Monti: otto punti per una Sanità come volano della crescita

Pubblicato il: 3 Febbraio 2013|

L’Agenda Monti per Salute e Sanità (che qui anticipiamo e riassumiamo nelle sue linee guida) è stata in gran parte stesa e coordinata da Walter Ricciardi (nella foto) e prende le mosse dal caposaldo dell’art.32 della Costituzione Italiana, ed esprime otto punti.

1. Stato garante della tutela della salute

“Il Ssn è e deve rimanere il responsabile della tutela della salute degli Italiani. Ha permesso al nostro Paese di conseguire importanti risultati attraverso un miglioramento di tutti i principali indicatori epidemiologici e di salute. Difendere e preservare questo straordinario patrimonio deve essere tra i primi obiettivi. È necessario allineare la quota di finanziamento alla Sanità alle medie europee, senza dimenticare la peculiarità italiana (una stagnazione di lungo periodo, accompagnata da una situazione di finanza pubblica molto critica)”.

2. Una nuova governance per i servizi sanitari

Il programma Monti sottolinea la necessità della rivisitazione del Titolo V con “l’obiettivo di restituire centralità e unitarietà al Ssn, conservandone il tratto universalistico. È perciò necessario che la tutela della salute ridiventi piena competenza dello Stato, con un Governo centrale che dovrà preoccuparsi di garantire, oltre ai Lea, l’attuazione di una programmazione sanitaria di largo respiro, in accordo con le esigenze regionali”. Per conseguire l’obiettivo si indicano cinque ambiti: “Riconfigurazione dell’offerta sanitaria in una rete territoriale collegata alle strutture ospedaliere; riorganizzazione della gestione della cronicità tramite il potenziamento dell’assistenza territoriale; riduzione della spesa per beni e servizi in base al rapporto costi/efficacia e al valore per i cittadini; aumento della trasparenza del settore con nuovi criteri di nomine dei vertici e nuove partnership con il settore privato”.

3. Determinazione trasparente delle priorità e diritti dei cittadini chiaramente esigibili

È necessario definire i servizi che lo Stato può garantire ai cittadini attraverso la tassazione generale e impegnarsi poi a erogare effettivamente tali servizi a tutti, indipendentemente dalla Regione di residenza. Queste prestazioni dovranno essere facilmente misurabili, in modo che ogni cittadino possa comprendere quali sono i suoi diritti ed essere in grado di esigerli. Ciò è particolarmente importante nelle fasce di popolazione più anziane”.

4. Sanità come volano di crescita: dare peso alla prima “industria” del Paese

L’Agenda Monti è chiara: “Nel contesto attuale, i decisori vedono quasi sempre la Sanità come una voce di costo. Viceversa, è evidente quanto di buono si potrebbe ricavare da una corretta programmazione di uno degli asset produttivi del Paese con maggiore potenziale: in Italia sta aumentando enormemente la richiesta di salute e il settore biomedico, insieme con la tecnologia e l’informazione, può generare enormi margini di crescita nell’occupazione e nella ricchezza. È necessario considerare la Sanità come settore strategico e superare una vecchia politica concentrata solo sui tagli, che determineranno non solo una progressiva riduzione dei servizi, ma anche l’impoverimento economico e industriale e la marginalizzazione nella competizione internazionale. L’azione del Governo dovrà garantire la sostenibilità dell’importantissimo indotto industriale del settore e del comparto farmaceutico e dei medical device attraverso l’attuazione di un Patto di Stabilità di medio-lungo termine. È necessario che Governo e Regioni si occupino anche di agevolare gli investimenti: appare indispensabile e inderogabile porre mano a una profonda ristrutturazione dell’edilizia ospedaliera, anche tramite project financing, e promuovere una progettualità evoluta in merito alla Sanità elettronica”.

5. Salute come cultura: il giusto peso da dare alla prevenzione

Dice il programma: “Una delle aree di azione consiste nel dare priorità a un approccio che coinvolga realmente il cittadino, rendendolo protagonista attivo”. Suggeriti molti interventi: “Creare migliori condizioni per la salute, migliorare le conoscenze diffuse, tutelare la vita indipendente e fare in modo che la scelta più salutare sia anche quella più facile”.

6. Coinvolgimento attivo di tutti i protagonisti: cittadini, professionisti, imprese, no profit

Per Monti “la Sanità non può essere governata per decreto, ma attraverso il coinvolgimento di tutti i protagonisti. L’approccio integrato deve essere declinato in tutti gli ambiti e livelli, a cominciare dalla Sanità pubblica, la cui efficacia potrà essere potenziata attraverso una collaborazione fra la salute dei cittadini e la difesa dell’ambiente. Intervenire sui determinanti sociali e ambientali di salute potrebbe rivelarsi efficace su molte diseguaglianze e su importanti settori di politica economica e industriale, a seguito dell’adozione di programmi integrati”.

7. Formazione e ricerca per garantire innovazione e professionalità

Il binomio formazione e ricerca è quello “su cui investire per dotare il sistema Salute di professionisti adeguatamente preparati e motivati, di presidi sanitari efficaci e di cittadini consapevoli e capaci di gestire la propria salute. Essi possono poi rappresentare un volano per la crescita e lo sviluppo”. “L’Italia vanta realtà ed esperienze di eccellenza e tradizione nella biotecnologia applicata, nello sviluppo dei medical device e nella farmaceutica ma, purtroppo, stenta a sostenere un reale piano industriale che permetta loro di competere al meglio a livello internazionale dove ci si trova al cospetto di veri e propri colossi multinazionali”. In particolare “il settore industriale sanitario dovrà essere incentivato e sostenuto attraverso il rilancio del meccanismo degli accordi di programma nell’ambito di un quadro normativo stabile nel medio-lungo periodo”.

8. Le eccellenze sanitarie dell’Italia per la centralità in Europa

L’Agenda Monti sottolinea in questo punto conclusivo l’importanza di “creare e rafforzare i centri di eccellenza italiani in un’ottica di incremento dei flussi di cittadini da altri Paesi che, a partire dal 2013, potranno chiedere assistenza in ognuno dei 27 Paesi dell’Unione ed evitare che dall’Italia si dirami un esodo verso Paesi che già da tempo hanno adottato le adeguate tecniche di programmazione, organizzazione e gestione dei servizi sanitari”.

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