Sanità, Regioni e territorio: il Pnrr favorisce la partnership con i privati

Pubblicato il: 14 Gennaio 2022|

Con la ristrutturazione del Servizio sanitario nazionale prefigurata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) il tempo delle partnership è definitivamente arrivato. Mercoledì 12 gennaio la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera alla ripartizione di oltre 6,5 miliardi di euro previsti dal Pnrr e di circa 1,5 miliardi inseriti nel Piano nazionale per gli investimenti complementari in sanità. Come spiegato dal presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga tali risorse serviranno a realizzare case di comunità (2 miliardi); rafforzare l’assistenza domiciliare e la telemedicina (204,5 milioni); sostenere ospedali di comunità e l’assistenza sanitaria intermedia (1 miliardo); ammodernare la dotazione tecnologica e digitale negli ospedali (oltre 2,6 miliardi); migliorare sicurezza e sostenibilità ospedaliera (638,8 milioni).

Il coinvolgimento del territorio

Oltre a quelli citati, più in generale, altri investimenti saranno destinati a infrastrutture tecnologiche, analisi dei dati, vigilanza sui Livelli essenziali di assistenza, sviluppo delle competenze tecniche-professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario. “Proseguiamo il percorso della massima collaborazione con le istituzioni – ha detto Fedriga – per l’attuazione del Recovery plan del nostro Paese, ma occorre puntare di più sul rapporto tra le Regioni e il Governo, in un’ottica di leale collaborazione istituzionale che miri al rilancio del nostro Paese, razionalizzando le procedure, e coinvolgendo di più i territori”.

L’alleanza con le imprese

Come e in che modo il diritto alla salute sarà effettivamente garantito ai cittadini da Nord a Sud della Penisola, dipenderà in buona parte anche dalla possibilità che avranno di accedere facilmente a cure, servizi e tecnologia sviluppate dall’industria life science. Di qui la necessità vicendevole tra Regioni e imprese di stringere alleanze strategiche, con reciproco vantaggio, nel nome di un’assistenza sanitaria snellita nelle procedure, più centrata sul territorio che non sull’ospedale e più vicina alle persone.

Il nuovo assetto di Novartis

Le imprese quindi cercano nuovi assetti, anche al loro interno: va letta proprio in questo contesto la notizia pubblicata giorni fa da AboutPharma circa la riorganizzazione annunciata da Novartis Italia. La filiale italiana della multinazionale svizzera si è appena dotata delle nuove funzioni di Public Affairs & Sustainability e Value Access and Regional Partnership che contano rispettivamente dodici e quaranta persone, e quella più recente di Innovation & Services a cui tocca il compito di individuare soluzioni innovative in grado di integrare la proposta dell’azienda all’interno dei nuovi modelli.

Una peculiarità italiana

Al progetto Novartis Italia lavorava da metà dell’anno scorso, come spiega Pasquale Frega Country President Novartis e amministratore delegato di Novartis Farma. “Un’organizzazione centralizzata non aveva più senso: da oggi abbiamo un fortissimo driver regionale articolato in sei macro territori. Una peculiarità tutta italiana che abbiamo spiegato all’Head quarter proprio in rapporto alla grande opportunità che si sta realizzando qui da noi di ridisegnare il Ssn, anticipando la necessità di fornire un supporto alla sanità regionale con team focalizzati e competenze nuove che prima non avevamo”. Da dove arrivano queste competenze? “Un po’ ridistribuiamo le risorse interne e un po’ le acquisiamo dal mercato” conclude Frega.

L’articolazione si vedrà nel tempo

Di qui a qualche mese dovrebbe essere possibile regione per regione e per le diverse aree terapeutiche presidiate da Novartis (soprattutto quelle delle patologie croniche o cronicizzate) avere una rappresentazione fedele delle soluzioni proposte e delle forze da mettere in campo in rapporto ai bisogni delle singole realtà. Un esempio? “In Emilia Romagna i pazienti con scompenso cardiaco sono seguiti da venti centri specialistici. Cento se parliamo della Sicilia. Credo che anche l’industria possa fare la sua parte per rendere efficienti i processi ed efficaci le risposte ai cittadini”. Per inciso, Novartis Italia a fine primavera trasferirà sede e dipendenti (900 circa su un totale nazionale di 2300) da Origgio, in provincia di Varese a Milano. Un cambio programmato da anni e non collegato alla riorganizzazione fin qui descritta.

Il precedente di Linea Embrace

Facilitare il processo di cura sul territorio, migliorando il collegamento tra medici di famiglia e l’ospedale era già l’obiettivo del progetto “Linea Embrace” varato da Novartis Italia tre anni fa. Da allora una squadra dedicata (advisor di patologia) supporta il sistema delle cure primarie allo scopo di dimezzare i tempi di accesso a diagnosi e cure, favorire trattamenti appropriati e la continuità assistenziale, creando network e disseminando informazioni. “Embrace – conclude Frega – si integra perfettamente con il sistema auspicato dal Pnrr. Quell’esperienza ci ha fatto capire vantaggi e opportunità e ci pone in posizione di avanguardia spingendoci ad accelerare per essere più vicini ai cittadini”.

 

 

Tag: Novartis Italia / Pasquale Frega / pnrr /

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