Programma nazionale esiti: migliorano le cure, restano le disuguaglianze

ospedale del futuro
Pubblicato il: 4 Giugno 2019|

Migliora la qualità dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese. In alcune aree  le Regioni meno virtuose recuperano terreno. Ma le disuguaglianze tra le diverse aree geografiche sono ancora la prima debolezza del Servizio sanitario nazionale (Ssn). È quanto emerge dai risultati del Programma nazionale esiti (Pne 2018) presentati oggi a Roma dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Uno strumento di valutazione basato su 175 indicatori, otto in più rispetto all’anno precedente con novità per l’area cardiovascolare e oncologica. I dati vengono messi a confronto con il 2010.

Segnali di miglioramento

Secondo il Pne, il Ssn “continua a restituire segnali di miglioramento”,  con il Sud Italia che registra “performance fino a qualche anno fa insperate in particolare nell’area muscolo-scheletrica e perinatale”. In generale, i progressi riguardano soprattutto l’ambito perinatale e quelli delle malattie cardiovascolari (Ima e by pass), muscolo-scheletriche (fratture e protesi), oncologiche (volumi ed esiti), respiratorie e dell’apparato digerente.

Gli indicatori del Programma nazionale esiti

Uno degli indicatori “storici” del Pne è la tempestività dell’intervento chirurgico per fratture del collo del femore nei pazienti over65. La performance migliora: se nel 2010 solo il 31% dei pazienti veniva operato entro due giorni, nel 2017 la proporzione di interventi tempestivi è del 65%. Non solo migliora il dato nazionale, ma anche quello di alcune Regioni del Sud: in Campania si passa dal 27% del 2016 al 50% del 2017, in Sicilia dal 60% del 2015 al 71% del 2017. Le differenze, tuttavia, restano e restano un’ampia variabilità all’interno della stessa Regioni: anche in realtà regionali con valori medi superiori al 60% (soglia raccomandata dal decreto ministeriale 70 e che potrebbe essere rivista al rialzo), tra una struttura e l’altra si registrano oscillazioni dal 95% fino al 20%, ad esempio in Lombardia e Lazio.

Il parto cesareo

Anche il parto cesareo è un indicatore “storico” del Pne. I miglioramenti ci sono, ma è ancora tanto il lavoro che resta da fare. Il numero di parti cesarei primari è sceso dal 29% del 2010 al 22,2% del 2017. “Un contenimento importante rispetto al 37% del 2004 ma è ancora insufficiente rispetto allo standard internazionale”, sottolinea Agenas. Nel 2017 si stima che siano 17.155 le donne alle quali è stato risparmiato un parto chirurgico, ma si conferma il dato di una forte eterogeneità interregionale e intra-regionale.

Cardiochirurgia

Per quanto riguarda la cardiochirurgia, i volumi di bypass aorto-coronarico isolato mostrano un continuo trend in diminuzione dai 17.854 nel 2010 ai 14.455 nel 2017, in parte per l’aumento di interventi di by-pass non isolati, cioè in combinazione con altri interventi vascolari ed in parte per l’incremento delle procedure non chirurgiche di angioplastica per il trattamento della coronaropatia ischemica. Il volume di angioplastiche coronariche (PTCA) è aumentato da 124mila nel 2010 a 134mila nel 2017 ed il volume di interventi con valvuloplastica (che può avvenire contestualmente al by-pass) è aumentato dai 24.966 del 2010 ai 31.666 del 2017.

L’infarto

La mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio, che misura la qualità dell’intero processo assistenziale del paziente con infarto, a partire dall’accesso ai servizi di emergenza, continua a diminuire, da 10,4% del 2010 a 8,3% del 2017. Il dato, molto positivo sia su base nazionale che regionale, conferma la mortalità post-IMA dell’Italia tra le più basse nei paesi occidentali. La mortalità a 30 giorni dopo un episodio di ictus ischemico, già bassa rispetto ad altre popolazioni occidentali, rimane stabile intorno all’11%.

