Epatite C, curare tutti fa bene anche alla sostenibilità

epatite c
Pubblicato il: 25 Luglio 2017|

Curare con i nuovi farmaci antivirali tutti i pazienti con epatite cronica C – e non solo alcuni gruppi secondo criteri di priorità – è “conveniente” sia per i vantaggi in termini di salute che per la sostenibilità del sistema sanitario. È, in estrema sintesi, la conclusione a cui arriva uno studio – che ha coinvolto 100 centri clinici in tutta Italia – pubblicato su Hepatology, la rivista dell’associazione americana per lo studio delle malattie del fegato. La ricerca è stata condotta nell’ambito della Piattaforma italiana per lo studio delle terapie dell’epatite virale (Piter), coordinata dal Centro per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità (Iss). “Uno studio che fa dell’Italia un modello per l’Europa e per il mondo”, sottolinea il presidente dell’Istituto, Walter Ricciardi.

“Ci è sembrato di fondamentale importanza – spiega Stefano Vella, nella doppia veste di direttore del Centro per la salute globale dell’Iss e di presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – valutare quali sarebbero i benefici e i costi di un trattamento ‘universale’ di tutti i pazienti e non solo dei pazienti ‘prioritizzati’, ovvero con malattia avanzata del fegato. Ebbene, i risultati dell’indagine supportano da un punto di vista scientifico la recente politica messa in atto dall’Aifa, quella cioè di trattare tutti i pazienti con infezione cronica da Hcv, proprio per gli importanti guadagni in termini di salute e per la parallela riduzione nel tempo dei costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale”.

I ricercatori hanno valutato il profilo di costo-efficacia di un approccio “universale” attraverso una proiezione che parte dai dati di 8.125 pazienti della coorte Piter generalizzati per un contesto europeo, applicando la media europea dei prezzi dei farmaci anti-epatite C e del costo della malattia epatica da virus dell’epatite C.

“Lo studio ha dimostrato – sottolinea Loreta Kondili, ricercatrice dell’Iss e responsabile scientifico di Piter – che in entrambi i contesti (italiano ed europeo) il trattamento di tutti i pazienti con infezione cronica da Hcv, anche in stadi di malattia lieve, consente benefici superiori in termini di salute, rispetto all’applicazione della politica di trattamento prioritizzato. I benefici proiettati negli anni dopo l’eliminazione del virus con la terapia antivirale, sin nelle fasi precoci del danno del fegato, sono stimati in casi evitati di pazienti con cirrosi del fegato e con tutte le conseguenti complicanze (quali scompenso della cirrosi, sviluppo di epatocarcinoma, bisogno di trapianto di fegato e morte a causa della malattia di fegato), nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti guariti, e nella  riduzione dei costi sanitari delle cure in riferimento alle patologie Hcv correlate ”.

Più nel dettaglio, lo studio ha valutato il profilo costo/beneficio incrementale, interpretabile come costo sostenuto per un anno di vita guadagnata in piena salute applicando la politica “universale” versus quella “prioritizzata”: “Questo rapporto di costo/beneficio incrementale – prosegue Kondili – varia tra  8.775 euro (per lo scenario italiano) a 19.541 euro (per lo scenario generalizzato europeo) per ogni anno di vita in buona salute guadagnata (QALY), entrambe stime nettamente inferiori rispetto alla soglia di 35mila euro per QALY sotto la quale un intervento sanitario è considerato un corretto investimento in salute dall’Istituto di eccellenza clinica londinese (Nice). Lo studio valuta e conclude che unitamente a un abbassamento progressivo dei prezzi dei farmaci antivirali, arrivando ad una soglia di circa 4mila euro a regime terapeutico, trattare tutti i pazienti indipendentemente dallo stadio del danno del fegato risulta essere una politica lungimirante e ‘determinante’ in quanto comporta maggiori benefici con minor costi per il sistema sanitario”.

Allo studio hanno collaborato l’Associazione Italiana per lo studio del fegato (Aisf), la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e l’Alta scuola di Economia e Management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica (Altems).

Tag: Aifa / Aisf / ALTEMS / criteri / Epatite C / farmaci innovativi / Hcv / Hepatology / Iss / simit /

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