Il futuro di Ricerca e Sviluppo in Italia: le risposte di Ignazio Marino

Pubblicato il: 22 Gennaio 2013|

Il “Gruppo 2003” – che riunisce numerosi ricercatori e scienziati, impegnati nel riportare i temi legati alla ricerca e all’innovazione al centro dell’agenda italiana – ha rivolto al mondo politico una serie di quesiti – 10 domande, per la precisione – per capire quale sarà il futuro della ricerca, ma anche per chiarire quale ruolo giocheranno i temi di R&S nella campagna elettorale in corso. 

Il primo ad occuparsi delle 10 domande del Gruppo 2003 è stato il senatore Ignazio Marino, membro della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, nonché presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, il quale ha pubblicato sul web le sue risposte.

Ecco le principali idee contenute nel documento:

Raddoppiare progressivamente, nel corso dei 5 anni della prossima legislatura, le risorse economiche assegnate alla ricerca, in modo da giungere per lo meno al 2% del PIL, e adottare per ogni ambito le regole internazionali di assegnazione dei fondi della peer review, in modo da permettere una valutazione e una selezione dei progetti più validi ed esclusivamente sulla base del merito”;

“Una fonte a cui attingere per aumentare i fondi destinati alla ricerca – e non soltanto (penso ad esempio al finanziamento di nuove tecnologie in sanità pubblica) – a mio parere potrebbe derivare da tagli alle spese per gli armamenti";

"I settori a cui dare priorità sono a mio parere quelli che possono avere ricadute produttive sul Paese e la sua economia, quindi quelli legati all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo delle nuove tecnologie come le biotecnologie, le energie rinnovabili, i farmaci innovativi”;

prioritario anche detassare i contributi agli enti di ricerca, fin da subito, e con un meccanismo fiscale estremamente incoraggiante per la filantropia come quello che permette grandi donazioni nel settore della ricerca e della cultura negli USA".

 

Interessante anche la risposta di Marino all’interrogativo su “Ricerca Industriale e Trasferimento Tecnologico”:

 

Cito un esempio che mi ha positivamente colpito, per semplicità ed efficacia. Penso al progetto rappresentato dall’Incubator, nato negli Stati Uniti, e che ha dimostrato solo nel 2005 di essere in grado di assistere oltre 27mila imprese che hanno fornito occupazione a più di 100mila lavoratori e hanno generato entrate annuali di 17 miliardi di dollari. Per esempio, partendo da uno stanziamento di fondi pubblici di venti milioni di dollari, la società BioAdvance ha selezionato i venti progetti più promettenti sui 200 presentati da altrettanti ricercatori, tutti relativi alla ricerca sulle biotecnologie. La fase di start-up di queste piccole aziende biotecnologiche è stata così finanziata tramite prestiti agevolati con fondi pubblici di moderata entità e successivamente sostenuta da investimenti da parte di partner privati come le università, le aziende farmaceutiche, le camere di commercio ecc.. Statisticamente si è calcolato che almeno quattro dei venti progetti avviati hanno avuto successo e nel giro di dieci anni il ritorno economico prodotto sarà di dieci volte superiore all’investimento iniziale. Le giovani compagnie potranno a questo punto essere vendute a società più importanti o attrarre l’interesse di eventuali venture capital. L’Incubator riscuote così il prestito iniziale e gli eventuali proventi ottenuti dalla vendita delle società e utilizzerà questi guadagni per proseguire con il finanziamento di nuovi progetti di ricerca. Un circolo virtuoso che favorisce l’iniziativa dei singoli ricercatori, offrendo loro la possibilità di fare ricerca, libera e creativa, anche al di fuori dall’ambito universitario”.

Tag: Gruppo 2003 / Ignazio Marino / politica / ricerca / ricerca e sviluppo / sviluppo /

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