La colecistectomia laparoscopica

Nell’area dell’apparato digerente, l’indicatore che misura la proporzione di interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni valuta la percentuale di ricoveri con degenza più lunga rispetto ai 3 giorni. La proporzione media nazionale è passata dal 59% del 2010 al 76% del 2017, in linea con la soglia prevista dal DM 70 che è del 70%.

Cronicità e appropriatezza

Nell’ambito delle malattie croniche, il Pne misura i tassi di ospedalizzazione potenzialmente evitabili per il diabete, l’asma, la Bpco. I risultati del rilevano un trend in riduzione soprattutto per le patologie respiratorie che scendono, per la Bpco, dal 2.5‰ nel 2010 al 1.9‰ nel 2017 che si traducono in circa 27mila ospedalizzazioni evitate nell’ultimo anno. In diminuzione anche un altro ricovero ad alto rischio di inappropriatezza, come le ospedalizzazioni per tonsillectomia, che passano da un tasso del 2.85‰ del 2010 al 2.05‰ nel 2017.

Chirurgia oncologica e protesica

Il Pne misura anche l’offerta di prestazioni sanitarie per le quali è dimostrata un’associazione tra volumi di interventi e ed esiti delle cure. Il programma evidenzia “ancora un’importante frammentazione” di questa offerta, in in particolare per la chirurgia oncologica e per la chirurgia protesica. Ad esempio, anche se per la chirurgia sul tumore della mammella la proporzione di reparti con volumi di attività in linea con lo standard del DM70 (almeno 135 interventi/anno per struttura complessa) sale al 32%, contro il 26% dell’anno precedente, coprendo il 72% degli interventi su base nazionale, nel 2017 ancora due unità operative su tre non rispettano lo standard atteso. Per la chirurgia protesica, 740 strutture ospedaliere eseguono 80.254 interventi di protesi di ginocchio; tra queste, solo 238 strutture (32%) presentano un volume di attività maggiore o uguale a 100 interventi annui.

Il valore dell’organizzazione

“Dove c’è più organizzazione, dove le reti hanno determinato un avanzamento in termini di organizzazioni, anche la risposta clinica è stata più efficace. Finalmente gli ospedali si stanno riorganizzando e le Regioni hanno compreso quanto è rilevante l’assetto organizzativo”, dice alla stampa il dg di Agenas, Francesco Bevere, commentando la presentazione dei dati.”Accelerare i tempi – spiega poi Bevere in una nota diffusa dall’Agenzia – nell’implementazione delle reti tempo-dipendenti, elaborate dal Tavolo istituzionale coordinato da Agenas, significa ridurre in tutto il Paese la mortalità per patologie che non danno tempo né possibilità di scelta a pazienti che necessitano di cure immediate in strutture adeguatamente organizzate. Allo stesso modo, l’applicazione su tutto il territorio nazionale della rete oncologica, recentemente approvata dalla Conferenza Stato Regioni, è il presupposto  per garantire ai pazienti con tumore di accedere alle migliori cure nel proprio territorio. Quest’istantanea del Pne – conclude –  è un ulteriore stimolo a intraprendere una riorganizzazione orientata non solo alla qualità ma anche all’equità nell’accesso alle cure”.

Prossime tappe

Per il Programma nazionale esiti è tempo di guardare al futuro. “Lo sviluppo di  una  serie di indicatori ospedalieri integrati con il flusso della farmaceutica, della salute mentale e delle cure domiciliari ci consentirà di seguire il paziente lungo tutto il suo percorso di cura”, spiega Maria Chiara Corti, coordinatore della attività Pne di Agenas. Altri dati arriveranno dai campi inseriti nelle nuove Schede di dimissioni ospedaliere (Sdo). Così – conclude Corti – sarà “possibile un ampliamento degli orizzonti del Pne per essere al passo con  l’accelerazione dei tempi e delle tecnologie, per dare risposte tempestive  alle attese dei pazienti e per affrontare il futuro,  misurandolo in anticipo”.

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