Riforma degli Irccs approvata dal Senato: ecco cosa prevede

riforma irccs
Pubblicato il: 28 Luglio 2022|

Il Senato ha approvato in via definitiva la delega al Governo per la riforma degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). Il provvedimento di riordino è uno degli obiettivi, atteso entro il 2022, previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). “Gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico,  sono un pezzo fondamentale del nostro Servizio sanitario nazionale. Con la riforma approvata in Senato creiamo le condizioni per renderli più forti e pronti ad affrontare le sfide del futuro”, ha commentato il ministro della Salute, Roberto Speranza. A questo punto, a dare attuazione alla riforma sarà il Governo che verrà dopo le elezioni del 25 settembre.

I contenuti della delega

Il provvedimento è costituito da un solo articolo. Il comma 1 prevede che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega il Governo emani  uno o più decreti legislativi, ispirandosi a questi principi:

  • rafforzamento del ruolo degli Irccs quali “Istituti di ricerca e cura” di rilevanza nazionale in cui si coniuga, nell’ambito di aree tematiche internazionalmente riconosciute sulla base della classificazione delle malattie secondo categorie diagnostiche principali (Mdc), integrate dal ministero della Salute con categorie riferibili a specializzazioni disciplinari non direttamente collegate alle Mdc o per le quali sussistono appositi programmi di coordinamento nazionale, anche con riferimento alle classi di età, la finalità principale dell’eccellenza della ricerca clinica, traslazionale e del trasferimento tecnologico  con la correlata finalità di cura e assistenza svolti;
  • revisione sia della procedura di riconoscimento del carattere scientifico che di revoca e conferma. Per quest’ultima si ritiene necessario prolungare a quattro anni (oggi sono due) il termine entro il quale gli Irccs devono inviare al ministero i dati aggiornati per la conferma del riconoscimento. Inoltre sia per il riconoscimento che per la conferma vengono introdotti criteri e soglie di valutazione elevati e quindi dei meccanismi di valutazione maggiormente oggettiva ed orientati all’eccellenza, ispirati a principi di massima trasparenza e che lascino meno spazio alla discrezionalità, introducendo criteri e soglie di valutazione elevati riferiti all’attività di ricerca, secondo standard internazionali e all’attività clinica e assistenziale;
  • considerare ai fini del riconoscimento, in via prioritaria, il criterio di localizzazione territoriale dell’Istituto e quello del bacino minimo di riferimento per ciascuna area tematica, ciò al fine di rendere la valutazione per l’attribuzione della qualifica Irccs maggiormente oggettiva e più coerente con le necessità dei diversi territori, fermo restando il rispetto della programmazione sanitaria regionale, anche per gli aspetti di natura finanziaria, e garantendo un’equa distribuzione sul territorio nazionale;
  • regolare le modalità di accesso alle prestazioni di alta specialità erogate dagli Irccs da parte dei pazienti extraregionali, secondo princìpi di appropriatezza e di ottimizzazione dell’offerta assistenziale del Servizio sanitario nazionale.
  • l’integrazione del livello di finanziamento della ricerca sanitaria correlati all’ingresso nel sistema di nuovi Irccs deve avvenire sempre nel rispetto dei livelli di eccellenza clinica e di ricerca; in particolare mira a  prevedere che, ai fini del riconoscimento di nuovi Irccs proposti dalle regioni, in sede di riparto del fabbisogno sanitario nazionale standard, d’intesa con le regioni e nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, una quota per il finanziamento della ricerca degli Irccs possa essere vincolata, nell’ambito di una programmazione di attività e di volumi di prestazioni dei medesimi istituti coerente con i fabbisogni del Servizio sanitario nazionale;
  • disciplinare criteri e modalità di collaborazione tra le Regioni, volte a valorizzare gli Istituti pubblici con sedi insistenti su più regioni e province autonome e riconosciute quali Irccs;
  • disciplinare la costituzione, la governance, le modalità di finanziamento e la valutazione delle reti degli Irccs secondo le aree tematiche riconosciute a livello internazionale, anche multidisciplinari, nell’osservanza dei princìpi di flessibilità organizzativa e gestionale, di semplificazione operativa, di condivisione delle conoscenze e di sviluppo di infrastrutture e piattaforme tecnologiche condivise, aperte alla collaborazione con gli altri enti del Servizio sanitario nazionale, con reti o gruppi di ricerca, anche internazionali, nonché con i partner scientifici e industriali nazionali e internazionali e sulla base di una programmazione quadriennale;
  • promuovere, nel rispetto dell’autonomia regionale, il coordinamento tra la direzione generale e la direzione scientifica degli Irccs, anche attraverso il coinvolgimento concreto del direttore scientifico nella direzione strategica e l’assegnazione di obiettivi condivisi, al fine di assicurare il raccordo tra l’attività di ricerca e quella di assistenza;
  • adeguare gli strumenti di vigilanza tanto sugli Irccs di diritto pubblico che privato che chiarisca e definisca meglio gli ambiti di vigilanza del ministero della Salute necessaria per assicurare il compiuto svolgimento dei compiti istituzionali e salvaguardare non solo il corretto utilizzo delle risorse erogate ma anche l’esigenza di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici;
  • disciplinare il regime di incompatibilità dei direttori scientifici degli Irccs di diritto pubblico nel senso di rendere compatibile il predetto incarico con l’attività di ricerca preclinica, clinica, traslazionale e di formazione, esercitata nell’interesse esclusivo dell’istituto di appartenenza nonché il trattamento economico equiparato a quello del direttore generale;
  • garantire comprovata competenza e professionalità anche manageriale dei componenti degli organismi di governo degli Irccs pubblici e, esclusivamente degli organi scientifici degli Irccs privati, tenendo conto della peculiarità dei predetti istituti e nel contesto del Ssn, tenuto conto dell’assenza di conflitto di interesse e fermo restando l’articolo 16 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di composizione del collegio sindacale;
  • autorizzare, limitatamente agli Irccs di diritto pubblico e agli Izs, la modifica della recente normativa di cui all’articolo 1, commi da 422 a 434, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, anche al fine della valorizzazione delle competenze e dei titoli acquisiti, compresa la possibilità di rimodulare, fermo restando il requisito del raggiungimento della valutazione positiva, la durata del percorso professionale prevista dalla citata disciplina per l’accesso al ruolo a tempo indeterminato, attualmente fissata a dieci anni, anche al fine dell’inquadramento a tempo indeterminato nei ruoli del Servizio sanitario nazionale e riconoscere le figure professionali che il progresso tecnologico ha reso necessarie allo sviluppo della ricerca biomedica di qualità e promuovere la mobilità del personale della ricerca sanitaria tra gli Irccs pubblici, gli enti pubblici di ricerca e le Università;
  • prevedere che l’attività di ricerca dell’Istituto sia svolta nel rispetto dei criteri di trasparenza, di “research integrity” ossia nel rispetto dei valori etici e dei doveri deontologici propri di coloro che effettuano ricerca e di “Open Science” ossia dei principi riproducibilità, collaborazione, accessibilità, rigore riconosciuti a livello internazionale, la previsione di regole comportamentali e l’adesione a un codice di condotta che garantiscano la leale concorrenza e il corretto utilizzo delle risorse nonché utilizzando sistemi di valutazione dell’attività scientifica degli Irccs secondo standard internazionali e nel rispetto dei principi di sicurezza dei percorsi sperimentali, stabiliti dalle raccomandazioni ministeriali, con una integrazione sempre maggiore con i comitati etici unici regionali;
  • valorizzare l’attività di trasferimento tecnologico degli Irccs nel rispetto della vigente normativa in materia di proprietà intellettuale e questo per la necessità di prevedere norme che facilitino il passaggio dall’idea progettuale all’eventuale brevetto ed alla fase di produzione e commercializzazione (proof of concept, realizzazione del prototipo, creazione di spin-off/start-up, partnership industriale, partnership finanziaria, ruolo e status del ricercatore/imprenditore, etc.).

