Il caso fentanyl ripropone l’allarme sui furti di farmaci

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Pubblicato il: 1 Settembre 2026|

Il furto di 80 fiale di fentanyl all’Ospedale Israelitico di Roma il 4 luglio scorso ha acceso il dibattito sulla sicurezza lungo la filiera che porta al paziente e sta spingendo il governo italiano a misure eccezionali, con tanto di istituzione di un Tavolo tecnico dedicato e già convocato in emergenza. Ma il fenomeno dei furti dei farmaci – indipendentemente dal luogo in cui si realizza – rappresenta un problema annoso e, sebbene il trend non sia paragonabile a quello che si registrava oltre dieci anni fa, il rischio resta concreto lungo tutta la catena di trasporto e deposito, particolarmente dove la vigilanza si riduce.

Per la criminalità, la refurtiva ha sempre valore, poiché ogni merce trova un mercato di sbocco: non tanto in Italia o nell’Unione europea, dove grazie a un sistema di tracciabilità efficiente ci sarebbe poco spazio. Però il rischio non è mai zero. Nonostante la controffensiva e le misure di sicurezza, nel 2024, l’attività dell’Aifa dedicata al monitoraggio ha gestito 233 segnalazioni di furto di medicinali e 85 notifiche di presunte illegalità nella produzione e distribuzione. I margini per migliorare ci sono e toccano corde come la formazione e la logistica.

L’esempio italiano

Il traffico di medicinali è cambiato nell’ultimo decennio. L’operazione “Volcano” (2014), coordinata dall’Aifa, ha segnato una svolta perché ha introdotto le blacklist e il blocco dei medicinali sottratti, portando nel giro di pochi mesi allo smantellamento di organizzazioni nazionali, dimostrato anche dal crollo dei furti, durato all’epoca per almeno quattro anni. Nel resto d’Europa, però, i canali non sono stati ripuliti con la stessa tempestività, come dimostrato nel 2018 dallo scandalo Lunapharm in Germania.

“In entrambe le occasioni, emerse un traffico internazionale e un commercio parallelo con fatturazioni false”, ha ricordato Domenico Di Giorgio, direttore del contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa, evidenziando come il lavoro italiano sia un modello per il Consiglio d’Europa che l’ha citato in una raccomandazione. “In Italia – spiega Di Giorgio – l’azione sinergica con le autorità giudiziarie e l’incremento della sicurezza nelle farmacie ha quasi azzerato i furti per anni. Anche il tentativo della criminalità organizzata nel 2018, tramite assalti a magazzini e tir, è fallito: le contromisure per rendere i farmaci invendibili ne hanno impedito il ricollocamento”.

I modelli criminali necessitano di un intermediario per ripulire la provenienza del farmaco. “In passato si usavano falsi grossisti e fatture fittizie. Oggi il prodotto viene venduto direttamente a grossisti in Paesi terzi come l’Egitto o la Turchia, che immettono il farmaco, ormai formalmente legale, su mercati esteri ad alta domanda”.

I più rubati

Per i ladri, “i prodotti di interesse sono quelli ad alto valore aggiunto e prezzo elevato”, precisa Di Giorgio. “Antitumorali e immunosoppressori hanno un profilo adatto. Dovrebbero viaggiare lungo la catena del freddo. Dieci anni fa vedevamo dinamiche rudimentali, con farmaci rubati in borsoni e

messi in garage, perdendo efficacia. Per questo il caso Lunapharm scatenò uno scandalo: le autorità cercarono di calcolare l’impatto sui pazienti per la mancata efficacia terapeutica”. Ecco perché le farmacie ospedaliere sono bersagli ideali per reperire grandi stock di fiale. “Diverso è il caso delle territoriali – evidenzia Di Giorgio – colpite da una criminalità differente, legata al mercato nero diretto di steroidi o psicoattivi come il Fentanyl per lo spaccio locale”. Il sistema di tracciabilità europeo, dal febbraio 2019, ha reso difficili le infiltrazioni.

“L’Italia ha un sistema di tracciabilità da 25 anni che rende l’infiltrazione complessa e antieconomica: di fatto, non abbiamo registrato casi nella nostra filiera legale. Il fatto che si rubi ancora significa che la criminalità cerca di piazzarli all’estero, in Paesi extra-Ue”, aggiunge Di Giorgio. Il nuovo sistema tutela il bollino farmaceutico italiano: “Consente di certificare l’originalità e, tramite la serializzazione, di ricostruire il percorso distributivo. È capitato di rinvenire all’estero prodotti spariti dalle corsie degli ospedali”.

