La farmaceutica spinge l’economia, ma sulla governance troppi nodi irrisolti

Pubblicato il: 1 Ottobre 2019|

La farmaceutica si conferma ogni anno un pezzo fondamentale dell’economia italiana. Ma per la tenuta e la crescita di questo comparto bisogna ancora sciogliere diversi nodi che riguardano la governance della spesa farmaceutica, a partire dalla questione dei tetti di spesa. E scommettere con più energia sulla Ricerca e Svilluppo e l’attrazione di investimenti. È lo scenario descritto da uno studio dell’Istituto per la competitività (I-Com) presentato oggi a Roma. I risultati dell’analisi del think tank sono riportati nel rapporto “L’innovazione della vita. Ricerca, produzione e digitalizzazione nel settore farmaceutico per un modello italiano di successo”.

Nodi irrisolti

Secondo gli esperti di I-Com, la tenuta industriale di questo comparto è un volano al quale non si può rinunciare ed è “fondamentale che una riforma strutturale della governance farmaceutica parta dall’affrontare le principali questioni che nel corso degli anni hanno messo alla prova la tenuta del comparto farmaceutico in Italia e che rischiano nel futuro prossimo di invertire la tendenza positiva che il settore è stato in grado di assumere nel tempo, nonostante le difficoltà”. Il report fa riferimento in particolare a:

  • definizione del finanziamento della spesa farmaceutica in un’ottica di medio-lungo periodo;
  • modulazione dei tetti di spesa, compreso il funzionamento dei fondi per i farmaci innovativi ed oncologici innovatici;
  • applicazione della cosiddetta equivalenza terapeutica “di classe”;
  • possibilità di conservare le “clausole di riservatezza” in sede di negoziazione dei prezzi.

“I dati dimostrano – commenta il presidente dell’Istituto per la Competitività, Stefano da Empoli – l’importanza fondamentale dell’industria farmaceutica nel tessuto economico e manifatturiero italiano. Il nostro Paese ha consolidato il primato europeo, trainato dall’export, sulla produzione e negli ultimi anni ha fatto anche registrare un significativo recupero dal punto di vista dell’occupazione. D’altro canto pure la ricerca, su livelli ancora inferiori alle potenzialità del nostro Paese, presenta un trend in crescita. Numeri positivi che dipendono, in parte certo rilevante, dall’impegno delle aziende a capitale estero che operano e che investono in Italia. Un segnale inequivocabile di fiducia, che però non deve far dimenticare al nostro Paese le criticità tuttora irrisolte”.

A partire dalla governance, ma non solo: “Mi riferisco, tra le altre, alla governance sanitaria e farmaceutica e ai tetti di spesa, in particolare sugli acquisti diretti, che danno luogo a gravi e crescenti squilibri. Oltre a sciogliere i nodi che ci trasciniamo da tempo – avverte dobbiamo anche evitare di aggiungerne degli altri. Sulla questione della confidenzialità delle clausole di prezzo, ad esempio, il nostro Paese deve evitare fughe in avanti che rischierebbero di danneggiare sia i pazienti che il sistema nel suo complesso”.

Lo scenario

L’Italia è il primo produttore di farmaci in Europa, con un valore che si aggira intorno ai 32 miliardi di euro (dati 2018). Segue la Germania, con un volume che si avvicina a quello italiano. Più distanti, invece, Francia, Regno Unito e Spagna. Tra il 2009 e il 2018 questo valore è cresciuto del 38%. Inoltre, l’Italia è il Paese europeo nel quale l’industria farmaceutica ha il peso maggiore sul prodotto interno lordo: nel 2018 ben l’1,8% del totale. Il Paese che più si avvicina a questo dato è la Spagna con l’1,3%. Seguono Germania, Francia e Regno Unito con un’incidenza della produzione farmaceutica sulla ricchezza nazionale pari allo 0,9%.

Secondo l’analisi I-Com, nel 2018 il valore delle esportazioni farmaceutiche delle aziende del nostro Paese si è attestato a 25,9 miliardi di euro, con una crescita del 125% nel periodo che va dal 2009 al 2018. La più alta rispetto ai principali Paesi europei considerati.

Lo studio analizza anche l’impatto del settore farmaceutico sul sistema economico italiano. Nel 2018 sono stati investiti nel settore circa 3 miliardi di euro che si stima abbiano contribuito alla crescita del prodotto interno lordo per 3,4 miliardi. La parte più consistente di questo effetto è legata all’impatto indiretto sulla produzione: i 3 miliardi di euro investiti generano circa 4 miliardi di valore della produzione grazie all’attivazione degli altri settori dell’economia e 1,3 miliardi grazie alla spinta dei consumi delle famiglie tramite la distribuzione di redditi da lavoro.

Occupazione

Positivi anche i risultati raggiunti sul fronte del mercato del lavoro. Secondo il rapporto, gli investimenti dell’industria farmaceutica generano annualmente oltre 19.000 posti di lavoro, di cui circa 9.500 nello stesso settore e 9.800 nei restanti comparti dell’economia. Tra il 2014 e il 2018 l’industria farmaceutica ha aumentato l’occupazione più di tutti gli altri settori (+8,6%). Nello specifico, lo scorso anno i lavoratori impiegati in questo campo hanno raggiunto le 66.500 unità, in aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente.

R&S, gap da colmare

A fronte di diversi dati incoraggianti, I-Com sottolinea il gap ancora da colmare dal punto di vista degli investimenti in ricerca e sviluppo. In Italia si investe significativamente meno in termini assoluti rispetto ai principali Paesi dell’Unione europea, ad eccezione della Spagna (1,6 miliardi di euro nel 2018). Malgrado ciò, l’andamento nel tempo evidenzia una dinamica positiva, con un aumento pari al 35% nel periodo 2009-2018.

“Il contesto macroeconomico e l’adozione di provvedimenti legislativi che favoriscano l’imprenditoria e la fiscalità per le imprese, come detrazioni ed esenzioni per gli investimenti in R&S nonché la tassazione agevolata dei diritti immateriali (nonché la loro effettiva e certa protezione), sono quindi necessari a rendere una nazione attraente, globalizzata e fiscalmente interessante, per colmare il gap esistente”, scrivono gli esperti di I-Com.

Tag: farmaceutica / Governance / I-Com /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE
RUBRICHE
FORMAZIONE