La qualità di vita affidata alle Case di comunità Hub e Spoke

Pnrr case di comunità
Pubblicato il: 15 Aprile 2022|

Niente come la pandemia da Covid-19 ha costretto a un ripensamento generale della qualità della vita. La pandemia ci ha riscoperto “animali sociali”, ha evidenziato quanto l’individualismo perda la sua attrattività davanti a problemi che non si possono risolvere con l’impegno, lo sforzo o le capacità del singolo ma necessitano dell’impegno delle capacità e dello sforzo dell’intera comunità.

Dalla pandemia nasce un rilancio dell’Europa attraverso il “Next generation EU” declinato in Italia nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Siamo davanti a un cambiamento epocale perché l’obiettivo è che pubblico e privato coesistano, il pubblico come faro e il privato come compensativo di ciò che il pubblico non riesce ad erogare. La complementarietà in sanità è un obiettivo che l’Italia persegue da anni, forse ora con uno spazio anche giuridico di maggior respiro.

I cittadini apprezzano

Uno dei possibili esempi potrebbe la casa di comunità. Tema di cui si parla moltissimo sia dal lato pubblico che da quello dei cittadini: solo nell’ultima settimana è stata pubblicata una intervista ad Enrico Coscioni, presidente Agenas e la survey di Cittadinanza Attiva che ha mostrato un alto gradimento del cittadini verso questa nuova organizzazione territoriale del nostro Ssn.

In attesa che vengano definiti i contenuti del Decreto ministeriale 71 (su cui purtroppo in data 30 marzo non si è riusciti a trovare un accordo in Conferenza Stato Regioni), proviamo ad immaginare alcuni scenari.

Caratteristiche della struttura

La casa della comunità è un luogo fisico che sarà presente ogni 40-50 mila abitanti. Più esattamente luogo fisico di prossimità del cittadino per i servizi di salute e sociali. Non solo luogo fisico ma anche modello organizzativo completamente nuovo. Un modello di intervento integrato e multidisciplinare basato su una rete di comunicazione interna a cui abbiano accesso tutti gli interlocutori necessari al benessere del cittadino, un’offerta di servizi sanitari sociali e amministrativi a supporto della qualità della vita della comunità presa in carico. Le case della comunità Hub aperte h 24 al giorno 7 giorni su 7 e i servizi di telemedicina e la case della comunità Spoke aperte 12 h al giorno e 6 giorni su 7. Cure primarie in entrambi i casi erogate da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali interni, infermieri di famiglia e comunità (questi ultimi 1 ogni 2-3 mila abitanti).

Il flusso delle cure primarie

Le cure primarie sono il primo accesso del cittadino al Servizio sanitario nazionale, il medico di base, il pediatra di libera scelta e anche l’Infermiere di comunità sono il primo contatto del servizio pubblico con il cittadino. Chiamati al bisogno intervengono gli specialisti ambulatoriali interni e quando i problemi di salute richiedono servizi e assistenza ulteriore l’ospedale resta il luogo elettivo di cura.

Fondamentale l’integrazione con i servizi sociali (obbligatoria in entrambe le case Hub e Spoke) e la partecipazione della comunità. Qui entra in campo il terzo settore che, sensibile ai bisogni sociali fa della sua missione l’aiuto e il sostegno al prossimo in un’ottica di sostenibilità economica anziché di profitto puro.

Le case della comunità nascono all’interno del PNRR Missione 6, la salute, nella concezione attuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”. Per questo è raccomandato a livello legislativo che insieme al servizi sociali amministrativi e sanitari siano presenti anche i servizi per la salute mentale e le dipendenze nonché la medicina dello sport e le attività consultoriali.

Immaginiamo quindi spazi interni alle case delle comunità Spoke destinati anche agli eventi sociali, allo sport, alla relazione con le persone fragili e con gli anziani. Spazi di intrattenimento e cultura che portano in contatto gli operatori del terzo settore con la comunità e spazi destinati alla relazione e spazi per i giovani.

Servono nuove competenze

Serviranno nuove competenze a tutti gli operatori di interesse sanitario e a tutti i professionisti della salute e anche al personale amministrativo che sarà chiamato a cambiare la visione (il singolo integrato nella comunità attiva e partecipe), a lavorare ancora di più in squadra, ad acquisire dimestichezza con le nuove tecnologie, a lavorare in ottica di risultato nell’interesse del paziente/cittadino.

Per quanto riguarda la collaborazione pubblico/privato, il privato potrà (ad esempio) essere il proprietario del terreno o l’imprenditore che costruisce la struttura, il terzo settore che istituisce lì le sue sedi di contatto con il territorio, gli imprenditori del campo della salute e gli enti gestori che realizzano nella casa della comunità Spoke le loro attività, e il pubblico che realizza i servizi di salute così come previsto, oppure il pubblico che realizza il tutto in un’ottica di Partenariato.

Noi di Best in Health nasciamo per progetti come questi, in cui è necessario conoscere approfonditamente le norme che governano il settore sanitario, in cui è necessario supportare gli imprenditori con business plan che dimostrino la fattibilità e sostenibilità dei progetti e in cui è necessario conoscere il terso settore ed avere esperienza nella realizzazione delle strutture deputate ad ospitare le comunità.

Homepage della rubrica “PNRR Strumenti Norme Opportunità”

Tag: Agenas / enrico coscioni / pnrr / pnrr-strumenti-norme-opportunita /

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