Sanità e secondo pilastro: c’è chi propone un “reddito di salute”

Pubblicato il: 6 Dicembre 2018|

Non solo “reddito di cittadinanza”. Ma anche un “reddito di salute”. Con l’obiettivo di introdurre “un sostegno economico mirato per le spese sanitarie pagate di tasca propria dai cittadini”. È la proposta che arriva da un convegno promosso oggi alla Camera da Farefuturo, la fondazione presieduta dal senatore Adolfo Urso.

Un “reddito di salute”

L’idea del “reddito di salute” andrebbe declinata, secondo i promotori, come componente del reddito di cittadinanza o “assegnando un voucher di scopo, con il quale finanziare un’assicurazione sociale integrativa – così come ad esempio già avviene da anni in Francia – per tutti coloro che ancora non dispongono di una polizza o di un fondo sanitario”.
“Pagare di tasca propria le cure – sottolinea la Fondazione – oltre a non essere sempre possibile per tutti, non conviene mai neppure a chi può permetterselo. Il conto è semplice da fare: se, come ci indicano i dati Istat, il costo medio sostenuto privatamente da ciascun cittadino italiano per le proprie cure è di 655 euro anche ammettendo che tutti coloro che effettuano queste prestazioni si avvalgano della detrazione fiscale per spese sanitarie (pari al 19% della spesa) ciascuno di noi in media paga 530 euro all’anno per la propria salute. Secondo diverse ricerche di settore – ricorda la Fondazione – l’accesso alle cure private mediante una polizza o un fondo sanitario garantirebbero al cittadino un risparmio medio di quasi 245 euro considerando il differenziale medio tra costo della polizza/fondo”.

Il secondo pilastro

Secondo Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Rbm Assicurazione Salute, la spesa out of pocket “opprime” soprattutto i più deboli: “Spende di più chi ha meno, ma estendendo a tutti i benefici della sanità integrativa si potrebbe garantire a chiunque un accesso a cure adeguate in tempi brevi. Come recentemente evidenziato dalla ministra Grillo – sottolinea Vecchietti – lo Stato non può più rispondere a tutte le esigenze di cura. Credo sia giunto il momento di attivare subito un secondo pilastro sanitario per rendere di nuovo la salute un diritto di tutti, per tutti. Ogni italiano – spiega l’ad di Rbm – oggi versa circa 1883,79 euro di tasse per finanziare il Ssn e ne aggiunge 654, 89 al momento dell’accesso alle cure. Ed è un dato di fatto che chi già ha attivato una polizza assicurativa o un fondo sanitario sostiene un costo per le cure private nettamente inferiore rispetto a chi non dispone ancora di tali tutele”.

Aderire ad una forma sanitaria integrativa, grazie al supporto del reddito di salute o del voucher di scopo per l’assicurazione sociale integrativa, potrebbe costare al cittadino – secondo i numeri citati dalla Fondazione Farefuturo –  poco più di 50 centesimi al giorno con una contestuale riduzione dei costi sostenuti per le cure pagate di tasca propria di oltre il 50%. Lo Stato, invece, dovrebbe “ottimizzare i 3,5 miliardi di euro oggi dispersi nelle detrazioni per spese sanitari”e  attivarsi per “recuperare le risorse dei fondi sociali europei”.

Tag: Rbm / secondo pilastro /

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