Programma nazionale esiti 2023: tutti gli indicatori in salita, ma un terzo dei punti nascita ancora sotto il limite

Agenas
Pubblicato il: 29 Ottobre 2024|

Ritorno ai livelli precedenti la pandemia per alcuni indicatori e aumento dei livelli di aderenza agli standard nella cardiologia interventistica e nella cardiochirurgia.

Il rapporto elaborato sulla base del Programma nazionale esiti (Pne) dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha elaborato una fotografia dell’attività ospedaliera per il 2023 che rammenta i livelli registrati prima della comparsa del Covid-19.

Per esempio, le ospedalizzazioni lo scorso anno sono state quasi otto milioni (312mila in più rispetto al 2022): sia per i ricoveri urgenti sia per quelli programmati e diurni.

Aumento dei dati a disposizione e dei risultati

“La qualità dell’assistenza ospedaliera nel 2023 migliora” e dai dati “emerge una sanità in recupero rispetto ai volumi pre-pandemici, sia per i ricoveri urgenti sia per quelli programmati e diurni”. Ciò non vuol dire “negare la persistente disomogeneità tra Nord e Sud, che è un fattore particolarmente critico: penso al ricorso ancora troppo alto di parti cesarei nel Mezzogiorno, che si fa più importante nel privato accreditato. Su questi gap dobbiamo continuare a lavorare perché queste fratture territoriali persistenti sono contrarie al concetto di equità”, dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Grazie ai progressi tecnologici intervenuti, “è aumentata moltissimo – aggiunge –  la mole di dati di cui disponiamo”.

E il Programma nazionale esiti “ha fatto da apripista della cultura del dato in ambito sanitario, come strumento prezioso per far emergere tempestivamente criticità assistenziali e individuare puntuali strategie correttive”, in un’ottica di “miglioramento costante dell’assistenza ospedaliera”. Grazie al Programma , inoltre, “in Italia è cresciuta la consapevolezza del nesso tra volumi ed esiti: i cittadini hanno iniziato a capire che più è alto il numero di interventi effettuati da una struttura sanitaria, maggiore è la garanzia di qualità e sicurezza delle cure”.

In particolare dal report precisa il ministro, emerge “un miglioramento degli indicatori per le patologie tempo dipendenti”. Per alcune aree, come l’angioplastica, “oltre a evidenziare una migliore performance si segnala anche una maggiore omogeneità tra Regioni”. Per quanto riguarda la chirurgia oncologica, “c’è un aumento del volume di interventi per tutte le sedi”.

I risultati nell’area cuore

Nella cardiologia, in generale, è salita al 59 per cento (rispetto al 51 per cento del 2022) la percentuale di strutture con livelli di aderenza a standard di qualità alti o molto alti sulla base degli indicatori stabiliti dal Pne treemap, uno strumento operativo per identificare aree critiche.

Aumentata anche la tempestività di accesso (fissata entro i 90 minuti) all’angioplastica coronarica nei pazienti con infarto (Stemi). Le angioplastiche coronariche percutanee transluminali (Ptca) effettuate entro il termine hanno superato nel 2023 la soglia del 60 per cento prevista dal decreto 70 del 2015, passando da un valore mediano del 57 al 63 per cento in dodici mesi.

Sono state inoltre 35 le strutture ad alto volume che hanno mostrato valori uguali o superiori alla soglia della legge nel 2023 e nei tre anni precedenti (17 al Nord, 18 al Sud e nelle Isole) e 21 quelle ad alto volume che nel triennio precedente non avevano raggiunto la soglia ma, nell’anno di riferimento, hanno migliorato il risultato, eguagliando o superando il livello (dieci al Nord e 11 al Centro-Sud e nelle Isole).

Chirurgia: passi avanti nella gestione dei tumori al seno, al colon-retto e alla prostata

Per il tumore maligno della mammella, il 77 per cento degli interventi è stato effettuato in strutture che superano gli standard del Dm 70/2015. In totale, sono stati registrati 66.532 i ricoveri per intervento (2.500 in più rispetto al 2022), le strutture con volume di attività uguale o superiore a 150 interventi all’anno sono risultate 168 (erano 165), per un valore corrispondente di casistica pari all’85 per cento (era l’84 per cento nel 202). Nonostante il quadro positivo riguardante la diffusione e il crescente ricorso alle breast unit, persiste ancora nel 2023 un numero consistente di struttu­re (201 in totale) con casistiche pari o inferiori a 50 interventi all’anno.

