Obesità e sovrappeso gravano su salute e tasche di otto Paesi europei (Italia compresa)

A un elevato indice di massa corporea (IMC) corrispondono ingenti costi sanitari ed economici da sostenere ogni anno. A dimostrarlo è uno studio condotto su otto Paesi europei, da titolo The Economic Burden of Overweight and Obesity in Europe, realizzato dall’Office for Health Economics (OHE) e commissionato dalla EFPIA. In particolare, il lavoro ha quantificato il carico economico e sanitario associato a sovrappeso e obesità in Germania, Francia, Italia, Spagna, Irlanda, Grecia, Romania e Regno Unito.
L’impatto sulle malattie croniche
I dati evidenziano che l’impatto di un indice di massa corporea elevato va ben oltre il settore sanitario, sottolineando la necessità di una risposta intergovernativa e societaria più ampia nei confronti dell’obesità e delle patologie correlate, come il diabete e le malattie cardiovascolari. Tra il 18% e il 58% dei costi totali nei Paesi analizzati è riconducibile a perdite di produttività derivanti da mortalità prematura, inattività economica, assenteismo, presenteismo e tempo perso per le attività di cura.
I costi sanitari diretti sono guidati dall’impatto dell’obesità e dell’IMC elevato su altre malattie non trasmissibili. Ad esempio, un indice di massa corporea alto è legato a quasi il 60% delle perdite di salute (DALY) causate dal diabete di tipo 2, al 45% di quelle causate da malattie dell’apparato digerente e al 32% di quelle causate da patologie renali croniche. Il rapporto indica inoltre che i costi annuali derivanti da un IMC elevato variano dallo 0,6% al 1,4% del PIL nei vari Paesi esaminati, suggerendo che queste cifre potrebbero essere evitate prevenendo, diagnosticando e gestendo le patologie prima e meglio.
Il confronto tra i Paesi europei e la spesa pubblica
I dati specifici dei singoli Paesi mostrano che la Germania registra il carico annuale totale più elevato, pari a 55,2 miliardi di euro. Segue il Regno Unito con 43,2 miliardi di euro, mentre Francia, Italia e Spagna affrontano ciascuna costi annuali di circa 20 miliardi di euro. Anche nelle economie più piccole, come quella rumena, l’impatto annuale rimane notevole, attestandosi su 2,5 miliardi di euro. Sul fronte dei costi indiretti, il Regno Unito ha registrato le maggiori perdite di produttività con 25,1 miliardi di euro, seguito da vicino dalla Germania con 24,9 miliardi di euro.
La portata di questo peso è paragonabile a quella delle principali voci di spesa pubblica: in diversi dei Paesi analizzati, i costi associati a un IMC elevato eguagliano o superano la spesa governativa destinata all’edilizia abitativa o alla difesa.
L’integrazione nell’EU Safe Hearts Plan
I risultati arrivano in un momento fondamentale, mentre l’Europa sta attuando la prima strategia comunitaria per la salute del cuore, l’EU Safe Hearts Plan, e ribadiscono l’importanza di riconoscere e affrontare le strette interconnessioni tra obesità, diabete e malattie cardiovascolari all’interno del piano stesso.
Il rapporto richiede il riconoscimento formale dell’obesità come malattia cronica, la sua prevenzione e il relativo trattamento, un’azione concorde per ridurre stigmi e pregiudizi sistemici e l’inclusione coerente degli impatti economici nella valutazione delle politiche e degli interventi. Per affrontare il peso economico dell’obesità e dell’IMC elevato si rende necessario riconoscere formale l’obesità come malattia cronica e recidivante per rafforzare la sorveglianza, i finanziamenti e l’accesso a percorsi di cura adeguati.
È fondamentale contrastare lo stigma legato al peso, spostando l’attenzione dalla responsabilità individuale verso approcci sistemici ed efficaci, migliorando al contempo l’accesso alla prevenzione e al trattamento tramite percorsi integrati per tutto l’arco della vita che uniscano la diagnosi precoce a interventi comportamentali, farmacologici e di chirurgia metabolica e bariatrica. Occorre inoltre generare evidenze sui benefici economici e sociali più ampi derivanti dagli interventi contro l’obesità — inclusi quelli su produttività, partecipazione alla forza lavoro e riduzione dei costi del welfare — per sostenere gli investimenti intersettoriali, integrando infine la gestione dell’obesità nell’attuazione dell’EU Safe Hearts Plan con obiettivi specifici di diagnosi e presa in carico per ridurre la mortalità prematura da malattie cardiovascolari entro il 2035.
La posizione di EFPIA
“Affrontare l’obesità è fondamentale per proteggere la salute e il benessere dei cittadini, salvaguardare i nostri sistemi sanitari europei e garantire una crescita sostenibile in Europa. È necessario un urgente cambio di rotta nella percezione, nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento per migliorare i risultati, ridurre il carico dei costi sui servizi sanitari, rafforzare la produttività economica e la resilienza della società”, dichiara Nathalie Moll, director general di Efpia.


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