Ricerca sanitaria, Lorenzin: “È un asset strategico per il Paese”

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Pubblicato il: 27 Aprile 2016|

“La ricerca è un asset strategico per la crescita e la creazione di opportunità. È necessario che tutto il Paese lo capisca”. Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha aperto oggi a Roma gli Stati Generali della Ricerca Sanitaria: due giorni di workhsop e sessioni parallele, con duemila partecipanti iscritti e 154 relatori. “Siamo qui per discutere le questioni più rilevanti per il mondo della ricerca, ma anche per elaborare soluzioni”, ha spiegato il ministro passando in rassegna punti di forza e debolezze del pianeta della ricerca biomedica: “L’Italia è il quinto Paese al mondo per impact factor di pubblicazioni scientifiche prodotte, il dodicesimo per investimenti in ricerca biomedica e l’ottavo per peso di investimento in ricerca biomedica rispetto al totale destinato a ricerca e sviluppo. Ma il vulnus è rappresentato dalla difficoltà nel trasformare gli studi in brevetti e nella scarsa capacità di attrarre investimenti e ricercatori dell’estero. I ricercatori vanno all’estero e non ritornano”. Secondo la Lorenzin, all’Italia serve una “strategia condivisa” per rendere il nostro Paese “accoglienti per ricercatori” e creare una “infrastruttura per la ricerca” che metta in rete le eccellenze, gli Irrcs, tutte le realtà della ricerca, per “fare massa critica” ed essere più competitivi. Un circolo virtuoso che possa dare “impulso all’innovazione, alla genomica, la medicina di precisione, ai nuovi farmaci, alla nutraceutica”.
Sulla stessa scia il ministro dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, che intravede nel progetto Human Technopole nell’area Expo quell’idea di “un’infrastruttura della ricerca straordinariamente innovativa”. Anche per la titolare del Miur, la priorità è quella di fare rete: “Serve una infrastruttura che metta in collegamento in maniera interdisciplinare la comunità scientifica. Chiunque si occupa di ricerca sa benissimo che uno dei principi fondamentali è un meccanismo di reclutamento semplice, internazionale, meno burocratico. Noi vogliamo portare in Italia 1.600 ricercatori dall’estero. Con Human Technopole si apriranno delle call per figure di altissimo profilo scientifico”. L’ambizione non manca, ma dovrà essere affiancata dalle risorse economiche. Il Piano nazionale della ricerca (Pnr), ha spiegato il ministro, assegna la priorità a quattro settori (sanità, spazio, agrifood e industria 4.0) da cui “dipende il futuro del Paese”. In ballo ci sono 2,5 miliardi di euro, di cui un quarto per la ricerca sanitaria.
Tuttavia, l’analisi delle criticità del sistema della ricerca non si esaurisce in pochi punti. “Su alcune questioni siamo ancora al palo”, commenta la senatrice Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. A cominciare dai “vincoli restrittivi che in un mondo moderno non hanno ragione di esistere. E mi riferisco – spiega la senatrice – alla moratoria sulla sperimentazione animale. Non è pensabile che la ricerca italiana perda opportunità di finanziamento per questi motivi”. Serve, poi, un sostegno concreto “alla ricerca indipendente e no profit, che è fondamentale” e un impegno per “la ricerca traslazionale” perché bisogna porsi il problema di “trasformare l’idea in prodotto”. Infine, ma non per importanza, la senatrice il giusto riconoscimento e anche “dignità economica” per i ricercatori: “Non è possibile che vengano considerati dipendenti pubblici tout court. Perdonatemi l’espressione, ma gli scienziati non possono essere come gli uscieri”. A questo proposito, il ministro Giannini ha spiegato che il governo è al lavoro “sul trattamento giuridico dei ricercatori e la sua semplicazione” con una “delega specifica alla legge Madia che renderà quella del ricercatore una figura libera di giocare con le stesse regole presenti negli altri Paesi”.
I numeri della ricerca sanitaria in Italia
Il commento di Federanziani
L’intervento di Luigi Boggio (Assobiomedica) 
 

Tag: Beatrice Lorenzin / ministero salute / Miur / ricerca biomedica / ricerca sanitaria / ricercatori / stefania giannini /

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