Farmaci per gli over 65: tre dosi al giorno e 660 euro di spesa pro capite all’anno

Pubblicato il: 13 Ottobre 2021|

Gli italiani over 65 assumono in media tre dosi di medicinali al giorno. Un consumo che si traduce in una spesa media annua di 660 euro pro capite, almeno per quanto riguarda i farmaci erogati dal Servizio sanitario nazionale (Ssn). Ma si spende di più al Sud: 759 euro contro i 593 del Nord. Sono questi alcuni dati emersi dal primo rapporto “L’uso dei farmaci nella popolazione anziana in Italia”, realizzato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) con il coordinamento dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dell’Istituto superiore di sanità (Iss). I dati si riferiscono al 2019.

Dati e differenze di genere

Secondo il rapporto, il consumo di farmaci aumenta con il crescere dell’età fino a 84 anni, per poi diminuire. Gli uomini ne utilizzano di più rispetto alle donne (1.249 vs 1.065 DDD, dosi definite giornaliere). Il 29% degli uomini e il 30,3% delle donne utilizzano dieci o più sostanze contemporaneamente. I farmaci cardiovascolari, in particolare gli antipertensivi, sono i più prescritt: otto over 65 su dieci ne assumono almeno uno. Seguono farmaci gastrointestinali e del metabolismo, antibatterici e farmaci del sangue ed organi emopoietici.
Il colecalciferolo è la molecola più utilizzata (circa quattro donne su dieci ne hanno ricevuto almeno una dose), seguita dall’acido acetilsalicilico, usato per la prevenzione cardiovascolare. Nelle donne la prevalenza di farmaci per il trattamento dell’osteoporosi è pari al 48,4% Il 50% degli over 65 ha ricevuto farmaci antibiotici, arrivando ad oltre il 60% negli uomini con età superiore agli 85 anni. Le donne hanno una maggiore prevalenza d’uso di antidepressivi (19,3% vs 10,6% negli uomini) e di farmaci per la terapia del dolore (17,1% vs 11,5%).

Farmaci per la demenza

Nei pazienti in trattamento con farmaci per la demenza il report segnala un carico di farmaci psicotropi (antidepressivi, antipsicotici, anti-Parkinson e antiepilettici), “spesso prescritti in modo inappropriato” per il controllo di disturbi psicotici e comportamentali. In associazione ad alcuni farmaci per il trattamento del morbo di Parkinson/parkinsonismo (come ad esempio L-Dopa), i dati mostrano un uso concomitante di farmaci per l’ulcera peptica e malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) che, sottolinea il report,  andrebbe evitato in quanto ne riducono l’assorbimento.

Gli over 90

Nella popolazione ultranovantenne i farmaci più utilizzati sono gli antipertensivi, gli antiaggreganti, i farmaci per l’ulcera peptica e MRGE e gli ipolipemizzanti. “ebbene la prescrizione di alcune categorie dovrebbe essere rivalutata basandosi sul reale rapporto rischio/beneficio in questa popolazione speciale”, sottolinea il report.

Le interazioni

Sono stati valutati diversi tipi di associazioni di farmaci potenzialmente responsabili di interazioni farmacologiche anche severe, o potenzialmente inappropriati in questa popolazione per rapporto rischio/beneficio sfavorevole. Ad esempio, l’uso concomitante di due o più farmaci che aumentano il rischio di sanguinamento gastrointestinale è stato osservato nel 6,6% della popolazione con una più alta prevalenza al Sud rispetto al Centro e al Nord del Paese e in aumento al crescere dell’età. Valori di prevalenza d’uso pari al 9,5%, che risultano maggiori al Sud e nella popolazione femminile, sono stati riscontrati anche per i farmaci la cui assunzione contemporanea aumenta il rischio di insufficienza renale.

Ospedali e Rsa

Una parte del report è dedicata all’uso dei farmaci in ospedale e nelle Rsa. Dal monitoraggio del registro Reposi emerge in ospedale un incremento dei principi attivi in grado di causare allungamento dell’intervallo QT e il rischio di emorragie gastrointestinali.  Dall’analisi sull’utilizzo dei farmaci nelle RSA in cinque Regioni italiane (PA di Bolzano, Veneto, FVG, Emilia-Romagna e Umbria) emerge come nel 2019 la spesa per giornata di degenza (pari a 1,30 euro) e il consumo (pari a 797,9 DDD/100 giornate di degenza) siano in riduzione rispetto all’anno precedente (rispettivamente di -1,6% e -5,2%). I farmaci cardiovascolari, quelli attivi sul metabolismo e tratto gastrointestinale, i farmaci del sangue e quelli del sistema nervoso centrale sono risultati quelli a maggior consumo.

I commenti

“Tra i principali risultati emersi – commenta il dg dell’Aifa, Nicola Magrini – riscontriamo un sovrautilizzo della vitamina D non sostenuto da evidenze, l’uso inappropriato di antibiotici e di alcuni antiaritmici nel grande anziano, alcune possibili interazioni tra farmaci della coagulazione usati spesso in associazione, come Fans, anticoagulanti e antiaggreganti”. L’appropriatezza è un punto chiave per Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss: “Si stima che un terzo degli over 65enni utilizzi 10 o più farmaci contemporaneamente. Questo rapporto aiuta a comprendere diversi aspetti di questo fenomeno individuando nella deprescrizione farmacologica, ovvero nella riduzione del numero dei principi attivi prescritti, una risposta mirata per garantire una maggior sicurezza e appropriatezza delle cure. Non sempre, la prescrizione di un numero elevato di farmaci – conclude Brusaferro – corrisponde alle migliori cure o a più salute”.

Effetto Covid

Veniamo all’era pandemica. Nel 220 nella popolazione over 65 si è registrato rispetto al 2019 un decremento del consumo degli antibiotici e dei Fans, attribuibile alla riduzione della trasmissione di patologie infettive delle alte e basse vie respiratorie. La categoria degli anticoagulanti è quella che ha subito il maggiore incremento: “Plausibilmente attribuibile all’aumento delle prescrizioni per eventi tromboembolici correlati a Covid-19”, afferma il report.  Le nuove prescrizioni hanno subito una contrazione maggiore nelle fasce di età più giovani (in particolare 65-69 anni), probabilmente perché è in queste fasce di età che più comunemente vengono formulate nuove diagnosi di malattie croniche e intrapresi nuovi trattamenti farmacologici. Il decremento maggiore in termini di prevalenza di utilizzo, invece, si osserva nelle fasce di età molto avanzate. Non si può escludere che questo dato sia influenzato dall’elevata mortalità legata al Covid-19 osservata nella fascia di età degli ultraottantenni.

Tag: Aifa / anziani / farmaci / OsMed /

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