L’elevato impatto socio-economico della psoriasi può essere ridotto con alcune strategie

impatto economico psoriasi
Pubblicato il: 23 Novembre 2022|

La psoriasi è tra le malattie immunologiche più invalidanti, con un peso importante in termini sociali ed economici. L’elevata prevalenza della malattia nella popolazione generale genera infatti una spesa pari a circa sei miliardi di euro ogni anno dovuti a costi diretti e indiretti. I primi legati a terapie, visite, assistenza e ricoveri ospedalieri (che generano i costi maggiori) e i secondi alla perdita di produttività dovuta ad assenze e perdita del lavoro e ai costi a carico del sistema previdenziale.

Lo ricorda Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria e Economia Politica, Research Director-Economic Evaluation and Hta al Ceis dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e presidente della Società italiana di Health technology assessment (Sihta) che aggiunge: “Nel momento in cui il cittadino ha un determinato grado di disabilità, diventa eleggibile anche alle prestazioni che fornisce l’Inps. Quindi parliamo di indennità di accompagnamento, pensioni di inabilità, assegni ordinari di invalidità. Tutte spese che potrebbero essere evitate riducendo la disabilità del paziente”.

Ridurre la disabilità del paziente psoriasico per ridurre l’impatto socio-economico della psoriasi

Garantire l’accesso alle cure più efficaci, precocemente, nel momento in cui la psoriasi non ha ancora portato allo sviluppo di gravi disabilità è il primo passo per ridurre il carico della malattia e avere un impatto positivo sia sulla qualità della vita di chi ne soffre sia sui conti dello Stato. Per centrare l’obiettivo sono possibili alcune soluzioni elencate da Mennini: “Il mantra è fornire ai pazienti il trattamento clinicamente più efficace al momento giusto. Per farlo sicuramente andrebbero ottimizzati i percorsi di cura prevedendo un aggiornamento dei Pdta. Andrebbero poi sfruttati maggiormente i biosimilari, oggi ampiamente disponibili, liberando così risorse per finanziare le innovazioni, sempre nel campo della psoriasi, presenti e future in clinica e che permetteranno di ampliare la platea di pazienti curabili”.

“Andrebbero anche rafforzati i centri specialistici e prescrittori – continua – con una sensibilità maggiore da parte dell’assistenza territoriale. Un punto questo che sicuramente trarrà vantaggi dal Pnrr che prevede la disponibilità di risorse per migliorare ulteriormente o implementare ex novo l’assistenza domiciliare, per raggiungere così più precocemente il paziente e ridurre i costi di gestione. Infine andrebbero adeguati i tetti di spesa della farmaceutica, altamente sottostimati e sotto finanziati, per accedere alle cure più innovative, garantendo riflessi positivi tanto in termini di costi diretti che indiretti”.

Il sotto trattamento nella psoriasi  

Mennini ricorda anche che in Italia circa 300 mila persone sono affette da psoriasi moderata/severa e sono eleggibili al trattamento con farmaci biologi, ma solo una piccola parte di essi riceve realmente il trattamento. Secondo i dati più recenti infatti, il range di pazienti psoriasici che non accedono alle terapie va dai 35 mila ai 185 mila. Ampliando ancora di più l’orizzonte, in generale la letteratura pullula di dati che confermano un sotto utilizzo di farmaci biologici in tutta l’area dell’immunologia. Ciò, nonostante si tratti di medicinali consigliati dalle linee guida per il trattamento di molte patologie gravi e croniche e spesso siano anche considerati indispensabili.

“Il sotto trattamento è uno dei maggiori problemi che caratterizzano i pazienti affetti da psoriasi. Nell’area dell’immunologia ­– conferma Mennini – è la patologia per cui il fenomeno è maggiore, seguita, ma con grande distacco, dalla colite ulcerosa, dall’artrite reumatoide e dall’artrite psoriasica”.

Perché si usano pochi biologici  

La principale causa del sotto trattamento è innanzitutto riconducibile al prezzo dei biologici, considerato molto elevato dai decisori. Una analisi, secondo Mennini, fatta senza tenere conto dei vantaggi derivati della loro efficacia, e del fatto che si dovrebbero usare senza remore soprattutto nei casi in cui non siano disponibili biosimilari. Tra i fattori che incidono sul fenomeno anche la mancanza di una gestione multi specialistica e multidisciplinare del paziente psoriasico e la scarsa accessibilità territoriale ai centri specialistici.

Il modello di “early Intervention”

Una strategia che potrebbe senza dubbio portare benefici sociali ed economici è quella diearly Intervention”, che prevede appunto un intervento, una diagnosi e una presa in carico precoce del paziente. In Spagna un programma simile è stato attuato una decina di anni fa, portando a una riduzione della disabilità e dei costi diretti e indiretti, come ricorda l’esperto.

Conclude Mennini: “Sostenibilità non significa fare tagli lineari ma soddisfare i bisogni delle persone, considerando gli interventi sanitari come un investimento. Le tecnologie sanitarie devono essere valorizzate nel modo corretto: anche se inizialmente pesano molto sulla spesa farmaceutica, a lungo andare riducono tutte le altre voci di costo, sociali ed economiche. È un cambio di prospettiva importante”.

Homepage della rubrica: “Psoriasi: un percorso per l’innovazione”

Tag: biologici / Ceis / francesco mennini / HTA / psoriasi / Psoriasi un percorso per l'innovazione / SIHTA / società italiana di health technology assessment / sottotrattamento / Università di Roma Tor Vergata /

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