Farmindustria: competitività da difendere e sostenere per il benessere del Paese

Pubblicato il: 7 Luglio 2022|

Strategica, trainante, competitiva. L’industria farmaceutica italiana è anche un elemento centrale della sicurezza nazionale e ha bisogno di una governance ben costruita e condivisa per continuare a contribuire al benessere del paese. Da tutti i punti di vista.

L’assemblea di Farmindustria

Sul palco dell’assemblea pubblica annuale, svoltasi il 7 luglio a Roma, Marcello Cattani, neo eletto presidente di Farmindustria, incassa il sostegno di due ministri della Repubblica ­(Giancarlo Giorgetti e Roberto Speranza) e altrettanti rappresentanti regionali (Letizia Moratti, e il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti) e segna sulla sua agenda personale l’impegno che le istituzioni ancora una volta assumono davanti alle imprese (es. un credito di imposta per le spese di ricerca quintuplicato per i prossimi dieci anni in attesa del decreto che lo attesti nero su bianco).

Passaggio di testimone

Non poca emozione accompagna il passaggio di testimone tra Massimo Scaccabarozzi (undici anni al vertice, un’era geologica) e Marcello Cattani, attuale presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta. Nel salutare il pubblico Scaccabarozzi non vuole dimenticare nessuno (imprese, operatori del settore, sindacati, giornalisti, istituzioni, forze dell’ordine) e in particolare ringrazia i generali Figliuolo e Battistini per la gestione dell’emergenza pandemica e della campagna vaccinale.

Covid, geopolitica ed economia

Fatalmente c’è ancora molto Covid nei discorsi ascoltati in platea. Sia nel pubblico riconoscimento attribuito da ministri e presidenti per il ruolo giocato dall’industria, sia (soprattutto) come simbolo e ‘memento’ delle sfide impegnative che attendono l’Italia, l’Europa, il mondo, i rispettivi sistemi sanitari e molto di più ancora. Dice Cattani nella sua relazione: “In due anni molto è cambiato in direzioni inattese e imprevedibili. Ma soprattutto con una velocità che richiede una nuova visione strategica sul valore della salute e del settore farmaceutico, con risposte altrettanto rapide. Geopolitica e geoeconomia sono tornate a essere imprescindibili per comprendere gli scenari mondiali: salute, ricerca, innovazione, produzione, rafforzamento delle filiere strategiche, accesso e disponibilità delle cure, sono gli asset sui quali basare la sicurezza degli Stati e creare sviluppo economico e sociale”.

Il nuovo presidente di Farmindustria rimarca che l’elemento centrale della sicurezza degli Stati è proprio “la capacità dei Governi di tutelare la salute dei cittadini attraverso l’investimento nei sistemi sanitari e nel loro ammodernamento, nella ricerca scientifica, nell’assistenza in farmaci e vaccini, sia per trattare tutte le patologie sia contro l’insorgenza di nuove pandemie o i rischi che derivano, per esempio, dall’antimicrobico resistenza”. Il settore farà ancora una volta la sua parte: “Farmindustria ha già elaborato insieme alle società scientifiche proposte concrete per rafforzare il ruolo dell’Italia – prosegue Cattani dal palco – e le tensioni sulle filiere e le riflessioni su reshoring, near shoring e friendshoring assumono un ruolo determinante”.

I timori sono forti. “Il rischio, in questo scomporsi e ricomporsi della realtà globale ­– prosegue Cattani ­– è che le linee di frattura geopolitiche finiscano per intersecare gli scambi internazionali. Rendendo, così, più complesso l’approvvigionamento delle materie prime e dei medicinali, con rischi di carenze che dobbiamo assolutamente scongiurare. Sappiamo che non torneremo allo status quo ante. Le nostre imprese stanno già avvertendo le conseguenze di questi processi con l’esplosione dei costi, energetici e non solo, che non possiamo traslare sui prezzi, che nel nostro settore sono amministrati”.

La corsa dell’innovazione (e degli investimenti)

Cattani guarda lontano, consapevole della missione che tocca all’industria italiana. “Stiamo sviluppando un’analisi di scenario che condivideremo con le istituzioni europee, nazionali e regionali, collaborando sempre più in modalità sinergica, responsabile e interconnessa, sul presente e sul futuro della scienza, della salute e della società”. Già, la scienza. La risposta industriale, su scala planetaria e non solo, non può che risiedere qui. “Ricerca personalizzata, prevenzione, terapie avanzate, combinazioni tra farmaci, devices e tecnologie digitali, companion diagnostics, multidisciplinarità trasformano e alimentano la pipeline. Gli investimenti già programmati tra il 2021 e il 2026 sono pari a 1.300 miliardi di euro nel mondo, +10% rispetto alle proiezioni precedenti la pandemia: un’accelerazione che rafforza il primato della farmaceutica nella ricerca mondiale. Nel 2021 abbiamo avuto a livello globale il record storico di prodotti in sviluppo, oltre 18 mila, e di nuovi farmaci autorizzati: 84 rispetto ai 56 del triennio 2017- 2019, dei quali 40 per malattie rare e 44 “first in class”.

