Rapporto Cittadinanzattiva 2022: fino a due anni di attesa per una mammografia

Pubblicato il: 5 Maggio 2022|

Più di un cittadino su dieci è stato costretto a rinunciare alle cure, durante il 2021. I tempi di attesa per gli screening si sono allungati e si può aspettare anche due anni per una mammografia, circa un anno per un’ecografia, una tac o un intervento ortopedico. Gli esami oncologici sono in ritardo in oltre la metà dei territori regionali e le coperture sono in calo per i vaccini ordinari. È l’eredità della pandemia come mostra il “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”, presentato oggi da Cittadinanzattiva, con il supporto di Fofi, Fnopi, FnomCeO e il contributo di Alexion, Chiesi, Janssen e Sanofi.

Il Rapporto e la mappa

Il Rapporto di quest’anno fornisce una fotografia della sanità basandosi su 13.748 segnalazioni giunte, nel corso del 2021, al servizio PiT Salute e alle 330 sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato ma dà anche uno spaccato del federalismo sanitario, descrivendo i servizi regionali dal punto di vista della articolazione organizzativa, della capacità di amministrare e di fornire risposte ai cittadini in termini di servizi e assistenza sanitaria. In particolare le segnalazioni dei cittadini si sono basate sui ritardi nell’erogazione degli screening e dei vaccini e sulle carenze nell’assistenza territoriale. È presente anche la mappatura delle nuove strutture sanitarie previste dalla “Missione 6” dedicata alla Salute del Pnrr, con informazioni dettagliate a livello di regione, provincia e Asl, sulla dislocazione delle 1350 Case della Comunità (CdC), dei 400 Ospedali di Comunità (OdC) e delle 600 Centrali Operative Territoriali (Cot).

Le segnalazioni

In particolare, lo scorso anno sono state rilevate difficoltà di accesso alle prestazioni (23,8%), alla prevenzione (19,7%), all’assistenza territoriale (17,4%), all’assistenza ospedaliera e alla mobilità sanitaria (11,4%), al quinto posto la voce altro (9,8%) che comprende servizi come l’accesso alle informazioni e alla documentazione, prestazioni assistenziali, agevolazioni/lavoro, malattie rare. Seguono sicurezza delle cure e presunta malpractice (8%), costi delle cure (5%), relazioni con operatori sanitari ed umanizzazione (3,8%) e farmaci (1,1%).

Le liste d’attesa

Le lista d’attesa durante l’emergenza pandemica si sono trasformate nella principale criticità: nel 53,1% di casi le segnalazioni sono riferite agli interventi chirurgici e agli esami diagnostici, nel 51% alle visite di controllo e nel 46,9% alle prime visite specialistiche. Seguono le liste d’attesa per la riabilitazione (32,7%), per i ricoveri (30,6%) e quelle per attivare le cure domiciliari-ADI (26,5%) e l’assistenza riabilitativa domiciliare (24,4%). Nel 2021, l’11% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a visite ed esami per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio (Rapporto Bes Istat 2021). A livello regionale, permangono alcune situazioni particolarmente critiche, ad esempio in Sardegna dove la percentuale sale al 18,3%, con un aumento di 6,6 punti percentuali rispetto al 2019; in Abruzzo la quota si stima pari al 13,8%; in Molise e nel Lazio la quota è pari al 13,2% con un aumento di circa 5 punti percentuali rispetto a due anni prima.

Pensare al post-emergenza

“Durante la pandemia abbiamo fatto i conti con una assistenza sanitaria che, depauperata di risorse umane ed economiche, si è dovuta concentrare sull’emergenza, costringendo nel contempo le persone a rinunciare a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie. Ancora oggi abbiamo la necessità di recuperare milioni di prestazioni e i cittadini devono essere messi nella condizione di tornare a curarsi”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Tag: Cittadinanzattiva / prestazioni sanitarie / Rapporto civico sulla salute 2022 /

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