Nonino (Cochrane Italia): “Aifa coerente: troppi rischi ed efficacia modesta per i farmaci anti-Alzheimer”

Benefici limitati, rischi non trascurabili e dati di follow-up ancora troppo brevi per una malattia cronica.
È su questo equilibrio che si gioca la decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco di non riconoscere la rimborsabilità a lecanemab e donanemab.
Una scelta che ha acceso il dibattito. Ma che secondo Francesco Nonino, direttore di Cochrane Italia, poggia su basi solide.
Lecanemab e donanemab, l’Aifa per ora dice no: una decisione corretta o eccessivamente prudente?
Condivido appieno il parere dell’Agenzia, che dimostra come per fortuna si possa contare su decisori che danno valore alle prove scientifiche su efficacia e sicurezza – chiarisce lo specialista, che dirige l’unità operativa di epidemiologia e statistica dell’Irccs Istituto delle scienze neurologiche di Bologna e coordina per l’Italia la rete indipendente che si occupa di valutare le evidenze scientifiche sui trattamenti sanitari -. Sono queste, prima di qualsiasi valutazione economica, a dover guidare la scelta di rimborsare o meno un farmaco.
Non è dunque una questione di costi?
Il punto principale non è il costo. Anche Paesi con ampie risorse, come Olanda e Canada, hanno preso decisioni analoghe. Il problema è il rapporto tra benefici e rischi, che al momento non è favorevole a questi farmaci.
Cosa non convince, in concreto, degli anticorpi monoclonali anti-amiloide?
L’efficacia clinica è molto limitata. Parliamo di effetti minimi sulla progressione della malattia, che difficilmente si traducono in un beneficio significativo per i pazienti.
Sul fronte della sicurezza, il tema è ancora più delicato. A fronte di benefici modesti, abbiamo effetti collaterali potenzialmente gravi, come sanguinamenti ed edema cerebrale. E soprattutto non sappiamo ancora cosa succede nel lungo periodo.
Le evidenze disponibili sono sufficienti per una valutazione definitiva?
Abbiamo dati importanti, ma non completi. È in via di pubblicazione una revisione sistematica Cochrane sugli anticorpi monoclonali contro la proteina amiloide, inclusi lecanemab e donanemab.
I risultati evidenziano effetti minimi sulla progressione della malattia e un profilo di sicurezza che richiede grande cautela, a fronte di effetti collaterali potenzialmente molto gravi.
Quanto pesa la durata degli studi clinici?
Gli studi che hanno portato all’approvazione di questi farmaci avevano una durata di circa 18 mesi. È un tempo molto breve per una malattia cronica come l’Alzheimer, in cui i trattamenti sono destinati a essere utilizzati per anni.
Il rischio è dunque quello di correre troppo?
Il rischio è quello di anticipare conclusioni che le evidenze non supportano ancora. In questo caso, significa proporre terapie che non hanno dimostrato un beneficio clinico rilevante, a fronte di rischi concreti.
C’è anche un tema di comunicazione verso pazienti e famiglie?
Presentare questi farmaci come soluzioni efficaci e sicure rischia di alimentare false speranze. Questo aspetto va gestito con grande responsabilità, perché riguarda persone e famiglie già in condizioni molto difficili.
In sintesi, cosa ci dice questa vicenda?
Le decisioni devono rimanere ancorate alle evidenze. A oggi, queste evidenze non giustificano l’utilizzo di questi farmaci come terapie efficaci e sicure per l’Alzheimer.


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