La cronicizzazione dei tumori come nuova sfida per il Servizio sanitario nazionale

In molti casi i tumori stanno diventando malattie croniche, con le quali i pazienti possono convivere molto a lungo. Una conquista, sul piano dei successi registrati sul fronte della ricerca e della gestione clinica. Ma anche una “grande sfida, per cui il Servizio sanitario nazionale è chiamato ad attrezzarsi”.
Con il ministro della Salute Orazio Schillaci in ascolto, il presidente Francesco Perrone ha voluto lanciare un messaggio chiaro in apertura dell’ultimo congresso dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).
I nuovi bisogni dei malati di cancro da lungo tempo
“La cronicizzazione di alcuni tumori – sottolinea lo specialista, direttore dell’unità sperimentazioni cliniche e del programma di studi di fase 1 dell’Istituto nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli – determina nuovi bisogni di cura, di terapie di supporto, di assistenza psicologica e riabilitazione. Strutture e personale sono sotto stress. Il sistema vede crescere a grande velocità la domanda di assistenza, ma la velocità di risposta non è analoga”.
Questo anche perché cominciano a mancare gli specialisti: “Non solo gli oncologi, ma c’è anche una carenza di radioterapisti e radiologi. Purtroppo ci sono moltissimi posti vuoti nelle scuole di specializzazione“.
A questo proposito, “è apprezzabile – afferma Perrone – che il ministero della Salute abbia messo in campo delle azioni correttive, per esempio con l’aumento dell’importo delle borse di specializzazione”.
Curare il cancro: una sfida che riguarda anche la mente
Secondo Saverio Cinieri, presidente di Fondazione Aiom, è necessario agire anche su altri strumenti che possano migliorare la qualità di vita dei pazienti. “Le maggiori criticità – sottolinea il responsabile dell’oncologia medica e della breast unit dell’ospedale Perrino di Brindisi – riguardano in particolare l’assistenza psiconcologica e quella domiciliare oncologica è disponibile soltanto nel 69 per cento delle strutture”.
Altro problema descritto dalla comunità oncologica italiana riguarda l’accesso ai nuovi farmaci. Sebbene gli ultimi dati diffusi dall’Efpia non collochino il nostro Paese nelle retrovie europee, “si può fare di più per ridurre gli attuali 14 mesi verso i tre che si rilevano in Germania”.
Nei reparti di oncologia 1.110 posti letto in meno in dieci anni
La crescita della domanda di assistenza si scontra con una realtà critica. In dieci anni, infatti, sono stati tagliati 1.103 posti letto pubblici nei reparti di oncologia (5.262 nel 2012, 4.159 nel 2022) e il numero degli oncologi sta iniziando a diminuire a livello nazionale.
Da qui la richiesta dell’Aiom di maggiori risorse finanziarie. “L’oncologia chiede più risorse anche per rispondere alla domanda di assistenza in continua crescita – afferma Perrone -. A questo si aggiunga la capacità sempre più diffusa di rendere cronica la malattia, grazie al progresso terapeutico”.
Nessuna remora al cospetto di Schillaci nel dichiarare che “finora gli investimenti non sono stati proporzionati all’aumento di richiesta di cure”.
L’impegno per un’oncologia pubblica di alto livello lungo tutto lo Stivale
La capacità del servizio sanitario pubblico di abbattere le liste di attesa, “enorme problema alla base anche di una quota di migrazione sanitaria – osserva il numero uno di Aiom – dipende dalla ottimizzazione dei sistemi di prenotazione e dalla disponibilità di spazi e personale”.
L’obiettivo, conclude Perrone, è che “l’oncologia pubblica raggiunga livelli d’eccellenza su tutto il territorio nazionale. E che, laddove esiste una forte concorrenza pubblico-privato, si faccia in modo che lo stipendio nel settore pubblico non rappresenti un danno”.


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