Screening oncologici: nel 2022 la prevenzione secondaria è cresciuta anche nel Sud Italia

screening oncologici
Pubblicato il: 26 Luglio 2024|

Il rendimento nelle Regioni del Centro e del Nord si conferma costante e di buon livello. Ma la notizia, sfogliando le pagine dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale screening, è il forte impulso dato alla prevenzione secondaria nelle Regioni del Sud Italia.

I dati in questione – riferiti al 2022: dunque al primo anno in cui si è cominciato a pensare alla pandemia come a un problema in via di risoluzione – evidenziano “un momento di rinascita e di grande vitalità”, per dirla con Paola Mantellini, direttrice dell’Osservatorio che monitora i tassi degli inviti e delle adesioni degli italiani ai tre programmi di screening oncologico garantiti dai Livelli essenziali di assistenza (cervice uterina, colon-retto, seno).

Secondo l’esperta, “se questi dati saranno confermati anche nel 2023 e nel 2024”, l’Italia potrebbe riuscire a raggiungere un obiettivo posto dall’Europa: garantire l’offerta dei tre screening in questione al novanta per cento (almeno) degli aventi diritto (oltre all’ampliamento dell’offerta di screening).

Lo stato degli screening oncologici in Italia nel 2022

Considerando i tre screening e le fasce di età a cui sono destinati, nel 2022 sono stati più di 14,5 milioni gli inviti recapitati agli italiani. Tasso di risposta: di poco superiore al 33 per cento, con 5,8 milioni di test eseguiti. Numeri che confermano come al brusco stop imposto dalla pandemia l’Italia abbia reagito in maniera decisa, come conferma anche l’ulteriore rialzo registrato rispetto ai dati del 2021.

Come ogni anno, al presente rapporto anche l’aggiornamento dei dati del sistema Passi gestito dall’Istituto superiore di sanità. Le due differenti rilevazioni – quella dell’Osservatorio basata sui dati sanitari, quella di Passi un’indagine condotta intervistando un campione di italiani – concorrono a descrivere in maniera compiuta la situazione reale dei programmi di screening.

Così da tenere conto da un lato dei dati delle performance di processo e di esito e dall’altro dei differenziali demografici e socioeconomici che condizionano l’adesione agli screening oncologici.

I dati dello screening mammografico

Nel 2022 sono state 3,6 milioni le donne invitate a sottoporsi allo screening mammografico (68 mila in più rispetto all’anno precedente). A sottoporsi effettivamente all’esame sono state però 1,8 milioni (- sette per cento sul 2021).

L’adesione corretta, ottenuta escludendo dal denominatore gli inviti sporadici e le donne che si sono sottoposte a una mammografia negli ultimi 12 mesi, si assesta al 53 per cento (- 3,5 per cento rispetto al 2021). Variabile il range: dal 57 di alcune Regioni del Nord al 35 per cento di altre del Meridione. Lieve crescita anche del tasso di identificazione di carcinomi: passato dal 4,4 del 2019 al 4,6 per cento del 2022. Un trend già osservato nel 2020 e nel 2021, ma questa volta meno evidente.

Segno, con ogni probabilità, che il ritardo diagnostico dovuto allo stop alle visite posto nei primi mesi della pandemia è in via di smaltimento.

I dati dello screening per il tumore del colon-retto

Nel 2022 l’attività dei programmi di screening colorettale ha subito un lieve incremento rispetto all’anno precedente, che già spiccava per gli elevati volumi di inviti estesi alla popolazione per recuperare il ritardo legato alla pandemia di Covid.

Il numero di persone invitate ha superato la soglia dei 7,5 milioni: un valore superiore sia a quello registrato nel 2021 sia a quelli degli anni precedenti la pandemia. L’adesione all’invito, pari al 34,1 per cento (media nazionale), è risultata però ancora inferiore rispetto ai valori pre-pandemici.

Dati più elevati al Nord (45,3 per cento), che al Centro (27,1) e al Sud (19,5). Omogenea invece la tendenza: in tutte le macroaree, l’adesione all’invito ha mostrato una ripresa dopo la flessione nel 2020Per quanto riguarda la diffusione dei programmi e l’adesione da parte della popolazione nel Sud-Isole, va notato che il numero di persone esaminate nel 2022 ha superato i valori registrati nel 2019.

