I farmaci equivalenti tra tutela della salute pubblica e razionalizzazione della spesa sanitaria in Puglia

Pubblicato il: 8 Gennaio 2016|

Un dato che salta all’occhio, osservando l’andamento dei consumi di farmaci equivalenti e la spesa sanitaria in Italia, è che il consueto distacco tra Nord e Sud si sta assottigliando sempre di più: se da una parte, infatti, alcune regioni dell’Italia meridionale iniziano a gestire meglio la spesa sanitaria, dall’altra, altre regioni, un tempo virtuose, stanno mostrando i primi problemi. Nonostante ciò, il divario nel nostro Paese rimane: secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed), che ogni anno monitora per conto dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) la spesa farmaceutica convenzionata a livello nazionale, la maggior parte delle regioni del Sud utilizzano una maggiore quantità di farmaci a un costo maggiore rispetto alla media. Tra queste ultime, si posiziona anche la Puglia, nonostante negli ultimi anni abbia fatto notevoli progressi in termini di “attenzione alla spesa sanitaria”.

“In questi anni è stato compiuto un percorso positivo in Puglia, che ha portato a una maggiore incidenza dell’uso del farmaco equivalente sul totale di confezioni erogate, passando dal 12,1% del 2009 al 21% del 2014. La media italiana per il consumo di equivalenti è del 26,5% e la Puglia, con il suo 21%, non si posizione così male. L’impatto maggiore, però, si vede sulla compartecipazione, ovvero la differenza di prezzo tra il farmaco equivalente e quello di marca, che pone la Puglia tra le regioni a maggior impatto sul cittadino. Solo nei primi 9 mesi dell’anno, in Italia, i cittadini hanno sborsato di tasca propria 726 milioni di euro per pagare questa differenza, di cui 58 milioni solo in Puglia. Un problema, quello della compartecipazione, che riguarda soprattutto la popolazione anziana, con un reddito più basso o i pazienti cronici in politerapia”.

A rivelarlo è Michele Uda, Direttore Generale di AssoGenerici, durante il convegno svoltosi a Bari lo scorso 30 novembre, I farmaci equivalenti tra tutela della salute pubblica e razionalizzazione della spesa sanitaria in Puglia, a conclusione del ciclo di incontri regionali sui farmaci equivalenti che dal 2013 AboutPharma and Medical Devices promuove con il patrocinio di AssoGenerici e un grant incondizionato di Mylan. Un progetto itinerante che in tre anni ha raggiunto 13 regioni – tra cui Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto – con 19 convegni e che ha coinvolto oltre 600 ospiti, tra esponenti istituzionali, medici di medicina generale e specialisti, farmacisti, professori universitari, dirigenti di ASL e Aziende Ospedaliere, associazioni di consumatori e pazienti, Obiettivo dell’iniziativa quello di diffondere una corretta e chiara informazione sul valore dei farmaci equivalenti, in un’ottica di appropriatezza terapeutica e sostenibilità della spesa.

“Il meeting di oggi conclude un ciclo di eventi analoghi iniziato nel 2013 e che ha toccato ben 13 regioni italiane, lungo tutta la penisola, per incontrare rappresentanti istituzionali, operatori del sistema sanitario, associazioni di consumatori e pazienti”, dichiara Cinzia Falasco Volpin, Amministratore delegato di Mylan Italia. “E’ stata un’esperienza impegnativa e di grandissimo valore che ha permesso a Mylan di accumulare un patrimonio inestimabile di conoscenza delle realtà sanitarie regionali; un fattore cruciale per crescere ulteriormente sul mercato italiano e per rispondere in modo ancora più efficace ai bisogni dei pazienti e di tutti gli operatori del settore”.

L’Italia, si sa, non è tra i Paesi più virtuosi in Europa per l’utilizzo degli equivalenti: prima di tutto, per un ritardo nella loro introduzione sul mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei, ma anche per un ritardo a livello culturale, per quanto riguarda la loro accettazione, con una situazione differente a seconda delle aree geografiche. E ancora: a causa della mancanza delle Istituzioni nella fase dell’informazione e di una scarsa conoscenza del farmaco generico, soprattutto in merito agli standard di qualità. Eppure in questi anni, dal 2000 a oggi, i farmaci equivalenti hanno permesso allo Stato di risparmiare ben 4 miliardi di euro. Non solo: secondo i dati presentati da Michele Uda, nel lungo periodo l’utilizzo dei medicinali equivalenti ha consentito di allargare l’accesso alla terapia a una fascia più ampia della popolazione e di ridurre notevolmente i costi. A titolo di esempio, oggi circa il 50% delle persone con diabete utilizza questa tipologia di medicinali.

“Il nostro sistema sanitario, nonostante sia considerato uno dei migliori al mondo, è in serio pericolo, perché il progresso e i farmaci innovativi hanno un costo e la spesa sanitaria cresce, mentre la popolazione over 65 aumenta sempre di più, così come le persone con malattie croniche”, spiega Pietro Leoci, Responsabile Alta Professionalità Controllo spesa farmaceutica e coordinamento appropriatezza prescrittiva Regione Puglia. “Il sistema già ora inizia a non essere sostenibile e in futuro sarà sempre peggio. Se non si prenderanno le giuste precauzioni, nel 2018 la spesa sanitaria sarà cresciuta del 30%. Un problema non indifferente. Nel 2016 è previsto un Fondo sanitario nazionale di 111 miliardi, ma all’appello mancano 1,2 miliardi dal payback Aifa, 250 milioni dalla rinegoziazione Aifa per classi terapeutiche e 2,3 miliardi dalla Legge di stabilità. E finché non sistemeremo questi conti, le regioni da sole potranno fare ben poco”.

