In cerca di un futuro per i caregiver (tra emergenza demografica e un Paese che invecchia)

Caregiver
Pubblicato il: 9 Giugno 2022|

Quale futuro per i caregiver? In un Paese che invecchia (quasi un cittadino su quattro ha oltre 65 anni, con la maggior parte degli over 75 che convive con una malattia cronica), la domanda di assistenza cresce di anno in anno e solo il 15% di tale domanda è soddisfatta dalle risorse pubbliche. Sono quindi le famiglie a farsi carico del lavoro di cura e, quando possibile, dei costi. Basti pensare che oggi in Italia sono oltre 7 milioni i carigiver. Per il 30% si tratta di un vero e proprio lavoro.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dallo studio condotto da Boston consulting group insieme a Jointly (società benefit che progetta piani di welfare insieme alle imprese) dal titolo “Digitale, locale, integrato. Il futuro del welfare in un Paese che invecchia”, presentato mercoledì 8 giugno. La ricerca, che ha coinvolto più di 12 mila dipendenti di aziende in diversi settori, evidenzia alcuni snodi critici per le famiglie con persone anziane e non autosufficienti. Una situazione complessa che, secondo 8 intervistati su 10, è destinata a peggiorare. Due sono i fattori che emergono come prioritari per i caregiver intervistati: la gestione del tempo e l’aspetto finanziario, sono considerati “rilevanti” o “molto rilevanti” rispettivamente dal 72% e 64% del campione.

Cargiver

Una fatica economica e psicologica

L’attività di caregiving è un impegno innanzitutto dal punto di vista economico. Il 17% dei cargiver intervistati, infatti, spende più di 10 mila euro all’anno e, in un caso su due, si tratta di spese sostenute personalmente. Da qui, si evince perché la metà degli intervistati definisca questa situazione “pesante” o “molto pesante” e desideri (56%) fortemente poter staccare dal lavoro di cura, anche attraverso un sostegno psicologico (44%).

Caregiver

Coperture insufficienti

Dallo studio emerge che la copertura del fabbisogno (finanziario e di servizi) da parte del pubblico no né sufficiente, ma la copertura privata (sia essa assicurativa o nella formadi welfare aziendale) è infinitesimale, arrivando a coprire poco più dell’1% della spesa sostenuta.

I servizi

In termini di servizi, la maggioranza dei caregiver è costretta a fare da sé (38%) o a comprare dal privato (33%), sempre che se lo possa permettere. In tal senso, il settore pubblico viene scelto mediamente solo dal 25% dei caregiver, a causa della lentezza dell’erogazione, le complessità burocratiche e la mancanza di risorse. Gli erogatori privati colmano solo parzialmente tale gap. Trattandosi principalmente di aziende o di operatori specializzati, il costo è raramente in linea con le possibilità di spesa e li rende inaccessibili a sei caregiver su 10. Inoltre, a fronte della barriera economica, l’offerta resta poco soddisfacente, soprattutto in termini di chiarezza e navigabilità.

Caregiver

Invisibile in ufficio

L’ambiente di lavoro è percepito molto spesso come un limite: più di un caregiver su tre (38%) teme che parlare del proprio ruolo possa compromettere in qualche modo la propria carriera e uno su quattro (23%) afferma di non aver ricevuto particolare supporto, dopo aver condiviso la propria situazione.

Welfare aziendale sottoutilizzato

Il welfare aziendale, adottato da molte aziende, è sfruttato a pieno solo dal 3% degli intervistati, nonostante la possibilità teorica di accedere a un ampio portafoglio di servizi. Il problema è sia comunicativo (la metà degli intervistati afferma di non conoscere l’offerta) sia di contenuto (servizi non in line con i propri interessi/non di effettivo aiuto).

Il contributo del digitale e non solo

In un panorama così complesso, secondo gli analisti è necessario definire un nuovo paradigma di lungo termine sfruttando il digitale e i nuovi servizi. Proprio in termini di servizi, emerge l’interesse nei confronti delle soluzioni di senior housing: in Italia c’è ancora spazio per lo sviluppo di un modello con forte integrazione digitale, in cui l’accompagnamento alla vita quotidiana prevale sull’aspetto puramente medicale e assistenziale.

A domicilio, l’attenzione si sposta, invece, su servizi non medicali. Se da un lato si registra una flessione prevista nella domanda di assistenza domiciliare e in quella sanitaria, dall’altro si prevede un aumento del 18% nella domanda di proposte non cliniche: consegna di pasti, compagnia, trasporto, calendari interattivi, video consulti.

La tecnologia, infine, può rappresentare la risposta ai bisogni dei caregiver e dei loro assistiti. Modelli di servizio innovativi si uniscono ad app, intelligenza artificiale, smart home per indirizzare in modo sempre più innovativo e personalizzabile i bisogni di una popolazione che invecchia.

Tag: Boston consulting group / jointly /

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