Pazienti e scelte sanitarie: ancora non c’è la bussola

Pubblicato il: 4 Novembre 2022|

Associazioni o pazienti singoli, magari “esperti”? In Italia la partecipazione civile è per molti versi ancora in cerca d’autore. Il coinvolgimento delle persone e/o delle loro associazioni nelle decisioni politiche, economiche e scientifiche che pure riguardano la salute degli individui, resta una cosa complicatissima – dai confini incerti, titolarità contese e multiformi risvolti – che si affronta spesso tra acerrime polemiche e carte bollate (si veda in proposito il servizio di copertina di AboutPharma numero 201 pubblicato a settembre). Il 6 ottobre scorso è uscito uno snello atto di indirizzo che fissa le modalità di partecipazione ai processi decisionali del ministero della Salute (uscente) da parte delle associazioni o organizzazioni di cittadini e pazienti, impegnate su tematiche sanitarie. Il provvedimento mette un po’ d’ordine (articolo 3) tra i criteri di rappresentatività delle associazioni (es. iscrizione al Registro del terzo settore); stabilisce (articolo 1) a quali attività queste possono partecipare e secondo quali modalità operative (articolo 2). Da nessuna parte l’atto di indirizzo ministeriale – salutato con grande favore dal mondo associativo – menziona o colloca pazienti singoli, ancorché “esperti” e formati ad hoc, che da anni integrano le attività delle istituzioni pubbliche in Europa (es. Ema) e con più fatica in Italia. Un ruolo che invece è stato riconosciuto a giugno scorso dalla delibera 702/2022 emanata dalla Regione Toscana e dal suo ente di supporto tecnico- amministrativo (Estar). Questa prevedeva e prevede il coinvolgimento del “paziente esperto” nella definizione di gare per l’acquisto di dispositivi medici e relative modalità, scatenando le reazioni contrarie delle associazioni pazienti. Tra le più “tiepide” si ricorda quella di Cittadinanzattiva: “È una decisione che rischia di azzerare quanto è stato costruito con gran fatica in questi anni – scriveva Anna Lisa Mandorino, segretaria generale dell’organizzazione – per qualificare l’istituto e le pratiche della democrazia partecipativa. Il rischio è che la rappresentatività di un punto di vista, che è autorevole anche perché è collettivo, venga sostituita in forma esclusiva e in sede di pubblica decisione dal contributo individuale di un unico paziente esperto che, seppur formato, non è in condizione di poter esprimere un legame forte con l’associazione di riferimento”.

Il ricorso è inammissibile

Alle polemiche sono seguite le azioni legali. Il 19 ottobre il Tar Toscana ha respinto il ricorso (numero 1085/2022 del Registro generale) presentato da una quindicina di associazioni pazienti italiane contro Regione ed Estar per l’annullamento della delibera 702 e delle allegate linee guida. Le parti ricorrenti – come si legge nella sentenza – hanno visto nel provvedimento un tentativo di comprimere “fortemente il ruolo che esse (le associazioni, n.d.r.) da sempre rivestono nei processi decisionali pubblici”, spingendosi a censurare “l’insufficienza dei percorsi formativi previsti per i pazienti esperti poiché riguarderebbero l’acquisizione di conoscenze, indifferentemente, tanto sullo sviluppo della ricerca dei farmaci quanto sull’acquisto dei dispositivi medici”. Infine, sempre le associazioni ricorrenti, “lamentano di non essere in alcun modo coinvolte nella selezione del paziente esperto nonostante abbiano sempre svolto proprio questo ruolo”. Il giudice amministrativo ha però ritenuto inammissibile il ricorso delle associazioni, per assenza di profili lesivi nel provvedimento (definito di carattere “sperimentale”) sostenendo che la delibera impugnata fosse “un atto meramente preparatorio e prodromico all’individuazione delle modalità di selezione dei pazienti esperti (…) ad un futuro e specifico avviso, senza porre vincoli di contenuto a quest’ultimo”. Inoltre, rileva la sentenza del Tar Toscana, in alcun punto delle linee di indirizzo allegate alla delibera “viene stabilito che le associazioni dei pazienti non saranno coinvolte nella selezione dei pazienti esperti e non vengono previste disposizioni a carattere escludente in loro danno”.

Polemiche da attenuare

Non vuole rinfocolare polemiche Paola Kruger, paziente esperto e fellow dell’European Member of the Working Group on Patient Engagement (Eupati). A proposito della delibera Estar, osserva che i pazienti “devono entrare nel procurement, perché sono loro che devono usare i dispositivi o i farmaci. Quindi è giusto anche che, avendo strumenti legislativi in mano, si cominci a implementare qualche proposta”. Quanto all’atto di indirizzo ministeriale che da nessuna parte cita i pazienti esperti, Paola Kruger non fa salti di gioia ma nemmeno si meraviglia. “È stato aperto solo alle associazioni per cui non mi sembra così strano che non si parli di pazienti singoli o esperti, d’altronde il fine non era di stabilire chi sono i riferimenti dei pazienti e chi può parlare per loro, bensì come le associazioni possono partecipare alle politiche sanitarie. Bisogna capire in che modo verrà implementato e poi valutato e la sua declinazione è tutta da costruire. Diciamo che ci si è un po’ affrettati perché finiva la legislatura…”. In una contesa dai toni troppo spesso aspri, non sfugge che molti pazienti esperti abbiano una doppia casacca. “Certo, ma questo va a vantaggio dell’associazione stessa – prosegue Paola Kruger – perché ovviamente, una persona formata può dare qualcosa in più. Avere entrambe le figure ‘arruolate’ nella partecipazione sarebbe la cosa migliore, perché esprimono punti di vista diversi e ciò arricchisce il dialogo”.

Aggregare tutti?

Per quanto auspicata, però, una soluzione condivisa sul ‘chi-fa-cosa’ è sicuramente lontana. Lo scoglio principale è sempre quello della rappresentatività dell’interesse comune. “Le associazioni di pazienti – dice ancora l’esponente di Eupati – sono importantissime e necessarie, su questo non si discute. Quello che a me preoccupa è la deriva verso l’associazione a tutti i costi, per cui solo le associazioni possono parlare per i pazienti. Magari nelle patologie rare è più facile che l’associazione sia molto vicina ai pazienti e li conosca anche tutti, per cui è assolutamente titolata a parlare per loro. Ma nelle grandi patologie non è così. Se ai pazienti esperti viene spesso obiettato di non essere rappresentativi, allora per coerenza va evidenziato che le associazioni rappresentano i propri associati, non tutti i pazienti con una data patologia. Il concetto di rappresentatività è molto più complesso di quello che ci viene prospettato e la realtà molto più variegata, con pazienti esperti, patient advocates, influencers che svolgono compiti importanti a favore dei pazienti anche se non membri di associazione”. Paola Kruger invita a guardare alle esperienze straniere. “All’estero c’è un concetto molto più laico di partecipazione. Soprattutto nel mondo anglosassone, che rappresenta un modello per quanto riguarda il Public and Patient Involvement (Ppi) cioè l’inclusione della società civile nei servizi alla salute. Sono tanti gli ambiti in cui è riconosciuta la competenza dei pazienti esperti e anche il contributo dei singoli pazienti. Non mi sembra che ciò abbia comportato problemi particolari, anzi”.

Tag: annalisa mandorino / Cittadinanzattiva / Estar / Eupati / Ministero della Salute / Paola Kruger / paziente esperto / Regione Toscana / tar toscana /

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