Le tappe

Il comma 2 dispone che i decreti legislativi previsti per la riforma siano adottati su proposta del ministro della Salute, di concerto con i ministri dell’Economia, Università e ricerca, Pubblica amministrazione e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Gli schemi dei decreti legislativi, precisa il comma 3, saranno trasmessi alla Camera e al Senato per la formulazione, entro 30 giorni, dei pareri delle commissioni competenti. Il comma 4 dispone che entro 36 mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi, il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi. Il comma 5 precisa, infine, che dall’attuazione del provvedimento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Perché una riforma

La riforma va a riscrivere il decreto legislativo 288 del 2003. A quel tempo gli Irccs attivi erano 35. Il numero è cresciuto negli anni, raggiungendo quota 52, tra pubblici (22) e privati (30). Ma le risorse del Fondo sanitario nazionale destinate all’attività di ricerca sono rimaste costanti negli anni, determinando una riduzione in termini reali da cinque milioni di euro nel 2000 a 1,9 milioni di euro attuali. Lo scenario che richiede una riforma degli Irccs viene descritto nella relazione illustrativa del Governo: “Con l’evoluzione del Servizio sanitario nazionale e i progressi della medicina, scientifici e tecnologici degli ultimi 15 anni, risulta evidente la necessità di inserire modifiche all’attuale assetto degli Irccs. È ormai evidente, infatti, come la progressiva regionalizzazione del Ssn, unitamente al processo di aziendalizzazione con il sistema del rimborso a prestazione, abbia generato, come effetto collaterale, una pressione sui centri di eccellenza (tra i quali molti Irccs), che necessitano di un respiro sovraregionale per esprimere al meglio le proprie potenzialità. Non si tratta di ritornare a modelli centralistici – chiarisce la relazione – ma di riconoscere che per mantenere gli elevati standard del Ssn occorre assicurare ai centri di eccellenza quel ‘quid pluris’ che consenta loro di competere a livello internazionale e di garantire prestazioni di elevata complessità ai cittadini”.

Tag: irccs / roberto speranza /

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