Legge di Bilancio, Cartabellotta (Gimbe): “In Italia spesa sanitaria pubblica sotto di 12,7 miliardi rispetto alla media europea”

Pubblicato il: 24 Novembre 2022|

La bozza della legge di Bilancio 2023 conferma l’aumento di due miliardi previsti dalla precedente manovra. “Una cifra che oltre ad essere erosa dall’inflazione non permetterà di coprire i costi straordinari dovuti alla pandemia e alla crisi energetica, né tantomeno di avviare alcun rilancio del Ssn. Con il risultato di mandare in rosso anche le Regioni più virtuose, con inevitabili conseguenze sull’erogazione sulla qualità dell’assistenza”. Con queste parole il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta ha commentato la legge di Bilancio 2023 presentata dal Governo, sottolineando l’insufficienza delle risorse per allineare la spesa sanitaria pubblica alla media dei Paesi europei e la necessità di avere coraggiose riforme di sistema.

Scarsa attenzione alla salute

“La sanità pubblica continua a rimanere fuori dalle priorità del Paese – ha continuato il presidente della Fondazione Gimbe – nonostante le enormi criticità esplose con la pandemia. Infatti, se nei momenti più bui tutte le forze politiche convergevano sulla necessità di rilanciare il Ssn, con la fine dell’emergenza la sanità è rientrata nei ranghi, come dimostrato prima dalla scarsa attenzione nei programmi elettorali, poi dall’assenza di un piano di Governo per la sanità pubblica e, da ultimo, dal mancato incremento del finanziamento nella legge di Bilancio 2023 presentata dall’esecutivo, ovvero, nessun ulteriore investimento per la salute delle persone”.

La spesa sanitaria pro-capite

Nel 2020 la spesa sanitaria pubblica italiana era inferiore di 215 dollari pro-capite rispetto alla media europea dei Paesi Ocse, perciò esiste un gap di circa 12,7 miliardi di dollari, sottolinea Cartabellotta, che può essere colmato solo con una programmazione pluriennale di rilancio del finanziamento pubblico”.

Eliminare le diseguaglianze

Minori finanziamenti compromettono il diritto costituzionale alla tutela della salute, determinando rinunce alle cure e inaccettabili diseguaglianze, non soltanto regionali, nell’accesso alle prestazioni e alle innovazioni. “Dalla grave carenza di personale sanitario, che in alcuni settori è diventata una vera e propria emergenza – ha sottolineato Cartabellotta – alla necessità di rendere accessibili a tutti i cittadini le prestazioni sanitarie dei nuovi Lea, ancora ostaggio di un decreto tariffe mai pubblicato per carenza di risorse; dall’incapacità di mantenere aggiornate le prestazioni ai progressi della ricerca, all’allungamento delle liste d’attesa che le Regioni non riescono a recuperare. Cartabellotta ha poi puntato il dito sul regionalismo differenziato perché senza adeguate contromisure, l’attuazione delle maggiori autonomie in sanità non farà che aumentare le diseguaglianze, legittimando normativamente il divario tra Nord e Sud e violando il principio di uguaglianza dei cittadini sul diritto costituzionale alla tutela della salute”.

Tag: fondazione gimbe / legge di bilancio 2023 / Nino Cartabellotta / spesa sanitaria /

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