Formazione e vulnerabilità

Insieme ai Carabinieri dei Nas, la controffensiva guarda alla formazione del personale ospedaliero. “Abbiamo rilanciato progetti come ‘Padlock’ per minimizzare le vulnerabilità e insegnare cosa fare in caso di furto: la condivisione tempestiva dei dati permette l’inserimento in blacklist, fungendo da deterrenza”, dice Di Giorgio. Secondo Marcello Pani, presidente della Fondazione della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), il fenomeno in ospedale “è sporadico, sebbene costante”. Per i farmaci che richiedono la catena del freddo (2°-8°C), “Sottratti dagli ospedali, la sicurezza viene meno e i criminali devono rivolgersi a mercati illeciti in Turchia o Medio Oriente, dove non ci sono autorità come l’Ema”.

Le strutture più colpite sono quelle prive di telecamere. Proprio la Sifo, insieme ai militari dei Nas ha elaborato delle linee guida tecnologiche per proteggere le farmacie che quest’anno verranno aggiornate. “È vitale – sottolinea Pani – migliorare le comunicazioni tra autorità giudiziaria, Aifa e farmacie: anche pochi giorni di ritardo impediscono il funzionamento degli alert per prevenire il riciclo”.

Smarrimenti e logistica

Se il “grosso” dei furti o smarrimenti resta in ospedale, allora l’attenzione si deve spostare sui movimenti. Dal punto di vista logistico, Paolo Bisogni, professore incaricato di Operations Management presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, individua l’anello debole nei momenti di sosta: “Il parcheggio delle merci in attesa di controlli genera rischio. La percezione di sicurezza di un ospedale riduce la guardia, ma un bancale incustodito a terra è vulnerabile”. Per Bisogni, “La gestione del rischio non si risolve semplicemente incrementando la vigilanza armata o installando telecamere. La sicurezza nasce dalla qualità dei processi logistici. Sebbene le aziende sanitarie difficilmente richiedano consulenze specifiche per il rischio furti, prediligendo una gestione interna delle criticità, l’ottimizzazione e la mappatura dei flussi logistici in occasione del rifacimento dei magazzini restano la via maestra per far emergere e sanare le vulnerabilità sistemiche lungo l’intero percorso del farmaco, dal trasporto fino al reparto”.

Tre pilastri

Per contrastare la deviazione illecita dei farmaci, la logica d’azione si fonda su tre pilastri sinergici. “Il primo – illustra il professor Bisogni – è l’adozione della filosofia lean, un approccio gestionale che mira all’eliminazione sistematica degli sprechi e delle soste inutili, garantendo la massima continuità del flusso.

Il secondo è rappresentato dall’automazione, da implementare sia nella farmacia centrale sia nei singoli reparti. Sostituire gli scaffali tradizionali con magazzini automatici verticali o a tecnologia avanzata riduce drasticamente le manipolazioni e l’intervento umano, abbattendo di conseguenza il rischio di storno illecito. In Italia esistono già eccellenze, come l’ospedale Sant’Anna di Como, che ha robotizzato la farmacia centrale, o il Policlinico Gemelli di Roma, che ha recentemente introdotto una tecnologia di stoccaggio automatico di ultima generazione.

Nei reparti, l’adozione di armadi intelligenti e di sistemi per la dose unitaria personalizzata permette di blindare il flusso fino al momento della somministrazione. Il terzo pilastro, cruciale ma ancora parzialmente incompiuto, riguarda l’integrazione dei sistemi informativi”. All’interno delle strutture sanitarie, i software di gestione del magazzino, la cartella clinica informatizzata e i sistemi di prescrizione medica devono dialogare in modo fluido e trasparente. “Spesso – commenta l’esperto – la mancanza di un’integrazione genera errori, come lo sfasamento delle unità di misura tra confezioni e singole unità posologiche, creando zone d’ombra informative che si traduscono in falle di sicurezza. Una parte del problema nasce da processi poco robusti, errori di movimentazione, trasferimenti non registrati e carenze informative”.

Tag: Aifa / domenico di giorgio / fentanyl / marcello pani / Paolo Bisogni / SIFO / Università Cattolica /

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