Venendo all’Italia, gli investimenti nel 2021 sono stati pari a 3,1 miliardi di euro di cui 1,4 miliardi destinati a impianti ad alta tecnologia e 1,7 miliardi in R&S. Per la Ricerca e Sviluppo si tratta di un +15% negli ultimi cinque anni. Gli investimenti in R&S nel Paese delle imprese del farmaco oggi rappresentano il 6,3% del totale. La loro percentuale rispetto al valore aggiunto è pari a dieci volte la media nazionale.

Regole da rivedere

“Siamo di fronte a una competizione tra Paesi al fine di attirare investimenti strategici dall’industria farmaceutica”, conferma il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. E poi assicura: “Il Governo e il Mise hanno adottato un nuovo approccio strategico allo sviluppo dell’industria farmaceutica sulla base della consapevolezza che questa industria ha un ruolo fondamentale nell’economia italiana non solo come settore industriale in grande espansione globale, ma più in generale come elemento di sicurezza nazionale in termini di salute dei cittadini”. Ma c’è da rimboccarsi le maniche: “Riteniamo che dovrebbe essere aperta una riflessione globale tra le istituzioni e le imprese in Italia, per definire una revisione del sistema di regolamentazione e di finanziamento della domanda pubblica di prodotti farmaceutici e delle norme per la loro commercializzazione e la fissazione dei prezzi, al fine di rendere compatibili tra loro l’attrazione di investimenti con la sostenibilità del sistema sanitario nazionale”.

Sulla necessità di rivedere le regole concorda il ministro della Salute, Roberto Speranza: “Le risorse sono essenziali, ma servono le riforme. Quella più importante è il modello della spesa sanitaria nel suo complesso. E riguarda il settore farmaceutico. Il modello che abbiamo è figlio di un tempo che non c’è più, i silos chiusi e i tetti di spesa, anche della farmaceutica. Pensiamo alla vicenda del payback, che se provo a spiegarla ad un collega straniero pensa che siamo sulla luna. Serve un modello di spesa costruito sui fabbisogni. Dobbiamo ridurre la burocrazia e velocizzare l’arrivo dei nuovi farmaci”.

Prezzi, spesa e tempi di accesso

La spesa farmaceutica pubblica pro capite, secondo elaborazioni in base a dati Ocse e Iqvia, è inferiore del 21% rispetto ai principali Paesi europei, principalmente perché nel nostro Paese i prezzi dei medicinali sono più bassi della media dei principali Paesi europei, come evidenziato anche nell’ultimo rapporto Osmed.

I prezzi sono in calo, sia per rinegoziazioni sia per scadenze brevettuali, come testimonia il dato Istat con -1,1% per i farmaci rimborsabili rispetto all’anno scorso, dato in controtendenza sia rispetto all’inflazione, sia ai forti aumenti dei costi di tutte le materie prime. La spesa farmaceutica pubblica totale è vale l’1% del Pil, stabile tra il 2019 e il 2021, mentre il totale della spesa pubblica (al netto degli interessi sul debito) è salita dal 42% al 46%.

I tempi di accesso per i nuovi farmaci autorizzati da Ema negli ultimi 5 anni sono 14 mesi in Italia rispetto agli 11 in media negli altri Big Ue, Uk e Svizzera e rispetto ai 4 della Germania. A questo si devono aggiungere gli altri 10 mesi necessari per l’accesso nelle Regioni.

Produzione ed export

La produzione farmaceutica italiana ha fatto segnare un aumento dell’8% nei primi quattro mesi dell’anno, grazie alla crescita dell’export (+32%), secondo i dati Istat. L’Italia del farmaco, anche se con un rallentamento della crescita tra il 2019 e il 2021, si conferma nel 2021 ai vertici per produzione in Ue, con 34,4 miliardi di euro, insieme a Germania e Francia, grazie a un export che ne ha determinato oltre l’85% negli ultimi cinque anni. L’export è aumentato tra il 2011 e 2021 del 117%, in confronto al 112% della media Ue. Dal 2016 al 2021 il valore medio dei farmaci esportati è cresciuto del 52%, più del totale Ue (+35%). Nel 2021 abbiamo avuto un saldo estero positivo per farmaci e vaccini di 5,3 miliardi di euro, consolidando un trend che nell’ultimo triennio ne ha cumulati 18. Siamo, per quanto riguarda Covid-19, tra i primi quattro Paesi Ue per export di vaccini, produciamo anticorpi monoclonali e antivirali, occupando i primi posti anche nelle pubblicazioni scientifiche. L’Italia è sul gradino più alto del podio per produzione conto terzi (Cdmo), con 2,7 miliardi che rappresentano oltre il 20% del totale europeo.

