Hta: promuoverne la cultura per aumentare l’impatto sulle politiche sanitarie

Si parla sempre di più di Health technology assessment e del suo impatto nelle politiche sanitarie. Ma serve ancora uno sviluppo armonico del tema in ottica futura.
È questo, in estrema sintesi, il concetto emerso dal XVI congresso nazionale della società italiana di Hta, in programma a Roma fino al 26 ottobre.
La genesi dell’hta
A ripercorrere la genesi del processo di valutazione delle tecnologie sanitarie, è stato Americo Cicchetti, fresco di nomina a direttore generale della programmazione.
“Se siamo arrivati fin qui – spiega Cicchetti – e se oggi abbiamo un programma nazionale di Hta per i dispositivi medici lo dobbiamo alle persone con cui in questi anni abbiamo collaborato come società scientifica e in maniera particolare alla senatrice Anna Maria Parente (che nella 18esima legislatura era presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, ndr) che in un momento cruciale di questo percorso ha dimostrato lungimiranza e visione istituzionale. Il momento – ricostruisce Cicchetti – era il passaggio in commissione dei due decreti legislativi che avrebbero dato avvio al programma nazionale di Hta. Il testo era arrivato con una destinazione di risorse poco chiara. Lei ha intuito la portata del problema, indetto audizioni lampo e fatto emergere l’importanza strategica di quel finanziamento”.
Percorso segnato
“Siamo orgogliosi di aver fatto qualcosa di importante e proseguiremo con determinazione su questa strada”, hanno proseguito Francesco Saverio Mennini e Giandomenico Nollo, rispettivamente presidente e vicepresidente della Sihta. Nel corso del congresso, peraltro alla senatrice Parente è stato consegnato lo status di socio onorario della Sitha.
Promuovere la cultura hta
Infine Loreto Gesualdo, presidente della Federazione italiana delle società medico/scientifiche (Fism), plaude al lavoro della Sihta nella sua veste di promotrice di una cultura condivisa sui grandi temi. Il suo è un intervento che richiama alla riflessione su questioni oggi decisive quali integrazione ospedale/territorio, superamento delle diseguaglianze, digitalizzazione e programmazione, tema quest’ultimo cruciale soprattutto perché “viene spesso chiamata in causa senza poi soffermarsi sugli strumenti per poterla realizzare”.
Occorre lavorare molto, e bene, prosegue Gesualdo, che poi conclude con un ultimo dato non proprio positivo: “Sulle 16mila borse di studio per gli specializzandi ne sono state coperte solo 10mila. Di cui quasi tutte in capo a dermatologia, chirurgia plastica ed estetica e cardiologia. Mentre per la medicina di comunità e di emergenza restano ferme all’8% di copertura”.


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