Piano nazionale esiti: 1,7 milioni di ricoveri in meno nel 2020

Pubblicato il: 15 Dicembre 2021|

La pandemia nel 2020 ha spazzato via 1,7 milioni di ricoveri. Soprattutto quelli ordinari programmati o in day-hospital (-25%) e in misura minore quelli urgenti (-13%). Sono i dati principali illustrati dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) con la presentazione del Piano nazionale esiti 2021, realizzato in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e il Dipartimento di Epidemiologia dell’Asl Roma 1. Il report monitora ogni anno efficacia e appropriatezza delle cure garantire dal Servizio sanitario nazionale (Ssn). La mole di dati è imponente: il Pne è composto da 184 indicatori (7 in più rispetto all’ultima edizione). Gli ambiti clinici considerati sono diversi: cardio e cerebrovascolare, digerente, muscolo-scheletrico, pediatrico, ostetrico e perinatale, respiratorio, oncologico, urogenitale, otorinolaringoiatrico e malattie infettive. La fonte principale delle informazioni è rappresentata dalle Sdo (Schede dimissione ospedaliera). Qui una sintesi di alcuni dati emersi dal report.

I dati principali

L’ospedalizzazione per infarto miocardico acuto si è ridotta del 7,2 per cento tra il 2015 e il 2020, passando da 132.896 a 123.336 ricoveri. Tra il 2019 e il 2020, complice anche Covid, il calo è stato molto più marcato (-14%). Secondo Agenas, l’ipotesi più plausibile è che si sia ridotta l’incidenza degli infarti per il cambio di abitudini legato al lockdown. Inoltre, potrebbe aver pesato anche un minore ricorso all’assistenza ospedaliera da parte dei pazienti con quadri clinici più lievi, come dimostrerebbe il leggero aumento della mortalità a 30 giorni dall’evento acuto (+1%).

Un altro indicatore ritenuto fondamentale è la tempestività di accesso all’angioplastica entro due giorni in pazienti con infarto. Nel periodo considerato (2015-2020) la proporzione di interventi entro due giorni è passata da un valore mediano del 76,9% nel 2015 all’82,2% nel 2020.

Lo scenario cambia quando si passa dagli interventi urgenti a quelli programmati. È il caso del baypass aorto-coronarico. Nel 2020 si è verificata una contrazione del 24% rispetto al 2019 (mentre il trend dal 2015 era in calo del 3%). In valore assoluto si tratta di circa 3.500 interventi in meno. Gli interventi di protesi d’anca, in continuo aumento per tutto il periodo pre-pandemico, ha fatto registrare nel 2020 una forte contrazione dei volumi intorno al 18% (valore corrispondente a circa 21 mila ricoveri in meno rispetto all’atteso).

Fra gli indicatori “tradizionali” del Pne c’è il numero di interventi per frattura del collo del femore. Tra il 2015 e il 2019 è aumentato del 5%, mentre nel 2020 è sceso di circa l’8% (oltre 7mila ricoveri in meno). Per valutare la qualità del processo assistenziale, l’indicatore principale è la proporzione di pazienti over65 con frattura del colle del femore operati entro due giorni dall’inizio del ricovero. Il dato è passato dal 70,1% del 2109 al 67% del 2020.

Altro indicatore storicamente monitorato da Agenas è quello relativo ai parti cesarei. Il trend è rimasto pressoché stabile: 23,6% nel 2015; 22,1% nel 2019 e 22% nel 2020. È un risultato ottimo rispetto ai dati superiori al 40% dei primi anni Duemila, ma ancora lontano dalla soglia del 10-15% indicata oltre vent’anni fa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Sul fronte della chirurgia oncologica, il volume di ricoveri per tumore maligno della mammella era in aumento tra il 2015 e il 2019 (+2,8%) ma è drasticamente diminuito con la pandemia (-10,1% nel 2020).

