Perché la longevità va governata

L’Italia anticipa i sistemi sanitari occidentali che stanno affrontando sfide strutturali che mettono a dura prova la loro sostenibilità, con pressioni crescenti legate a cambiamenti demografici, epidemiologici e tecnologici. In Europa, la percentuale di persone ultra-sessantacinquenni ha superato il 20%, con stime che prevedono un incremento oltre al 30% entro il 2050 (Eurostat, 2020). Questo fenomeno trasforma radicalmente la domanda di servizi sanitari. Parallelamente, la spesa sanitaria complessiva in molti Paesi europei è cresciuta a ritmi superiori all’aumento del PIL, raggiungendo in media il 9% del prodotto interno lordo (OECD, 2021).
Un rischio a più facce
Insieme al Giappone il nostro Paese è il primo a sperimentare una piramide demografica che sembra rovesciarsi. Una situazione inedita che mette in gioco il sistema Paese stesso sia dal punto di vista economico che sociale e sanitario. I bisogni sanitari e quelli sociosanitari aumentano, la differenza tra speranza di vita e speranza di vita in buona salute individua una delle maggiori porzioni della domanda (cronici e non autosufficienti) a cavallo tra sociale e sanitario. E nella popolazione anziana, e in particolare nella fascia di età di 75 anni e oltre, la prevalenza di malattie croniche è molto elevata. Solo nel 2024, il 47,3% di persone anziane di età compresa tra 65 e 74 anni presenta almeno due malattie croniche, quota che raggiunge il 66% tra la popolazione di 75 anni e oltre.
L’indagine dell’Università di Milano-Bicocca
Questa è l’immagine emersa dal Convegno annuale BReCHS, appena tenutosi a Milano. Il Centro di ricerca che riunisce le eccellenze multidisciplinari dei Dipartimenti dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca per affrontare in modo integrato e innovativo le sfide della ricerca sui servizi e sulle tecnologie sanitarie. Il quadro viene definito ancora con maggiore precisione se si mettono a fuoco le difficoltà d’accesso e la disuguaglianza:
- rinuncia o rinvia cure necessarie: 9–10% popolazione con il 20% tra le fasce più svantaggiate;
- mortalità evitabile (per 10.000): 39,6 senza titolo di studio o licenza elementare e 20,3 per laureati;
- 4 milioni di over‑65 non autosufficienti richiedono maggiore assistenza, tra questi il 14% rischia isolamento sociale;
- oltre 5,5 milioni di anziani vivono soli;
- quasi 1 milione di anziani è in povertà assoluta;
- l’Assistenza domiciliare integrata (ADI), principale forma di presa in carico che unisce sanitario e sociosanitario, copre circa il 30,6% delle persone anziane non autosufficienti.
La frammentazione socio-sanitaria
Nessun paese ha già sperimentato questo modello demografico-sociale e ci si trova a rimettere insieme i pezzi di una frammentazione tra sanitario e sociosanitario. Basti pensare ai tre attori principali: Regioni, Aziende sanitarie e Comuni. L’integrazione sociosanitaria passa attraverso un dialogo tra le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria.
“Inventare” la longevity
Vivere una vita più lunga e più in salute è la chiave della longevity. Non abbiamo esperienze pregresse, ma solo vincoli economici e più in generale di risorse, anche umane. La soluzione è nell’ “inventare” la longevity. Disegnando in tempo reale strumenti e metodi che consentano di agire nell’ambito della governance sussidiaria dove le decisioni e i servizi vengono gestiti dal livello istituzionale o sociale più vicino ai cittadini, integrando sanitario e sociosanitario per garantire i principi fondanti del sistema.


SEGUICI SU