La soluzione per Ema può essere politica più che giuridica

Ema
Pubblicato il: 1 Febbraio 2018|

La soluzione per Ema a Milano può essere più politica che giuridica. Le residue (e scarsissime) possibilità che l’Europa tolga ad Amsterdam la sede dell’Ema, dopo avergliela assegnata il 20 novembre scorso, più che al duplice ricorso presentato da governo italiano, Regione Lombardia e Comune di Milano alla Corte di Giustizia e al Tribunale Ue, sono affidate soprattutto all’esito del voto sulla modifica del regolamento dell’Agenzia, che il Parlamento di Strasburgo esprimerà in seduta plenaria a cavallo tra il 12 e il 14 marzo prossimi. L’emendamento da approvare o bocciare riguarda proprio l’indicazione di Amsterdam come sede: i nostri rappresentanti saranno sufficientemente tempestivi (in queste ore) e persuasivi con i loro colleghi europei da impedirne il passo, riaprendo così i giochi a favore di Milano?

Gli scenari possibili

“Nei fatti, se il Parlamento votasse contro – spiega Vincenzo Salvatore, ex capo dell’Ufficio legale di Ema, docente di diritto internazionale presso l’Università degli Studi dell’Insubria e of counsel dello studio legale BonelliErede – esprimerebbe la chiara volontà di non individuare in Amsterdam la sede ospitante, in nome e per conto dei cittadini dell’Unione. A quel punto, gli Stati membri dovrebbero rivedere la decisione assunta. Gli scenari? Potrebbero confermare Amsterdam, se questa rispettasse gli impegni assunti nel dossier di candidatura o proponesse soluzioni alternative credibili per la sede. Oppure chiedere conferma a Milano della sua perdurante disponibilità”. C’è anche una remota possibilità di lasciare temporaneamente l’Ema a Londra? “Difficile. Occorrerebbe una moratoria rispetto a quanto previsto dalla Brexit…”.

I “vizi” olandesi

Secondo l’esperto il ricorso mirava proprio a formalizzare presunti vizi di legittimità, sperando di ottenere un ripensamento da parte degli altri Stati membri, facendo anche presente che un eventuale doppio trasloco si ripercuoterebbe ancora di più sull’operatività dell’Agenzia. Il collegio legale italiano sostiene infatti la tesi di una rappresentazione (almeno in parte) non veritiera dei requisiti esibiti di Amsterdam, relativamente alla realizzazione della sede definitiva in tempi celeri e alla disponibilità di idonea sede provvisoria (la circostanza era stata evidenziata nella sua gravità dal direttore generale di Ema, Guido Rasi). Tale argomento costituirà quindi la freccia all’arco degli europarlamentari italiani nell’avvicinamento al voto del 12 marzo. Che, calendario alla mano, avverrà prima del pronunciamento della Corte di Giustizia sull’ammissibilità o meno del ricorso stesso.

Tempi lunghi per la sentenza

“Se il ricorso fosse accolto – spiega ancora Vincenzo Salvatore – il contenzioso durerebbe almeno 18 mesi prima di arrivare a sentenza. Se poi questa fosse favorevole ai ricorrenti italiani e Amsterdam non fosse più legittimata, la decisione tornerebbe comunque agli Stati membri, che potrebbero sempre decidere di riaffermare la propria deliberazione in favore dell’Olanda (che a quel punto avrebbe ultimato la costruzione della sede definitiva), oppure individuare una nuova sede”. C’è anche la possibilità che per questioni procedurali la Corte non ritenga il ricorso ricevibile. “Un altro aspetto da considerare – conclude Vincenzo Salvatore – riguarda il fatto che la decisione del 20 novembre potrebbe non essere ritenuta impugnabile in quanto atto politico (frutto di collaborazione intergovernativa) non soggetto a sindacato. Il governo italiano ritiene invece, indipendentemente dalla classificazione, che l’atto è una decisione del Consiglio e in quanto tale impugnabile”.

Tag: Amsterdam / BonelliErede / Corte di Giustizia / Ema / Milano / Parlamento / ricorso / vincenzo salvatore /

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