Per quanto riguarda la chirurgia mini-invasiva, il Pne analizza le colecistectomie per via laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore a tre giorni. La proporzione di ricoveri con queste caratteristiche è passata dal 73,1% del 2015 all’82,8% del 2020.

Nel rapporto anche un’analisi sulle ospedalizzazioni evitabili nell’ambito di alcune patologie croniche. È in calo sia il tasso di ricovero per complicanze del diabete (0,43% nel 2015; 0,38% nel 2019 e 0,3% nel 2020) che per le complicanze della Bpco (dal 2,12% all’1,07%). In entrambi casi si registrano marcate differenze regionali.

Differenze

Un approfondimento del Pne è dedicato alle disuguaglianze. Si parte da quelle di genere: si registra una minore tempestività di accesso a trattamenti (la chirurgia per infarto del miocardio) e una maggiore mortalità  (es. a 30 giorni da interventi per bypass) per le donne rispetto agli uomini.

In secondo luogo, le differenze per cittadinanza. Ad esempio: il ricorso al taglio cesareo primario è significativamente minore per le donne straniere provenienti dai cosiddetti “Paesi a forte pressione migratoria” (Pfpm). Oppure: i tassi di ospedalizzazione evitabile per la Bpco sono inferiori per le donne straniere rispetto al resto della popolazione italiana, ma per le complicanze del diabete vale l’opposto. Infine, il Pne ha tentato un’analisi delle disuguaglianze legate alle condizioni socio-economiche, ma la qualità delle informazioni provenienti dalle Sdo è ancora insufficiente per trarre conclusioni.

Analizzare per ripartire

“Attraverso i dati del Pne 2021, Agenas restituisce una fotografia dettagliata dello stato di salute del nostro sistema sanitario, che sembra aver resistito all’impatto della pandemia e che si appresta oggi a ripartire con le nuove sfide poste dal Pnrr. A fronte di una riduzione attesa delle attività in elezione, sembra infatti essersi mantenuta la capacità di risposta rispetto alle patologie tempo-dipendenti”, commenta il direttore generale di Agenas, Domenico Mantoan. “Sul fronte della valutazione ospedaliera – aggiunge – le novità introdotte consentono di valutare in maniera molto più accurata la tempestività di intervento sia nell’ambito delle patologie cardiovascolari acute che traumatiche. Inoltre, il monitoraggio dell’assistenza è sempre più focalizzato sui professionisti sanitari − a partire dalle nuove variabili integrative del tracciato record Sdo – così da stimare l’impatto dei singoli expertise sugli esiti assistenziali”. Per il presidente di Agenas, Enrico Coscioni, “la sistematicità e la capillarità dell’approccio Pne nel valutare comparativamente l’efficacia, l’appropriatezza, l’equità e la sicurezza delle cure garantite dal Ssn, devono rappresentare la strada da battere per riprogrammare la sanità del futuro da parte delle Regioni”.

Speranza: “Investire e riformare”

Alla presentazione del Piano nazionale esiti anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Siamo dentro la crisi, perché siamo ancora dentro la pandemia, ma con la testa alla riforma del Servizio sanitario nazionale che trova una nuova possibilità dentro una stagione di investimenti e risorse senza precedenti. Rispetto a queste possibilità  dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo le riforme. Il Pne – sottolinea il ministro – consegna alcune verità, a partire dalla necessità di recupero degli screening e degli interventi non fatti. Per questo è stato stanziato mezzo miliardo ad agosto e un altro mezzo miliardo con la legge di Bilancio e questo è solo un primo passo.  Dobbiamo avere la consapevolezza che viviamo in un Paese che ha un Servizio sanitario solido e forte, ma che dobbiamo rafforzare e su cui dobbiamo investire ancora di più”. Fra le sfide principale, Speranza cita “la riforma dell’assistenza territoriale, le nuove tecnologie, l’ammodernamento tecnologico e la partita della sanità digitale”. Su quest’ultima, accenna il ministro, Agenas dovrà giocare un ruolo fondamentale.

IL REPORT

Tag: Agenas / Pne / ricoveri /

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