Nafld, presentate le nuove linee guida per la steatosi epatica non alcolica

Nafld linee guida steatosi epatica non alcolica
Pubblicato il: 1 Luglio 2022|

Nuove linee guida per la gestione dei pazienti con Nafld (Non Alcoholic Fatty Liver Disease, Steatosi epatica non alcolica). A redigerle tre società scientifiche competenti sul tema: l’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), la Società italiana di diabetologia (Sid) e la Società italiana dell’obesità (Sio), spinte dalla crescente prevalenza della malattia in aumento in tutto il mondo.

Perché la Nafld è in aumento

Tra le cause principali della maggior diffusione della malattia gli esperti contano l’obesità, l’invecchiamento della popolazione, la diffusione del diabete, il consumo di cibi processati ricchi di acidi grassi saturi, il fruttosio e gli zuccheri industriali. “La Nafld, infatti, è causata da alterazioni metaboliche: l’obesità, il diabete, un cattivo stile di vita in termini di sedentarietà, una dieta povera in termini di acidi grassi polinsaturi, in fibre, in vitamine e ricca in acidi grassi saturi, carni processate, fruttosio industriale usato per soft drink e salse” commenta Salvatore Petta, Professore Associato di Gastroenterologia presso l’Università di Palermo. “Intervenire, già preventivamente, su questi aspetti porterebbe sicuro beneficio alla salute del fegato”.

Le nuove linee guida per la Nafld

Le linee guida – presentata durante il webinar “Steatosi epatica non alcolica 2021: linee guida per la pratica clinica di Aisf, Sid e Sio” – sono state pubblicate sulle rispettive riviste delle tre società scientifiche e fanno parte delle Linee guida accettate e disponibili sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, attribuendo ad esse quindi anche una valenza medico-legale rilevante.

Aggiunge Petta: “La collaborazione tra diversi specialisti è un primo elemento volto a mettere in luce la dimensione multidisciplinare della malattia. Anzitutto, le linee guida si occupano della componente diagnostica, fondamentale per individuare i pazienti a maggior rischio. Abbiamo così definito degli algoritmi di triage diagnostici che permettono di identificare i pazienti a rischio di danno epatico da mandare dallo specialista. Ci siamo soffermati anche sulla terapia: l’approccio più efficace, ma difficile da implementare, consiste nella correzione dello stile di vita, visto che il 7-10% di calo ponderale è in grado di portare una regressione del danno epatico”.

L’importanza di una diagnosi precoce

La malattia da fegato grasso può anche rimanere a lungo latente. Chi ne è consapevole spesso è perché ha già un livello avanzato della malattia, mentre anche in coloro che hanno una cirrosi epatica non compensata il tasso di ritardo diagnostico è molto elevato. “Per identificare i soggetti senza sintomi abbiamo proposto alcuni algoritmi molto semplici con cui applicare dei punteggi sulla base dei valori di transaminasi, età, piastrine” spiega Alessio Aghemo, Segretario Aisf. “In base a questi parametri si può stabilire chi debba essere sottoposto a un controllo con fibroscan, chi a visita specialistica, chi possa proseguire con il controllo del Mmg. Nella casistica di due centri milanesi, Humanitas e San Giuseppe, abbiamo notato che un paziente su due ha valori inferiori al livello di rischio: è la dimostrazione della scarsa consapevolezza ancora presente sul territorio”.

Nafld, colpito almeno il 25% della popolazione

Intervenire presto è invece importante perché la steatosi epatica non alcolica interessa almeno un quarto della popolazione generale e più della metà dei soggetti obesi o diabetici e rappresenta un allarme tra le malattie croniche di fegato. “La Nafdl provoca un incremento dei pazienti con cirrosi epatica e del rischio di relative complicanze” conclude Petta. “Proprio quest’ultimo aspetto è rilevante: coloro che hanno una malattia di fegato avanzata e quindi a rischio di complicanze sono circa l’1-2% della popolazione generale, che può sembrare una cifra esigua, ma è elevata in termini di salute pubblica se rapportata al suo ampio denominatore. Inoltre, la percentuale aumenta al 10-15% se si fa riferimento alla popolazione diabetica. Questo significa un incremento nel numero di casi di epatocarcinoma e di cirrosi epatica scompensata, con relativo aumento anche nei trapianti”.

Nuove terapie in arrivo

Aghemo ricorda infine che nei prossimi due anni arriveranno farmaci in grado di agire direttamente sul fegato grasso, motivo per cui è importante individuare per tempo queste persone. “Nel 2023-2024 avremo i dati finali della fase 3 di 8 farmac” precisa. “Molti di questi sono promettenti: alcuni agiscono sui meccanismi che causano il diabete e migliorano la sensibilità all’insulina; altri aiutano a perdere peso, riducendo la quantità di grasso all’interno del fegato. Tra le terapie oggi efficaci vi è la chirurgia bariatrica, ma non può essere adattata a qualunque soggetto. Una soluzione estrema è rappresentata dal trapianto di fegato, del quale la malattia da fegato grasso avanzata rappresenta una delle cause principali. Anche questo tema è stato affrontato nelle nuove linee guida”.

Tag: Aisf / Associazione Italiana per lo Studio del Fegato / nafld / non alcoholic fatty liver disease / SID / sio / Società italiana di diabetologia / società italiana dell’obesità / Università di Palermo /

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