Spesa sanitaria privata inarrestabile: in un libro le proposte per il “secondo pilastro”

Pubblicato il: 8 Maggio 2019|

La crescita della spesa sanitaria privata (+10% in cinque anni) è inarrestabile. Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha bisogno di un “tagliando” per affrontare il tema del finanziamento e della reale accessibilità delle cure. In questo scenario, la sanità integrativa – il cosiddetto “secondo pilastro” – potrebbe “raddoppiare” il diritto alla salute degli italiani. A sostenerlo è Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute, in un libro presentato oggi alla Camera dei deputati. Il volume, edito da Egea, s’intitola “La Salute è un Diritto. Di Tutti”. Secondo Vecchietti, con un secondo pilastro veramente integrato nel sistema salute, gli italiani non sarebbero più costretti a subire le lunghe attese della sanità pubblica e avrebbero un’altra opzione possibile oltre a quelle del pagamento di tasca propria e per intero delle cure sanitarie o addirittura, ancora peggio, della rinuncia alle cure.

Universalismo e fragilità

“Esiste una profonda incompatibilità – spiega l’autore – tra un sistema sanitario universalistico e la necessità strutturale che i soggetti più fragili debbano integrare individualmente le spese per le proprie cure. Sono 8,1 milioni gli italiani (13,5%) che oggi non hanno più la possibilità di essere assistiti dallo Stato nei loro percorsi di cura ed il trend non sembra rallentare”.

Un tagliando

La tenuta del Ssn dipende dalla capacità di affrontare con efficacia le importanti sfide in campo demografico, economico e sociale che attendono il nostro Paese nei prossimi anni. In questa prospettiva, il Ssn dovrebbe – secondo Vecchietti – affrontare strutturalmente i temi del finanziamento, della qualità e dell’accessibilità delle cure per recuperare le “quote di universalismo perdute” in questi anni e ripristinare la capacità redistributiva del sistema.

Una cultura del “secondo pilastro”

L’autore ritiene innanzitutto necessario “promuovere una cultura del secondo pilastro anche in sanità, da aggiungere al Ssn, per realizzare un sistema sanitario più sostenibile, più equo e più inclusivo in grado di garantire una risposta sicura per la nostra salute e per quella delle generazioni future”. Per riuscirci sarebbe “indispensabile considerare la salute non più come un costo, ma come un investimento favorendo l’empowerment e la responsabilizzazione dei cittadini, puntando su di una riorganizzazione del modello di erogazione delle prestazioni sanitarie e supportando politiche di prevenzione diffusa”.

La spesa sanitaria privata

Più di 7 italiani su 10 – ricorda il libro – ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria con una spesa sanitaria privata complessiva che sfiora i 40 miliardi di euro. Il fenomeno, in costante espansione (+9,9% tra il 2013 ed il 2018), riguarda 2 italiani su 3 (quasi 44 milioni di persone) con un esborso medio di circa 655 euro per cittadino. Nel 2018 sono state oltre 150 milioni le prestazioni sanitarie erogate.

Per Vecchietti la spesa sanitaria privata è “la più grande forma di disuguaglianza in sanità perché diversifica le possibilità di cura esclusivamente in base all’entità del reddito disponibile da parte di ciascun cittadino”.

Disparità geografiche

In costante aumento anche le disparità a livello territoriale non solo di natura assistenziale (breve periodo) ma anche con riferimento agli indicatori di salute (medio/lungo periodo). Fenomeno, questo, aggravato dalla carenza strutturale di risorse e di investimenti in alcune aree del Paese che finisce per alimentare anche il flusso delle migrazioni sanitarie dalle Regioni del Sud verso le Regioni del Nord.

La speranza di vita alla nascita al Centro-Nord è superiore in media di oltre un anno rispetto al Sud in entrambi i sessi (maschi Campania=74 anni vs 76 anni Lombardia; femmine Campania =80 anni vs 83 Lombardia). La speranza di vita a 65 anni senza limitazioni a sud è inferiore di 2 anni per i maschi e di 2,5 anni per le femmine. Forti differenze territoriali anche nei fattori di rischio per le malattie croniche. In questo conteso – sostiene Vecchietti – la vera sfida non sembra essere quella di avviare il “regionalismo differenziato” quanto quella di “gestire le differenze regionali”.

Fabbisogno in crescita

Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, “a partire dal 2025 – prosegue Vecchietti – il fabbisogno assistenziale della popolazione richiederà un incremento della spesa sanitaria di almeno ulteriori 20 miliardi. Per non incrementare ulteriormente l’ammontare medio procapite della spesa sanitaria finanziata di tasca propria bisognerebbe ridurre di circa 1/3 gli attuali Lea messi a disposizione della popolazione o per mantenerli inalterati bisognerebbe aumentare il contributo pagato di tasca propria dagli italiani per le cure private da 580 euro a testa a 1074 euro pro capite”.