Migliorano i numeri che riguardano l’assistenza per il tumore del colon-retto. Lo scorso anno sono stati 26.154 gli interventi effettuati in 183 strutture con volumi di attività uguali o superiori a cinquanta operazioni l’anno, per un valore corrispondente di casistica pari al 66 per cento. Solo il 28 per cento dei casi è stati trattato in strutture con volumi bassi o molto bassi (meno di 45).

Va meglio nel caso del tumore della prostata, per cui si contano 23.650 interventi, 143 sono state le strutture in Italia che hanno presentato volumi di atti­vità uguali o superiori a 50 interventi annui, per un valore corrispondente di casistica pari all’80 per cento e soltanto il 16 per cento è stato trattato in strutture con volumi bassi o molto bassi (meno di 45 interventi l’anno).

Tumore del pancreas: più di 1 intervento su 2 in centri con poca esperienza

Un capitolo a parte riguarda invece la gestione chirurgica (e non solo) dei tumori del pancreas. “Si conferma una grande frammentazione della casistica in strutture caratterizzate da volumi bassi o molto bassi, a fronte dell’elevata complessità dell’intervento chirurgico per il quale si richiede grande expertise”, è quanto messo nero su bianco nel rapporto.

Una situazione che ricalca i limiti anticipati in un servizio pubblicato a settembre su AboutPharma e conferma la necessità di una urgente introduzione delle pancreas unit su tutto il territorio nazionale.

Soltanto dieci strutture lungo lo Stivale, infatti, presentano volumi di attività uguali o superiori a 50 interventi annui. Di fatto tutte al Nord (eccetto il policlinico Gemelli a Roma), dove si concentra il trattamento di quasi 1 caso su 2 (45 per cento) di chirurgia pancreatica.

Un aspetto che comporta due conseguenze: la mancanza di centri di riferimento a pochi chilometri da casa per la metà degli italiani e il rischio di saturazione dei centri a maggior volume.

Punti nascita: 1 su 3 con meno di 500 parti, ancora troppi cesarei

Il numero dei parti continua a diminuire in Italia: lo scorso anno sono stati 381.766, 11.700 rispetto al 2022.

Un punto nascita su tre è sotto il limite dei 500 parti l’anno con un aumento delle strutture sotto soglia (137 nel 2023, in cui si concentra l’otto per cento del totale dei parti). Le nascite con taglio cesareo sono in lieve calo ed è inoltre meno frequente nelle strutture pubbliche (con una differenza rispetto al privato del dieci per cento).

Persiste una marcata eterogeneità inter-regionale, con uno spiccato gradiente geografico: gran parte delle regioni del Sud ha fatto registrare nel 2023 valori mediani di tagli cesarei superiori al dato nazionale. Si registra anche una variabilità intra-regionale, con strutture che superano il quaranta per cento in Campania, Sicilia, Puglia, Lazio e Lombardia. Anche il ricorso all’episiotomia è diminuito nel corso degli anni, passando dal 24 (2015) all’11 per cento (2023), sebbene resti una marcata disomogeneità sul territorio, con valori più elevati al Sud.

Area muscolo scheletrica in lieve miglioramento

Per le fratture del collo del femore, è migliorata la proporzione di pazienti di età sopra i 65 anni operati entro le 48 ore, ma gran parte delle strutture rimangono al di sotto della soglia del sessanta per cento.

Nel 2023, la proporzione mediana di pazienti di età ≥65 anni operati tempestivamente è aumentata rispetto all’anno precedente, arrivando quasi alla soglia del DM 70/2015: 59 rispetto al 53 per cento nel 2022.

Per quanto riguarda la variabilità territoriali, molte regioni mostrano valori mediani molto bassi e la quasi totalità delle strutture si colloca al di sotto della soglia del sessanta per cento (in particolare in Calabria, Liguria, Basilicata, Umbria. Molise e Sardegna).

Sono infine dieci le strutture ad alto volume che nel triennio precedente non avevano raggiunto la soglia del Dm 70/2015 ma nel 2023 hanno migliorato il loro risultato, raggiungendo o superando il 75 per cento.