Costi di energia e logistica

Non mancano, però, come ricordato da Cattani, i motivi di preoccupazione. I costi di energia e logistica hanno avuto un incremento del 350% tra gennaio 2021 e marzo 2022. Così come (+25%), nello stesso periodo lo hanno avuto quelli di principi attivi, eccipienti, filtri e ghiere, prodotti della carta, della plastica e del vetro, macchinari, guanti e camici. Secondo il Centro Studi Confindustria, l’incidenza degli aumenti è molto superiore in Italia rispetto a Francia e Germania. Un gap che penalizza il mercato italiano in un contesto di competizione globale sempre più affollata di Paesi europei ed extraeuropei.

Ricerca clinica

Sono comunque tanti i fiori all’occhiello della farmaceutica italiana. Grazie ai 700 milioni destinati agli studi clinici, spesso nelle strutture del Servizio sanitario nazionale (Ssn), sono state rese disponibili per i pazienti terapie innovative, aumentate le competenze e generate risorse importanti per i centri clinici. La sperimentazione clinica rappresenta il 22% del totale nell’Ue (era il 17% nel 2015). Gli studi sono il 42% del totale su farmaci biotech e terapie avanzate e il 32% del totale sulle malattie rare. Ma per essere competitivi nel futuro sono necessari i decreti attuativi per rendere pienamente operativo il Regolamento europeo sulla sperimentazione clinica, che migliora e snellisce le norme necessarie a studiare nuovi medicinali. Oltre che nei farmaci orfani e nelle terapie avanzate, l’Italia vanta specializzazioni nei vaccini e nei plasmaderivati.

Open innovation

L’industria farmaceutica è anche il primo settore per open innovation, una ricerca condotta in partnership con soggetti pubblici e privati: start-up, Pmi, università, istituti di ricerca e di alta tecnologia, parchi scientifici e tecnologici, strutture sanitarie. Secondo i dati Istat il settore è il primo per accordi di collaborazione con istituti di ricerca pubblici e università

Occupazione in crescita

Nel settore farmaceutico l’occupazione è cresciuta del 5% negli ultimi cinque anni. Con un picco del +13% sia dei giovani under 35 sia delle donne. Gli addetti sono 67 mila, di cui 6.770 nella R&S. Laureati e diplomati rappresentano il 90% degli occupati, rispetto al 63% della media dell’industria. Le donne sono il 43% del totale (29% è la media manifatturiera), con una percentuale identica tra dirigenti e quadri (22% è la media manifatturiera). E rappresentano il 51% nella R&S.

Il podio: Lombardia, Lazio e Toscana

A livello regionale, la Lombardia si conferma prima regione biofarmaceutica in Italia, con 25mila addetti, ai quali si aggiungono gli oltre 28 mila dell’indotto.  Il Lazio è la seconda regione per numero di occupati e prima per export (42% dell’export regionale). Gli addetti sono circa 13 mila e 15.500 nell’indotto. Al terzo posto la Toscana  (7.500 addetti diretti e 9 mila nell’indotto). Seguono, in ordine, Emilia-Romagna (4.700 e 5.600, Veneto (5.200 e 6.100), Marche (1.840 e 2.200). In cinque Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sicilia) le imprese del farmaco contano circa 6 mila addetti diretti e oltre 7.100 nell’indotto.

Relazioni industriali e welfare

Le relazioni industriali del settore si confermano un modello virtuoso. Il Ccnl 2022-2025 è stato rinnovato in tempi record. Le imprese sono attente, anche grazie a politiche di welfare, a tutelare le pari opportunità, in particolare a sostegno della genitorialità, e puntano molto sulla formazione, sviluppo professionale, work-life balance. Un esempio: prima della pandemia il 74% delle imprese aveva introdotto forme di lavoro agile;  al termine della situazione di emergenza il 96% delle imprese prevede di implementarlo, mantenerlo o estenderlo.

Transizione verde

Negli ultimi dieci anni, grazie a crescenti investimenti in tecnologie verdi, le imprese del farmaco hanno abbattuto del 44% i consumi energetici (-22% media manifatturiera). Con una diminuzione più marcata (-51%) per quei consumi rilevanti per le emissioni atmosferiche (-28% la media manifatturiera).  Secondo l’Istat, l’industria farmaceutica è il settore con la più alta percentuale di imprese ad avere introdotto innovazioni per ridurre il consumo di materiali o acqua per unità di prodotto.

Digital health

Alla transizione verde si affianca quella digitale. “Con Covid-19 la digital health è entrata in una fase di ulteriore accelerazione che richiede una rinnovata partnership tra industria e istituzioni. L’aumento dei servizi di telemedicina ha segnato un passo fondamentale nella digitalizzazione del sistema sanitario. La digitalizzazione permette infatti di integrare la terapia del paziente in un percorso diagnostico con farmaci, device, servizi di assistenza, dati. L’obiettivo è portare la salute a casa del paziente”, rileva Farmindustria. Negli ultimi due anni sono state 284 le soluzioni di telemedicina implementate dalle Asl spesso in collaborazione con le aziende (erano poche decine a inizio 2020). E l’82% dei medici è pronto a collaborare con le imprese per progetti digitali.

LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE DI FARMINDUSTRIA

Tag: farmindustria / marcello cattani / massimo scaccabarozzi /

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