Rispetto al dato del 2020 e del 2021, nel 2022 è risultato in lieve miglioramento la percentuale di aderenti alla colonscopia tra le persone positive al test per la ricerca del sangue occulto fecale. “Poiché con un test positivo il rischio di carcinoma o adenoma avanzato è tra il 25 e il 30 per cento, è essenziale sviluppare strategie efficaci di comunicazione del rischio, per garantire livelli elevati di adesione all’approfondimento”, si legge nel rapporto.

I dati dello screening per il tumore della cervice uterina

I dati di attività del 2022 riflettono un andamento di ripresa delle attività di screening per il tumore della cervice uterina, successivamente alla sospensione e riduzione dell’erogazione dei test di screening in seguito alla pandemia.

Rispetto al 2021, si è osservaot infatti un ulteriore aumento del numero delle donne invitate (25-64 anni), aderenti all’invito e che hanno eseguito un esame di screening con Pap-test o test Hpv.

Considerando l’adesione per classi di età, rispetto al 2021, nel 2022 si è registrato un aumento in tutte le classi e in particolare nella fascia 45-54 anni (del cinque per cento).

Rispetto al 2021, nel 2022 è aumentato sia il numero degli inviti sia quello delle donne che hanno eseguito un Pap test di screening. In valore assoluto, il dato continua comunque a calare dal 2019: come conseguenza dell’introduzione progressiva del test Hpv in sostituzione del Pap test per lo screening delle donne di 30-64 anni.

Confrontando gli indicatori del 2019 con quelli del 2022, si osserva una proporzione di donne che aderiscono all’invito simile ai livelli pre-pandemici (34 per cento nel 2019, 33 per cento nel 2022), una riduzione dei prelievi inadeguati (2,3 per cento, entro il livello desiderabile inferiore al cinque per cento), una proporzione di donne inviate allacolposcopia sovrapponibile a quella pre-pandemia e una riduzione dell’adesione tra le donne inviate in colposcopia per qualunque alterazione citologica.

Tanti fondi per le Regioni del Sud per migliorare l’offerta degli screening

Detto dei miglioramenti di alcuni indicatori sanitari, i dati Passi confermano però ancora l’esistenza di diseguaglianze importanti: non soltanto in termini di gradiente Nord‐Sud, ma anche di livelli di istruzione, socio‐economici e di Paese di provenienza.

Fari puntati soprattutto sulle Regioni del Mezzogiorno, che hanno a disposizione diversi canali di finanziamento (Fondo sociale europeo e Fondo europeo per lo sviluppo regionale) per “effettuare interventi di potenziamento strutturale e organizzativo in ambito di screening, con particolare attenzione a quelle categorie di persone che si trovano in condizioni di svantaggio e di particolare vulnerabilità”, aggiunge Mantellini.

Detto ciò, “per tutte le Regioni il riferimento al Piano oncologico nazionale 2023‐2027 deve essere costante – chiarisce l’esperta -. In sinergia con il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025, sono contenuti tutti gli indirizzi e delineate tutte le linee di intervento per rafforzare i programmi di screening”.

Le aspettative sul Pnrr: sanità territoriale e rinnovamento delle tecnologie

Ma le attenzioni sono rivolte anche alla riforma della sanità territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che sulla carta si candida a migliorare l’accesso ai servizi di prevenzione secondaria e ad aggiornare la strumentazione sanitaria e digitale.

“In questo senso – conclude Mantellini – è necessaria una maggiore conoscenza e consapevolezza del mondo che cambia da parte degli operatori dello screening e da parte delle imprese che dovranno rivedere il senso della propria responsabilità sociale”.

Tag: mammografia / Papillomavirus Umano / Piano nazionale di ripresa e resilienza / piano nazionale prevenzione vaccinale / sanita territoriale / screening oncologici / telemedicina / tumore al seno / tumore del colon-retto / tumore della cervice uterina /

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