che sia opportuno – aggiunge Greco – anche valutare la spesa farmaceutica nel suo complesso, perché sono oltre dieci anni che sotto finanziata di almeno un miliardo e mezzo l’anno. Bisogna vedere se in legge di Bilancio si può ulteriormente ridurre questo gap. Perché questo gap, alla fine, impedisce o riduce l’accesso sulle nuove terapie, che sono quelle normalmente più innovative”. Inevitabile un riferimento al payback, il meccanismo di ripiano degli sforamenti dei tetti di spesa a carico dell’industria. “Il payback non è certo bel un biglietto da visita, però se noi cominciamo a allocare le risorse in maniera corretta, a utilizzarle pienamente e a dare gradualmente dare un segnale di recupero del sottofinanziamento, il payback automaticamente volge verso una sua estinzione. Mi rendo conto che è difficile eliminarlo da un anno all’altro. Però già oggi potremmo, utilizzando quello che abbiamo, ridurlo in maniera importante e – fa notare Greco – potrebbe essere un segnale molto importante per la capacità del Paese di attrarre investimenti”.

Gli ostacoli

Secondo un’analisi di Ernst&Young, presentata all’evento Assobiotec, l’attrazione di investimenti richiede un ecosistema innovativo fondato su trasferimento tecnologico, agevolazioni fiscali, politiche adeguate. EY evidenzia le buone pratiche di alcuni Paesi europei e segnala le lacune italiane: “Il Pnrr è una leva per far crescere il settore biotech e rendere florida l’economia, ma in Italia l’ecosistema non è ancora solido e attrattivo per investitori nazionali e internazionali. Un sistema burocratico aggravato e una scarsa snellezza procedurale disincentivano gli investimenti e rendono l’Italia poco competitività rispetto ai Paesi Ue”. Un esempio è il credito d’imposta per la spesa in R&S e innovazione: le agevolazioni ci sono, ma le difficoltà interpretative della normativa per le imprese beneficiare rendono davvero complessa la loro fruizione.

Fare sistema

“Un ecosistema vitale – commenta il presidente di Assobiotec rivolgendosi alla platea – consente l’interazione dinamica e positiva tra le sue componenti. Nelle biotecnologie significa permettere che la ricerca, lo sviluppo, la produzione e l’accesso a soluzioni innovative possano, tutte, crescere ed alimentarsi reciprocamente. Incertezza delle regole, lentezza e duplicazioni autorizzative, incoerenza nell’allocazione delle risorse e degli incentivi – sottolinea Greco – sono tra gli elementi che riducono l’attrattività del nostro Paese per gli investimenti, in particolare nel settore delle biotecnologie, dove prevedibilità e stabilità del contesto sono considerati aspetti imprescindibili. Il Pnrr, che insieme all’erogazione di risorse finanziarie prevede un ambizioso piano di riforme, rappresenta un’opportunità unica che il nostro Paese non può sprecare per diventare competitivo a livello internazionale”. Ad auspicare un quadro di regole chiare e stabili è anche Fulvio Pastore, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Federico II di Napoli: “La certezza del diritto è uno dei fattori fondamentali per attrarre gli investimenti, altrimenti chi vuole investire preferisce scegliere Paesi dove c’è un ordinamento più chiaro e questo diventa un forte fattore di competitività. Da questo punto di vista dobbiamo metterci al passo”, afferma il costituzionalista, soffermandosi poi sui difetti del bicameralismo perfetto italiano e sugli equilibri tra livello centrale e regionale.

Il premio a Maria Rosaria Capobianchi

A conclusione dell’appuntamento romano, è stato assegnato l’Assobiotec Award, un riconoscimento nato nel 2008 per premiare personalità ed enti che si sono distinti nella promozione dell’innovazione, della ricerca scientifica e del trasferimento tecnologico. A vincerlo, quest’anno, è stata Maria Rosaria Capobianchi,  membro del Consiglio superiore di sanità; che è stata direttrice del laboratorio di virologia allo Spallanzani di Roma e nel 2020, con il suo team, ha isolato Sars-Cov-2. Ora insegna alla Saint Camillus International University of Health Sciences di Roma. Questa la motivazione del premio: “Per lo straordinario contributo che, con il suo team, è riuscita a dare alla lotta globale alla pandemia isolando e sequenziando, fra i primi ricercatori al mondo, il Coronavirus Sars-CoV-2. Un traguardo chiave per la messa a punto di vaccini, diagnostici e cure. Una risposta concreta ed efficace per contrastare la diffusione del virus”. Il 27 dicembre 2020 è stata fra i primi tre italiani a ricevere il vaccino anti-Covid. (mar.lo.)

Tag: Assobiotec / fabrizio greco / payback / spesa farmaceutica /

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