Quella “frase dell’anno” che non evoca Covid-19

Pubblicato il: 15 Dicembre 2020|

Non ce n’è come la fine di un anno e l’inizio di un altro per suscitare riflessioni e bilanci. AboutPharma and Medical Devices ambi­rebbe sottrarsi a questa inconscia e inevitabile tirannia del pensiero che ognuno di noi a suo modo collega al calendario, convinti come siamo che i cicli della vita seguano ben altre logiche (seppure ne hanno) che quelle convenzionalmente decise dagli uomini.

La rubrica abouting

Ma non c’è verso, non si può. Anche noi ci siamo cascati. Il nostro giornale tuttavia ha scelto un altro modo per ripensare a questo deprecabile 2020, gettando lo sguardo a quello che ci attende. Lo abbiamo fatto selezionando, distillando e pro­ponendo al giudizio dei nostri lettori soltanto otto su circa un centinaio di frasi raccolte nella nostra rubrica Abouting, a poco più di un anno dalla sua inaugurazione. Un modo come un altro, cioè, per misurare il “sentimento” di chi ci se­gue (con la o finale perché in queste cose l’inglese semplifica sì, ma raffredda non poco) e per verificare il grado di connes­sione che i giornalisti di AboutPharma and Medical Devices confidano di avere con la propria comunità di riferimento.

Un esperimento

Il metodo seguito non ha nulla di scientifico, né i numeri espressi hanno alcuna pretesa di inappuntabilità. Anzi, lo diciamo subito: dal sondaggio volutamente “ruspante” lan­ciato nelle scorse settimane sui nostri canali social sono tor­nate indietro poco più di trecento risposte, di cui complete e attendibili soltanto 128 (colpa nostra, dovevamo spiegare che occorreva cliccare su un link di conferma che non ap­pariva nella prima schermata). L’esiguità del campione stati­stico nulla toglie però all’esperimento e, per certi versi, ha il pregio di facilitare l’analisi del voto: ci fa sentire in qualche modo tra amici che si confrontano su temi robusti, senza la pretesa di portare a verità assolute come invece fanno i nu­meri le percentuali e il datismo pernicioso di questa epoca.

La frase scelta

Il tocco umano – ebbene sì – che gli algoritmi ci restituisco­no coincide con la frase prescelta da ben trentadue lettori (verrebbe voglia di nominarli uno a uno, ma il questionario era anonimo) e che campeggia insieme alle altre a pagina 7 del magazine. L’aveva pronunciata mesi fa, già durante la pandemia, Janet Woodcock, responsabile del regolatorio della Food and Drug Administration: “Una persona che vive sotto un ponte potrà avere accesso a una terapia genica da due milioni di dollari? Se non può, allora abbiamo fallito tutti”.

La scelta di questa frase ci colpisce due volte. La prima perché proietta un pensiero ben distante dalla contingente crisi sa­nitaria, toccando un tema che già ci accompagnava e sempre più ci accompagnerà in futuro. La seconda perché dimostra l’estrema consapevolezza che hanno le donne e gli uomini che lavorano nel mondo dell’healthcare e dell’industria life sciences e che pure traggono reddito da tecniche diagnosti­che e terapeutiche sempre più efficaci ma allo stesso tempo costose e per questo selettive e discriminanti.

Quattro pilastri strategici

La questione etica connessa a una biomedicina che promette tanto ma a prezzi astronomici, va da sé che è ben lontana dall’essere ri­solta: il fatto che gli addetti ai lavori la sentano sulla propria pelle fornisce però una prospettiva incoraggiante. La stessa che a ben vedere è descritta nella recentissima strategia far­maceutica per l’Europa (ne parliamo anche nella sezione Sotto la lente curata da Alessio Chiodi), la quale fissa quattro pilastri specifici. Il primo riguarda proprio l’importanza di garantire medicinali a prezzi accessibili per i pazienti e di ri­spondere ai bisogni insoddisfatti, precedendo la necessità di assicurare la competitività e l’innovazione. Un anno si chiu­de, uno comincia. Ripartire seguendo questa rotta – Covid o non Covid – ci pare una bella cosa. Auguri a chi ci legge.

Tag: Abouting / covid-19 / editoriale /

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