“Anche quest’anno il Programma nazionale esiti ha realizzato il monitoraggio delle performance assistenziali riguardo gli ospedali italiani, pubblici e privati, focalizzando l’attenzione su alcuni ambiti nosologici cruciali per la salute dei cittadini”, commenta  Manuela Lanzarin, presidente facente funzioni di Agenas .

“Il lavoro svolto dall’Agenzia ha dato la possibilità di far emergere in maniera ancor più chiara la ripresa delle attività degli ospedali italiani, dopo la battuta d’arresto del Covid-19, frutto di lavoro compiuto ai diversi livelli istituzionali e in particolare dagli operatori impegnati sul campo. C’è sicuramente ancora del lavoro da svolgere e proprio per questo Agenas rimane a supporto di tutte le strutture sanitarie che vorranno intraprendere un lavoro di confronto al fine di potenziare i propri servizi da rendere ai cittadini e ai pazienti”.

Chirurgia generale in ripresa

Nel 2023 sono aumentati i ricoveri per colecistectomia laparoscopica: 101.700 gli interventi, novemila in più del 2022. Cresciuta anche la proporzione di ricoveri con degenza post-operatoria inferiore a tre giorni: dall’86 nel 2022 all’88 per cento del 2023.

Si è inoltre ridotta la variabilità tra le strutture sul territorio nazionale, segno di un miglioramento diffuso dei livelli di sicurezza dell’assistenza.

Anche per i ricoveri in day-surgery, penalizzati nel periodo pandemico, si segnala una forte ripresa degli interventi nel 2023: cinquemila in più rispetto al 2022.

Pne: la fotografia del treemap

Lo strumento del treemap usato dal Pne permette di restituire una rappresentazione grafica sintetica della qualità delle cure, attraverso gli indicatori relativi a otto diverse aree cliniche.

Per il report di quest’anno sono state valutate con il treemap il settanta per cento delle strutture (66 per cento nel 2022). Circa un terzo delle strutture è stato valutato solo per una o due aree cliniche.

Le strutture non valutate con il treemap sono strutture con volumi complessivi molto bassi (in media circa 500 ricoveri). Nella stragrande maggioranza delle strutture ospedaliere convivono aree di qualità alta o molto alta con aree di qualità di livello basso o molto basso.

L’audit per il miglioramento della qualità

Il treemap rappresenta uno strumento operativo per identificare aree critiche rispetto alle quali avviare un percorso di audit sulla qualità dei dati e sul percorso clinico organizzativo.

Il numero complessivo di audit è stato pari a 404 distribuiti in 239 strutture, prevalentemente concentrati nelle aree cliniche gravidanza e parto (soprattutto in relazione ai parti vaginali dopo taglio cesareo e alle episiotomie nei parti vaginali), cardiocircolatorio e osteomuscolare.

Rispetto alle strutture segnalate lo scorso anno per l’audit, si evidenzia che nella presente edizione 62 hanno superato le criticità precedentemente evidenziate. In particolare, sette strutture sono passate da un livello molto basso di aderenza a standard di qualità a un livello alto o molto alto.

“Sono contento – dichiara Domenico Mantoan, direttore generale di Agenas – dei continui sviluppi di questo strumento che rappresenta ormai da tempo un osservatorio nazionale permanente sulla qualità delle cure in Italia, in grado di offrire agli operatori e ai decisori una panoramica attendibile e aggiornata sulla variabilità dei processi e degli esiti assistenziali .

Quanto visto oggi potrebbe essere ulteriormente implementato grazie al rilancio del Fascicolo sanitario elettronico e dell’istituzione dell’Ecosistema dei dati sanitari che dovrebbero garantire nel prossimo futuro una maggiore interoperabilità dei sistemi informativi e aprire nuovi scenari sul versante della valutazione e del monitoraggio dei processi assistenziali, nella prospettiva di individuare le aree di potenziale miglioramento, ottimizzare le risorse disponibili e contribuire alla costruzione di un sistema sanitario più sostenibile e più resiliente, tanto nelle situazioni di emergenza quanto di fronte alle sfide del quotidiano”.

Tag: Agenas / angioplastica / bypass cardiopolmonare / chirurgia oncologica / Domenico Mantoan / infarto del miocardio / manuela lanzarin / orazio schillaci / parto cesareo / Programma nazionale esiti / tumore al seno / tumore del colon-retto / tumore del pancreas /

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