Scatta l’indagine Ue sul protezionismo cinese: ora tocca ai dispositivi medici

Bruxelles – Parte dai dispositivi medici la crociata dell’Europa contro le restrizioni commerciali della Cina. La Commissione Ue ha lanciato il 24 aprile un’indagine sugli appalti pubblici cinesi nel settore per far luce sulle pratiche protezionistiche che limitano le aziende e i prodotti europei. Si tratta della prima volta che un’indagine di questo tipo viene avviata da Bruxelles nel quadro del nuovo “International Procurement Instrument”, lo schema adottato dall’Ue nel 2022 per rispondere adeguatamente alle distorsioni del mercato e alle discriminazioni che avvengono al di fuori del suo territorio. Una svolta che arriva, oltretutto, in un momento critico per le relazioni tra il Vecchio continente e il gigante asiatico, alla vigilia della prima visita in Europa dopo cinque anni del presidente cinese Xi Jinping, a maggio. E che fa seguito all’apertura di un’inchiesta antidumping sulle auto elettriche a prezzi ridotti commercializzate dalla Cina (la quale potrebbe condurre all’imposizione di dazi), così come sui sussidi pubblici che distorcono la concorrenza di cui sono beneficiari i produttori di tecnologie pulite come pale eoliche e pannelli solari poi importati nell’Ue.
Fari sulla Nuchtech
Come ha potuto verificare Politico, al centro della verifica Ue sono finite le sedi in Polonia e Paesi Bassi di Nuctech, azienda produttrice di scanner a uso medico che in passato è stata guidata da figlio dell’ex presidente cinese Hu Jintao. Le prove raccolte dalla Commissione – si legge in una nota dell’esecutivo Ue – indicano che il mercato cinese degli appalti per i dispositivi medici “è diventato gradualmente più chiuso per le imprese europee e straniere, nonché per i prodotti fabbricati nell’Ue. Ciò è dovuto alle misure introdotte dalla Cina che differenziano ingiustamente tra aziende locali e straniere e tra dispositivi medici prodotti localmente e importati”. La politica di sostegno del “made in China” punterebbe a raggiungere l’85% della quota di mercato nazionale per le aziende del Paese che producono componenti di dispositivi medici di base già entro il prossimo anno (il 70% per i dispositivi di fascia alta) e impone requisiti severi alle imprese straniere, come obblighi di investimento e di trasferimento di tecnologia a entità cinesi.
La risposta di Pechino
Nel dialogo con Pechino, Bruxelles ha già sollevato in più occasioni le proprie preoccupazioni, “ma in assenza di risposte o azioni soddisfacenti, la Commissione ha deciso di affrontare la questione attivando il regolamento istitutivo dell’Ipi”, con l’obiettivo di riequilibrare le relazioni commerciali con la Cina, spiegano dall’esecutivo Ue. E la risposta del governo cinese non s’è fatta attendere, con il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin che ha accusato l’Ue di mandare “segnali protezionistici” che “danneggiano l’immagine dell’Ue stessa”.
Cosa succede adesso
In base alla normativa, l’esecutivo Ue ha il potere di avviare indagini nei casi di presunte restrizioni imposte alle imprese dell’Ue (dispositivi medici e farmaci, ma anche edilizia, trasporti ed energia) sui mercati degli appalti pubblici di Paesi non-Ue (come fatto per l’appunto adesso), di avviare consultazioni con gli Stati interessati e, in ultima istanza, come misura di ritorsione, la possibilità di limitare l’accesso al mercato degli appalti dell’Ue per le società estere di Paesi che applicano le restrizioni commerciali alle imprese europee, ad esempio penalizzandole nelle gare oppure escludendole del tutto. La Commissione inviterà ora le autorità cinesi a presentare le loro osservazioni e a fornire tutte le informazioni del caso; la fase di indagine si concluderà entro nove mesi, ma Bruxelles potrà prorogarla di cinque se necessario. Al termine, una relazione sarà presentata al Parlamento Ue e ai governi riuniti nel Consiglio. Se Pechino dovesse adottare azioni correttive o farsi carico di impegni giudicati soddisfacenti, la Commissione potrà sospendere l’indagine, salvo riaprirla in ogni momento.


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