L’Antitrust chiede piena trasparenza sui prezzi dei farmaci anti-epatite C  

Pubblicato il: 2 Marzo 2016|

L’Antitrust ha deliberato di non ricorrere al Tar per possibili inadempimenti dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in merito alla modifica del regime di rimborso alle Regioni per la restituzione degli sconti sui nuovi prodotti contro l’epatite C. Ma il presidente dell’Autorità Giovanni Pitruzzella, nel corso di un’audizione presso la commissione Affari sociali della Camera, ha auspicato che “il governo assuma iniziative affinché Aifa non sigli accordi con le case farmaceutiche inerenti alla presenza di clausole di riservatezza, o qualunque altro elemento che mini la piena trasparenza, e affinché vengano pubblicati tutti i dati in possesso dell’Aifa inerenti alle decisioni prese per l’autorizzazione in commercio dei farmaci da parte del Comitato prezzi e rimborsi e del Comitato tecnico scientifico dell’Aifa”.
Pitruzzella è stato ascoltato dalla Commissione in merito alla risoluzione 7-0075, di cui è prima firmataria la deputata del Movimento 5 Stelle Silvia Giordana. Il presidente dell’Agcm ha precisato innanzitutto che, rispetto ai possibili effetti anticoncorrenziali attribuiti alla delibera dell’Aifa da una segnalazione pervenuta da un gruppo di parlamentari, l’accordo stabilito dall’Agenzia con la società Gilead per l’acquisto delle specialità medicinali Sovaldi e Harvoni prevedeva un meccanismo di sconti prezzo/volume, con la restituzione da parte dell’impresa (cosiddetto pay-back) di somme alle Regioni quale rimborso di pagamenti sugli acquisti già effettuati. Successivamente, l’Aifa ha stabilito che questi rimborsi non avvenissero più con versamenti monetari diretti, bensì attraverso l’emissione di “note di credito” alle amministrazioni regionali sui futuri acquisti.
“L’Autorità ha prontamente avviato un approfondito confronto con Aifa per comprendere le ragioni della modifica del regime di rimborso –ha spiegato Pitruzzella in audizione – prendendo atto che era dovuto a una grande mole di pagamenti ancora inevasi da parte di strutture sanitarie locali”. Da qui, la richiesta di “eliminare comunque ogni possibile dubbio concorrenziale a mezzo di un parere ex articolo 21 bis indirizzato ad Aifa”.
Il problema di fondo, secondo l’Antitrust, è che “l’assenza di armonizzazione della materia a livello Ue, dovuta al mantenimento delle relative competenze in capo agli Stati membri, ha fatto sì che la questione dei prezzi dei farmaci sia stata lasciata alla gestione a livello nazionale”. Le imprese farmaceutiche invece dal canto loro, definiscono sconti e politiche di prezzo a livello globale, con una sorta di asimmetria operativa che rende molto difficile giungere a soluzioni soddisfacenti per tutte le parti coinvolte. A tutto ciò, s’aggiunge il rischio che “dove si perseguano prezzi ritenuti troppo bassi dalle imprese, queste potrebbero anche decidere – in virtù del principio della libertà d’impresa – di non rifornire dei propri prodotti un intero Stato”. A parere dell’Autorità, un contesto del genere sembra effettivamente richiedere un rafforzamento della governance sanitario-farmaceutica in termini di contrattazione dei prezzi.
“Una valutazione sull’opportunità di tali accordi di riservatezza – ha concluso Pitruzzella – deve essere svolta dunque tenendo conto di un bilanciamento tra effetti a esclusivo vantaggio dell’impresa ed effetti a vantaggio del sistema sanitario nazionale e necessita di un’analisi caso per caso. In una prospettiva pro-concorrenziale, è pacifico che un equilibrato confronto tra domanda e offerta comporti benefici di welfare generale: in quei casi in cui è possibile che gli acquisti di prodotti farmaceutici avvengano attraverso procedure di evidenza pubblica, si avranno garanzie di trasparenza dei prezzi e si eviteranno asimmetrie informative”.

Tag: Aifa / Antitrust / Epatite C / Giovanni Pitruzzella / pay-back /

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