Negli ultimi dieci anni, ricorda Vecchietti, il Ssn ha ridotto la propria capacità assistenziale di oltre il 10% (dal 97,6% all’86,5%). A farne le spese sono stati 8,1 milioni di italiani (13,5%), prevalentemente i cittadini già ammalati (i cronici, in particolare), quelli a basso reddito, le donne ed i non autosufficienti. “In quest’ottica – sottolinea l’autore del libro – ad essere a rischio è la stessa funzione storica di coesione sociale del Ssn per effetto di un contingentamento progressivo delle risorse che alimenta un ricorso crescente al pagamento di tasca propria delle cure da parte dei cittadini e disuguaglianze territoriali sempre più marcate”.

Le proposte per la sanità integrativa

Nel volume Vecchietti indica alcune strade da percorrere. In primo luogo, secondo l’autore, occorre ridefinire gli ambiti prioritari di tutela del Ssn, superando il sistema dei Livelli essenziali di assistenza “onnicomprensivi” per passare ad un sistema di “Livelli effettivi di assistenza”. Quindi innovare gli strumenti attuativi del sistema sanitario del nostro Paese diversificandone le fonti di finanziamento sulla base delle migliori esperienze di welfare a livello europeo (multi-pilastro) per mantenerne intatti i principi fondanti: universalismo, uguaglianza e sostenibilità, e rideterminare il perimetro di azione dell’attuale sanità integrativa con un allineamento sull’attuale perimetro della spesa sanitaria privata.

E ancora: istituzionalizzare la sanità integrativa per assicurare, nell’ambito di un sistema a “governance pubblica” e gestione privata, una gestione “collettiva” alla spesa sanitaria delle famiglie attraverso un’intermediazione strutturata da parte di un “Secondo pilastro sanitario complementare” da affiancare al Ssn. In continuità con l’impostazione già seguita nel settore previdenziale con riferimento ai Fondi pensione, Vecchietti ritiene si debba alimentare il “Reddito di salute” con un prelievo di scopo a valere sui versamenti complessivi destinati alla sanità integrativa per sviluppare un sistema di assicurazione sociale diffusa per le categorie non in grado di accedere autonomamente al secondo pilastro. Necessario, inoltre, sviluppare i Fondi sanitari territoriali per un regionalismo differenziato “non diseguale” al fine di dare attuazione a politiche sanitarie integrate pubblico–privato che possano garantire una funzionalizzazione delle risorse gestite dalla sanità integrativa all’innalzamento dell’accessibilità alle cure, al riavvicinamento dei gap assistenziali tra i diversi servizi sanitari regionali (anche mediante investimenti mirati in ciascun territorio).

E per concludere, secondo Vecchietti, sarà essenziale sviluppare politiche sanitarie integrate pubblico – privato a livello territoriale che garantiscano una funzionalizzazione delle risorse gestite dalla sanità integrativa alla promozione ed alla tutela della salute pubblica attraverso l’integrazione degli Erogatori privati (strutture sanitarie) e dei Terzi paganti (Fondi e compagnie assicurative) in una prospettiva di secondo pilastro complementare per tutti i cittadini anche in un’ottica di gestione sinergica con il Ssn delle liste d’attesa e di “circolarità” delle informazioni sanitarie (Fascicolo sanitario elettronico).

Cambiano i bisogni di cura

“I bisogni di cura dei cittadini – spiega Vecchietti – sono cambiati. Bisogna chiedersi, a questo punto, se lasciare i cittadini di fronte alla scelta di pagarsi da soli (quando il proprio reddito glielo consente) le prestazioni sanitarie aggiuntive di cui hanno bisogno o creare un secondo pilastro sanitario complementare che garantisca a tutti, nel rispetto dei medesimi valori fondanti del Ssn, uguali condizioni di accesso ai nuovi bisogni di cura. Continuare a non prendere una posizione su questo tema – conclude Vecchietti – vuol dire rimanere coerenti ‘in teoria’ con un’impostazione – ormai superata dai fatti – che vede nel Servizio sanitario nazionale l’unico interlocutore per la salute dei cittadini accettando, tuttavia, ‘nella pratica’ un’inesorabile erosione del diritto alla salute dei cittadini”.

Tag: Marco Vecchietti / Rbm / secondo pilastro / spesa sanitaria privata /

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