Payback dispositivi, Toma (Molise): “Speriamo in una proroga, ma il meccanismo va rivisto”

Le Regioni sono appese a un filo. Se il payback dovesse scomparire i loro conti andrebbero in tilt. Sebbene, a sentire le voci governative, la strada della cancellazione non sembra percorribile, la paura di ritrovarsi senza risorse già contabilizzate è concreta. “La situazione è complessa, seguiamo con attenzione l’evoluzione di una vicenda che crea reazioni e preoccupazioni. Sono del parere che il payback sia un meccanismo da rivedere”, spiega Donato Toma, presidente della Regione Molise e componente dell’ufficio di presidenza della Conferenza delle Regioni. Una decisione definitiva non arriverà nel breve termine, questa è la sensazione. Più plausibile, invece, ci si orienti per un ulteriore slittamento dei termini di pagamento (attualmente previsto per il 30 aprile). In altre parole, serve tempo perché la faccenda è tutt’altro che semplice e sta mettendo in crisi istituzioni e aziende.
Le prime mosse
Intanto iniziano a fiorire singole iniziative che alimentano lo scollamento tra le varie Regioni: nei giorni scorsi, ad esempio, la Regione Puglia ha riemesso le note di pagamento con qualche modifica e riallineamento dei crediti, confermando la scadenza del 30 aprile 2023, data in cui circa 1500 fornitori dovranno versare le somme previste nelle casse delle regioni. Di recente, in Veneto 101 aziende hanno fatto causa all’ente presieduto da Luca Zaia e alle aziende sanitarie e ospedaliere regionali (sul tema dei ricorsi si legga l’articolo nel numero 205 del magazine) per una cifra pari a 231 milioni di euro. Mentre già a dicembre, prima del pronunciamento dell’attuale governo, la Sardegna aveva deciso per la sospensione del provvedimento.
Le preoccupazioni di chi governa
In tutto questo marasma, anche tra i governatori si auspica una proroga del termine del versamento delle quote: “nelle more di una riforma che razionalizzi e semplifichi adeguatamente il sistema, la nostra preferenza è per lo slittamento”, precisa Toma. Anche perché, eventuali buchi di bilancio peserebbero non poco sullo stato, già precario, di molte Regioni: “L’impatto sul bilancio regionale, in particolare in una regione commissariata e in piano di rientro come il Molise, non è indifferente. Va comunque detto che la nostra Regione ha bisogno di una misura ad hoc per il settore della sanità. È un’urgenza non più differibile e va affrontata principalmente a livello centrale. Serve un intervento che tenga conto delle difficoltà e delle particolarità delle regioni sotto diversi punti di vista. Attendiamo da tempo questo provvedimento e ci auguriamo arrivi presto”.
Innalzare i tetti di spesa
Senza dimenticare che mancanza di risorse significa difficoltà nell’erogazione di servizi sanitari, prosegue Toma: “Direi che non ci sono dubbi sul fatto che la riduzione delle risorse da payback comporta l’aggravamento ulteriore della situazione finanziaria della sanità molisana con ricadute su tutta la comunità”. Quale soluzione per il futuro? Un punto di partenza ci sarebbe già per Toma: “L’innalzamento dei tetti di spesa sarebbe quanto mai opportuno vista la difficoltà delle regioni italiane a coprire i costi minimi per i livelli essenziali di assistenza”.


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