Lea, telemedicina e ricerca clinica: tre nodi da sciogliere per riformare la sanità

Pubblicato il: 1 Ottobre 2021|

La sanità italiana non può ripartire davvero, dopo Covid e con il Pnrr, senza affrontare tre nodi irrisolti, che riguardano i nuovi Lea, la telemedicina e la ricerca clinica. Ne sono convinti i ricercatori dell’Istituto per la competitività (I-com), curatori del rapporto  “Programmare dopo la tempesta. Quali modelli di governance e cura per il Ssn post pandemia”.

I “nuovi” Lea

I Livelli essenziali di assistenza (Lea) sono stati aggiornati nel 2017. “Le novità previste, tuttavia, non sono ancora diventate operative – spiega I-Com – in assenza dei decreti che fissano le tariffe massime dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, così da non rendere fruibili le nuove prestazioni. Il grande assente, in sintesi, è il cosiddetto decreto Tariffe, senza il quale l’accesso ai nuovi Lea di fatto non sarà garantito”.

Telemedicina

Sul fronte della telemedicina, I-Com valuta positivamente le linee guida nazionali: “È  stato posto un importante tassello per favorire la piena evoluzione del sistema sanitario italiano verso il modello della ‘Connected care’. Si tratta dell’approvazione a dicembre 2020 dell’accordo Stato-regioni sulle ‘indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni di telemedicina’. In pratica con questo documento la telemedicina è stata riconosciuta ufficialmente dal Servizio sanitario nazionale. Anche in questo caso, però, sono numerosi i nodi ancora da sciogliere: dalla forte frammentazione a livello regionale alla necessità di investire di più nella formazione del personale medico e infermieristico, fino al rinnovo del parco tecnologico delle strutture sanitarie”.
Bisogna accelerare: “Bene l’approvazione delle linee guida nazionali sulla telemedicina ma velocità di attuazione insoddisfacente. L’assegnazione delle risorse del Pnrr alla fine del 2023 riflette la scarsa ambizione nel traghettare il servizio sanitario verso il futuro”, commenta il presidente I-Com Stefano da Empoli. “Sullo sfondo – aggiunge ­– si deve mettere urgentemente mano a gravi criticità come l’interoperabilità tra i tantissimi database esistenti e le competenze digitali del personale da rafforzare sensibilmente. Se non le aggrediamo con l’adeguata risolutezza, la sanità digitale rimarrà in gran parte sulla carta”.

Trial clinici

Una “velocità di attuazione insoddisfacente” si registra anche per il cosiddetto “decreto Lorenzin”, la legge 3/2018 che avrebbe dovuto avviare una grande riforma della sanità con una delega al governo su un ampio ventaglio di materie e una serie di novità normative. “Tra queste – spiega I-Com ­– la tutela dell’indipendenza delle sperimentazioni cliniche e la semplificazione burocratica in tale campo. A ostacolare la sua entrata in vigore è ancora una volta la mancanza dei necessari decreti attuativi, che dovrebbero essere circa 22, e che rischiano di rimandare una grande occasione di riforma per il Servizio sanitario nazionale.”.

Le Regioni

Nel rapporto I-Com un focus è dedicato alle realtà regionali. Sono il Molise, il Veneto e la Toscana le regioni italiane con i migliori servizi sanitari territoriali. Partendo dalle principali variabili riportate nell’Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale, i ricercatori I-Com hanno elaborato un indice sintetico che fotografa le disparità regionali in termini di servizi sanitari territoriali. Al quarto posto si posiziona l’Emilia-Romagna con 56 punti mentre nella seconda parte della classifica troviamo con 30 punti la Lombardia i cui risultati dipendono in larga parte da un sistema molto sbilanciato sui servizi ospedalieri anziché sulla componente territoriale. A grande distanza, con 21 punti, si posiziona il Lazio, seguito solamente da Valle d’Aosta (14), Calabria (11) e provincia autonoma di Bolzano (7).

Le risorse

Infine, una riflessione sulle risorse a disposizione del Ssn.  “Sebben il finanziamento corrente a carico dello Stato sia passato da 71,3 miliardi di euro nel 2001 a oltre 121 nel 2021, i fondi previsti per la sanità italiana in termini reali si sono ridotti: dal 2008 al 2018 il tasso medio annuo di crescita composto (Cagr) degli investimenti fissi lordi si è attestato su un valore negativo pari a -2,3%”. Così Eleonora Mazzoni, direttore dell’area innovazione di I-Com: “La mancata ristrutturazione del Servizio sanitario nazionale si è tradotta, di fatto, in continui tagli che a oggi hanno pregiudicato la gestione della crisi sanitaria dovuta all’epidemia da Covid-19. Non bisogna perdere il treno del Piano nazionale di ripresa e resilienza. I pilastri su cui puntano gli investimenti previsti dal Pnrr per la Missione salute vanno nella direzione giusta. Si tratta di riforme profonde – conclude – in un Servizio sanitario nazionale che vanta un grande potenziale, ma mostra altrettante disuguaglianze”.
Il rapporto di I-Com è stato sostenuto con un contributo non condizionante da Biogen, Bristol Myers Squibb, Gilead, Gsk, Janssen, Sanofi e Servier.

Tag: I-Com / Lea / Ricerca clinica / telemedicina /

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