Per quanto riguarda la spesa farmaceutica territoriale, tra gennaio e luglio 2015, la Puglia è seconda solo dopo la Sardegna in termini di maggiore spesa sanitaria. “Stiamo provando diverse strategie, abbiamo fatto anche diversi provvedimenti regionali, ma per ora non riusciamo a fare di meglio”, aggiunge Pietro Leoci. “Per quanto riguarda la spesa ospedaliera, invece, purtroppo la situazione è difficile un po’ in tutte le regioni d’Italia. Anche se eliminiamo tutti gli sprechi, abbiamo più interventi sanitari efficaci di quanti possiamo finanziarne e le risorse sanitarie sono sempre limitate: o le dedichiamo a un intervento o a un altro, tant’è che qualcuno sta iniziando a pensare se porre dei limiti, per esempio nel trattare pazienti terminali o dopo una certa età. Non ci sono fondi: questo è il problema”.

Secondo il dottor Leoci in Italia esiste una scarsa percezione e fiducia degli italiani nei confronti delle aziende produttrici di farmaci equivalenti, sostenendo che bisognerebbe lavorare anche e soprattutto su questo fronte. Concorda con lui Laura Filippucci, Area Inchieste Salute di Altroconsumo, che spiega come una delle perplessità dei consumatori sia proprio sulla qualità: “Dove vengono prodotti i farmaci ‘generici’? Il dubbio è che siano prodotti nel ‘sottoscala’ di qualche azienda per costare meno. Ma non solo: c’è chi ancora si chiede se contengano il 20% in meno di principio attivo, dato che costano meno, e che differenza ci sia tra il ticket e la quota di compartecipazione. Devono essere soprattutto i medici e i farmacisti a fare la differenza, perché sono loro a diretto contatto con i cittadini e a consigliarli nella scelta. Non dimentichiamoci che la percentuale di italiani che rinuncia alle cure per motivi economici è sempre maggiore e non vorremmo passasse il concetto che il farmaco equivalente sia di serie B”.

“Il mito che i farmaci equivalenti contengano il 20% in meno di principio attivo è incredibile”, commenta Enrico Magni, Direttore GK Pharma Consultant SA. “Ancora oggi ci sono dei dubbi sull’efficacia di questi farmaci, perché si pensa che contengano meno principio attivo rispetto gli originator, nonostante gli esperimenti di bioequivalenza. Eppure il testo legislativo del 2006 è molto chiaro: se sulla confezione c’è scritto che contiene 100 mg di principio attivo, deve essere così, altrimenti sarebbe una truffa. Quasi nessuno riconosce l’idea del farmaco equivalente che si è costruita negli anni in base a quanto riportato nel testo di legge”.

“Il farmaco equivalente non ha infatti nulla di differente dal brand dal punto di vista di sicurezza, qualità ed efficienza”, continua Fiorenzo Corti, Responsabile comunicazione nazionale FIMMG. “Ma c’è un problema legato anche al corso di studi del medico, che in 6 anni di università raramente viene introdotto a percorsi che gli possono conferire competenze farmacologiche. Durante i corsi di formazione, poi, spesso si parla e si punta sul fatto che l’equivalente costa meno, non tanto sulla qualità del farmaco”.

Aggiunge Ignazio Grattagliano, Presidente Simg Bari: “la Simg è totalmente favorevole all’utilizzo dei farmaci equivalenti, così come dei biosimilari. Quello su cui punterei maggiormente l’attenzione è la garanzia che il medico deve fornire al paziente sulla qualità del farmaco dispensato. L’appropriatezza prescrittiva si confronta poi con l’aderenza al trattamento, ovvero con la continuità terapeutica: ricordiamo che il 50-60% delle persone croniche non sono a target, cioè assumono meno farmaco rispetto al bisogno. Si potrebbe considerare l’avvio di progetti formativi e badare più all’aderenza e continuità del farmaco”.

Nonostante la possibilità di scegliere il farmaco equivalente al posto di quello di marca si sia dimostrata una fonte di risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale e per il cittadino, allo stesso tempo ha creato un “disagio” in farmacia, in quanto“per la prima volta è stato alterato l’equilibrio tra il medico che prescrive i farmaci e il farmacista che li dispensa”, commenta Filippo Anelli, Segretario FIMMG Puglia e Presidente OMCeO Bari. “La sostituibilità dovrebbe avvenire perché il cittadino decide in base a quanto gli ha riferito il medico e all’aderenza terapeutica. Poi, però, succede che il farmacista dispensi la marca di equivalente che ha a disposizione, perché ce ne sono troppe e non può tenerle tutte: magari si tratta di una marca diversa da quella che usa il paziente e quindi si rischia di compromettere la continuità terapeutica. È pertanto necessario recuperare anche una dimensione comunicativa tra tutti gli attori in gioco”.

Conclude Giuseppe Palattella, Presidente Federfarma Puglia: “Il ruolo del farmacista è importante nel comunicare la sostituibilità del farmaco, in quanto l’equivalente, a parità di sicurezza ed efficacia, incide sicuramente meno sulle condizioni economiche del cittadino, soprattutto per quanto riguarda i farmaci di fascia C. Se da un lato, però, nell’ultimo anno, abbiamo assistito ad un importante trend positivo che ha spinto i cittadini pugliesi a scegliere il farmaco equivalente, dall’altro, le criticità riscontrate dipendono sostanzialmente dalla volontà di alcuni pazienti di mantenere il farmaco di marca che hanno sempre utilizzato, ritenendolo utile ed efficace, e rifiutando a priori l’utilizzo del generico.”

Tag: Assogenerici / Bari / equivalenti / farmaci / generici / Mylan / Puglia /

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