Perché la longevità va governata

Pubblicato il: 1 Luglio 2026|

L’Italia anticipa i sistemi sanitari occidentali che stanno affrontando sfide strutturali che mettono a dura prova la loro sostenibilità, con pressioni crescenti legate a cambiamenti demografici, epidemiologici e tecnologici. In Europa, la percentuale di persone ultra-sessantacinquenni ha superato il 20%, con stime che prevedono un incremento oltre al 30% entro il 2050 (Eurostat, 2020). Questo fenomeno trasforma radicalmente la domanda di servizi sanitari. Parallelamente, la spesa sanitaria complessiva in molti Paesi europei è cresciuta a ritmi superiori all’aumento del PIL, raggiungendo in media il 9% del prodotto interno lordo (OECD, 2021).

Un rischio a più facce

Insieme al Giappone il nostro Paese è il primo a sperimentare una piramide demografica che sembra rovesciarsi. Una situazione inedita che mette in gioco il sistema Paese stesso sia dal punto di vista economico che sociale e sanitario. I bisogni sanitari e quelli sociosanitari aumentano, la differenza tra speranza di vita e speranza di vita in buona salute individua una delle maggiori porzioni della domanda (cronici e non autosufficienti) a cavallo tra sociale e sanitario. E nella popolazione anziana, e in particolare nella fascia di età di 75 anni e oltre, la prevalenza di malattie croniche è molto elevata. Solo nel 2024, il 47,3% di persone anziane di età compresa tra 65 e 74 anni presenta almeno due malattie croniche, quota che raggiunge il 66% tra la popolazione di 75 anni e oltre.

L’indagine dell’Università di Milano-Bicocca

Questa è l’immagine emersa dal Convegno annuale BReCHS, appena tenutosi a Milano. Il Centro di ricerca che riunisce le eccellenze multidisciplinari dei Dipartimenti dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca per affrontare in modo integrato e innovativo le sfide della ricerca sui servizi e sulle tecnologie sanitarie. Il quadro viene definito ancora con maggiore precisione se si mettono a fuoco le difficoltà d’accesso e la disuguaglianza:

  • rinuncia o rinvia cure necessarie: 9–10% popolazione con il 20% tra le fasce più svantaggiate;
  • mortalità evitabile (per 10.000): 39,6 senza titolo di studio o licenza elementare e 20,3 per laureati;
  • 4 milioni di over‑65 non autosufficienti richiedono maggiore assistenza, tra questi il 14% rischia isolamento sociale;
  • oltre 5,5 milioni di anziani vivono soli;
  • quasi 1 milione di anziani è in povertà assoluta;
  • l’Assistenza domiciliare integrata (ADI), principale forma di presa in carico che unisce sanitario e sociosanitario, copre circa il 30,6% delle persone anziane non autosufficienti.

La frammentazione socio-sanitaria

Nessun paese ha già sperimentato questo modello demografico-sociale e ci si trova a rimettere insieme i pezzi di una frammentazione tra sanitario e sociosanitario. Basti pensare ai tre attori principali: Regioni, Aziende sanitarie e Comuni. L’integrazione sociosanitaria passa attraverso un dialogo tra le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria.

“Inventare” la longevity

Vivere una vita più lunga e più in salute è la chiave della longevity. Non abbiamo esperienze pregresse, ma solo vincoli economici e più in generale di risorse, anche umane. La soluzione è nell’ “inventare” la longevity. Disegnando in tempo reale strumenti e metodi che consentano di agire nell’ambito della governance sussidiaria dove le decisioni e i servizi vengono gestiti dal livello istituzionale o sociale più vicino ai cittadini, integrando sanitario e sociosanitario per garantire i principi fondanti del sistema.

Tag: centro di ricerche brechs / longevità / Paolo Mariani / Universita  di milano-bicocca /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE
Esg

L’Esg non basta più: serve coraggio per determinare impatto

Per Mario Calderini, docente alla School of Management del Politecnico di Milano, la grammatica ambientale, sociale e di governance muove decine di migliaia di miliardi ma ha prodotto poche trasformazioni reali. Occorre perseguire un bisogno sociale per il quale mercato non vede profitto, lasciando che l’innovazione ricomponga il conflitto

RUBRICHE
FORMAZIONE