Pnrr, associazioni sistema sanitario privato: c’è il rischio di costruire cattedrali nel deserto

Ospedali
Pubblicato il: 4 Maggio 2022|

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza può trasformarsi in “un’occasione perduta” per la sanità senza una “programmazione di spesa e strategia complessiva”. L’allarme è delle associazioni che rappresentano il sistema socio-sanitario privato lanciato in conferenza stampa al Palazzo dell’Informazione Adnkronos. Le otto sigle sindacali dell’Associazione coordinamento ospedalità privata (Acop), Associazione gestori servizi sociosanitari e cure post intensive Lombardia (Agesspi), Associazione nazionale strutture territoriali e per la terza età (Anaste), Associazione nazionale dei manager del sociale e del sociosanitario (Ansdipp), Associazione religiosa istituti socio sanitari (Aris ), Confederazione italiana della piccola e media industria (Confapi Sanità), Legacoopsociali, Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale (Uneba) si sono rivolte con un appello al Governo affinché intervenga in tempo ed eviti che il Pnrr si trasformi in un “nuovo debito per i nostri figli”.

Senza nuovo personale solo scatole vuote

I rappresentanti della sanità privata e accreditata hanno sottolineato, in particolare, la mancanza di “finanziamenti per l’assunzione di nuovo personale e per la riorganizzazione del settore della prevenzione”. “Noi chiediamo al Governo – ha detto Michele Vietti, presidente dell’Associazione coordinamento ospedalità privata (Acop) – di riconsiderare complessivamente l’impiego di questa enorme quantità di risorse destinate alla salute che, a nostro parere, rischiano di non ottenere un effetto proporzionalmente utile. Gli ospedali di comunità potrebbero trasformarsi in una moltiplicazione di strutture presenti sul territorio difficili da far funzionare, con un’enorme difficoltà di trovare il personale che li gestisca. E, soprattutto non si tiene conto che la sanità privata, che sia con le case di cura post acuzie e di lungodegenza, sia con le Rsa, ben potrebbe contribuire a garantire il percorso del cittadino paziente dall’ospedale al domicilio. Chiediamo di essere sentiti, di essere coinvolti. E chiediamo che anche le strutture della sanità privata stiano dentro questo progetto della domiciliarità”.

Indirizzare le risorse

Gli otto miliardi del Pnrr, che sommati ad altre forme di finanziamento portano la missione Salute ad avere a disposizione, nel quinquennio 2022-2026, oltre 23 miliardi secondo le associazioni “non sono destinati alla prima grande emergenza del mondo sanitario: nuovi medici, infermieri, personale tecnico-amministrativo” e “senza personale qualificato, per il quale non è prevista alcuna azione, c’è il rischio di creare cattedrali nel deserto”.

Appello al Governo

La richiesta è che ci sia un ripensamento da parte del Governo e che vengano ascoltate le richieste del settore della sanità privata. Sebastiano Capurso, presidente Anaste, ha sottolineato come “la nuova ipotesi di gestione del territorio” che si concretizza nell’ospedale di comunità “è di fatto una Rsa depotenziata” mentre sull’assistenza domiciliare “se facciamo i conti, il tutto si riduce a una prestazione a settimana. Non è questa la strada. Sulle cure a domicilio è importante non dilapidare le risorse”.

Ascoltare la sanità privata

Mauro Mattiacci, dg dell’Aris, ha rilevato la “difficoltà a imparare dagli errori del passato. Ogni volta che c’è da programmare la sanità ci si dimentica del privato. Se le istituzioni avessero voglia di ascoltarci avrebbero elementi per programmare meglio. E questo è sicuramente utile per noi ma lo è soprattutto per i cittadini”, altrimenti il Pnrr “sarà un’occasione perduta ma anche un ulteriore debito per i nostri figli”.

Tag: Acop / Agesspi / Anaste / Ansdipp / Confapi Sanità / Legacoopsociali / Missione 6 / pnrr / Uneba /

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