Rsa lombarde, meno burocrazia e più efficienza

Pubblicato il: 23 Ottobre 2018|

Il tempo è denaro nelle Rsa lombarde. Basti pensare che in termini di ore, il 22% dell’attività lavorativa di un medico in servizio in una residenza sanitaria per anziani viene mediamente assorbito dalla burocrazia. Lo stesso accade agli educatori professionali (17%) e ai fisioterapisti (13%). I dati sono stati presentati oggi nel convegno “L’impatto economico-organizzativo delle attività burocratico-adempimentali nelle Rsa lombarde: prospettive di semplificazione”, organizzato dalla Liuc business school con il contributo incondizionato di AGeSPI Lombardia (Associazione Gestori Servizi sociosanitari e cure Post Intensive), il 23 ottobre.

Serve snellimento

Uno snellimento della burocrazia grazie razionalizzazione e alle tecnologie consentirebbe al personale sanitario di concentrarsi maggiormente sulla sostanza e sulla qualità delle prestazioni erogate. Più sostanza e meno formalità obbligatorie per legge. Il risultato andrebbe a tutto vantaggio degli anziani ricoverati e dei loro famigliari oltre che di medici e di personale di assistenza. Nella ricerca è stato coinvolto un campione di 77 Rsa di ogni natura giuridica, rappresentativo di oltre 9.300 posti letto. Si stima che la sola Lombardia offra oltre un terzo dei 267mila posti letto disponibili in tutta Italia, con un numero complessivo di oltre 65 mila operatori impiegati nelle Rsa.

Sono state prese in esame soprattutto sei attività burocratiche: la compilazione delle schede di monitoraggio, della contenzione fisica, la rendicontazione delle attività educative e fisioterapiche giornaliere, la misurazione dell’apporto idrico, la comunicazione e rendicontazione informativa ai parenti sulle tutele legali e la compilazione e trasmissione lista di attesa per Ats. Una loro razionalizzazione ridurrebbe il tempo medio speso all’anno per ciascun posto letto da 46,45 ore a 20,16 ore. Meno della metà.

L’assorbimento delle ore lavoro

“Lo studio ha evidenziato una serie di adempimenti a basso valore aggiunto che prevedono un elevatissimo assorbimento di ore lavoro. Si pensi, ad esempio, alla rendicontazione giornaliera delle attività educative e riabilitative realizzate sul singolo ospite. Si tratta di un’attività che poco o nulla restituisce sulla capacità di preservare le autonomie sociali e motorie dell’ospite e che, tuttavia, sottrae molte ore di lavoro a questi professionisti che potrebbero più utilmente dedicarle per intensificare i servizi che erogano a vantaggio dei propri ospiti” dichiara Claudio Cavaleri, Direttore generale di Villaggio Amico e associato AGeSPI Lombardia.

La metodologia

Dal punto di vista metodologico, l’indagine ha analizzato le quattro macro aree che maggiormente impattano sull’attività del personale delle Rsa. Debito informativo verso le Ats (Agenzie di tutela della salute), appropriatezza, requisiti di esercizio e accreditamento, ispezioni di vigilanza. A titolo esemplificativo, tra gli adempimenti oggetto di indagine rientrano la compilazione e trasmissione della documentazione attestante i requisiti soggettivi dell’ente gestore, piuttosto che la compilazione delle schede di monitoraggio delle contenzioni.

Per ciascuna di queste aree operative si è giunti a dati certi, chiari, misurati e documentati che rappresentano un punto di partenza fondamentale per delineare un percorso di riorganizzazione del lavoro delle Rsa di concerto con Regione Lombardia. “Il risultato più importante dello studio è stato quello di aver misurato su basi oggettive e scientifiche l’impatto organizzativo ed economico della burocrazia nelle Rsa lombarde. Sebbene, infatti, sia da sempre un tema al centro dell’attenzione all’interno del settore, sino ad oggi esistevano solo delle percezioni”, dichiara Antonio Sebastiano, Direttore dell’Osservatorio Rsa della Liuc.

 

Tag: burocrazia / Rsa /

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