Sprechi di risorse e buone pratiche: la sanità sotto la lente di Cittadinanzattiva

sperimentazioni cliniche su bambini
Pubblicato il: 16 Marzo 2016|

Reparti all’avanguardia mai utilizzati. Ospedali con otto ecografi e solo tre medici formati per usarli. E ancora, fino al paradosso: letti nuovi acquistati per i pazienti in ortopedia, ma inutilizzabili perché troppo grandi rispetto agli ascensori. La lista degli sprechi della sanità italiana è lunga e questi sono solo alcuni degli esempi segnalati nel Rapporto “I due volti della sanità. Tra sprechi e buone pratiche, la road map per la sostenibilità” presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato e realizzato con il sostegno di Farmindustria. Un’analisi che mostra due facce dello stesso Servizio sanitario nazionale: da un lato, appunto, gli sprechi e le inefficienze; dall’altro, una carrellata di buone pratiche selezionate nell’ambito del Premio “Andrea Alesini”.

Il rapporto analizza più di 100 situazioni di spreco individuate da cittadini, associazioni ed operatori sanitari nell’arco di un anno (aprile 2014-2015) e ancora irrisolte a giugno 2015. Nel 46% dei casi si tratta di sprechi riconducibili al mancato o scarso utilizzo di apparecchiature o strutture sanitarie, nel 37% a inefficienze nell’erogazione di servizi e prestazioni, mentre il 17% dei casi è legato a una cattiva gestione delle risorse umane. In un caso su due basterebbe un intervento dell’Azienda sanitaria locale a eliminare lo spreco, mentre in un terzo dei casi la responsabilità ricade sulla Regione e nel 10% è riconducibile al ministero della Salute. Dal punto di vista dei cittadini, gli sprechi significano diritti violati. Quali? In primo luogo “il diritto al rispetto degli standard di qualità” (14,7%) e, a seguire, il diritto al rispetto del tempo (14%), alla sicurezza delle cure (11,6%) e all’accesso ai servizi sanitari (10,9%).

GLI ESEMPI DI SPRECHI

Macchinari. Nel reparto di Radiologia dell’ospedale di Radiologia – rileva il Rapporto di Cittadinanzattiva-Tdm – un apparecchio per la risonanza magnetica viene utilizzato solo cinque mattine ed esclusivamente per i pazienti ricoverati. Le ambulanze del 118 di Grugliasco (TO) dispongono di dispositivi per la teletrasmissione di elettrocardiogramma e parametri vitali inadatti alle esigenze del 118 e spesso malfunzionanti. Per il presidio ospedaliero Sirai (Asl Carbonia-CA) sono stati acquistati otto ecografi, ma i medici formati per il loro utilizzo sono soltanto tre.

Reparti. Il nuovo complesso operatorio del San Paolo di Napoli, costruito nel 2006 e dotato di circa 900 mq, solo cinque ore al giorno. Nel presidio ospedaliero di Lanusei (OG) è stata costruita una sala emodinamica con tutta l’attrezzatura di ultima generazione ed è ferma da un anno. A Tortona (AL) è stato chiuso il reparto di maternità, nonostante i locali fossero stati da poco rinnovati e tinteggiati. Le attrezzature in dotazione (fra cui una vasca per il parto in acqua e alcune incubatrici) sono rimaste inutilizzate. A Cagliari, per l’Unità operativa di ortopedia dell’ospedale, sono stati acquistati letti troppo grandi che non entrano negli ascensori.

Servizi e prestazioni. Diverse segnalazioni riguardano la ripetizione degli esami pre-ricovero: ad esempio i pazienti in attesa di intervento chirurgico spesso ricoverati per effettuare tutte le visite e gli esami preoperatori, salvo poi essere rimandati a casa perché la data dell’intervento viene spostata e così, a distanza di alcuni mesi, il cittadino deve ripetere tutti gli esami.

Presidi, protesi ed ausili. Altre segnalazioni riguardano invece gli sprechi nell’erogazione e nelle gare di acquisto per protesi ed ausili. Ad esempio, in Campania sono stati acquistati un gran numero di presidi per stomizzati con un acquisto unico centralizzato. Ma i presidi giacciono nei vari distretti delle Asl perché non conformi a quelli adatti ai pazienti.

Personale sanitario. L’ospedale di Venere (BA) ha un reparto di ginecologia e ostetricia ristrutturato da poco, ma la sala operatoria di ostetricia è chiusa per carenza di personale. Nell’azienda ospedaliera di Reggio Calabria dal 2010 è stato realizzato un reparto di cardio-chirurgia con apparecchiature all’avanguardia mai utilizzate, a causa della mancata nomina di una equipe. Nella provincia di Salerno, a causa del blocco del turn over, i medici vengono mandati in trasferta tra i vari ospedali e aziende ospedaliere, con un costo l’ora di 63 euro.

LE BUONE PRATICHE

L’altro volto della sanità italiana è raccontato nel Rapporto grazie ai 55 progetti di buone pratiche in gara per il Premio Andrea Alesini, medico umbro scomparso prematuramente che si è battuto per una sanità “dalla parte dei cittadini”. La giuria ha decretato tre vincitori e sette menzioni speciali. Il primo classificato è il Policlinco Casilino di Roma per il suo progetto di accoglienza e supporto per i cittadini più fragili, migranti e vittime della tratta di esseri umani in particolare: da circa un anno la struttura mette a disposizione un servizio di interpretariato telefonico con interpreti per ben 101 lingue. Al secondo posto c’è l’Ulss 9 di Treviso con il progetto “La Salute nelle nostre mani” dedicato alle persone con disabilità: l’iniziativa prevede la realizzazione di filmati (disponibili su YouTube) per “educare” familiari e caregiver a compiere alcune manovre di assistenza. Ad esempio, trasferire l’assistito dal letto alla carrozzina, aiutarlo a salire e scendere le scale senza commettere errori e così via. Il terzo classificato è un progetto “green”: in questo caso si premia l’Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino per riqualificazione di uno spazio non utilizzato da trasformare in un “giardino pensile terapeutico”, un luogo dedicato a persone con disabilità fisiche o psicofisiche.

34 AZIONI PER LA SOSTENIBILITA’

“La lotta agli sprechi è sempre stata indicata dalle istituzioni come una priorità”, commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale Tdm-Cittadinanzattiva, ma nei fatti si sarebbe tradotta “in una strategia di aggressione chiamata contenimento della spesa e spending review”. I risultati? Secondo Aceti sono i “54 miliardi di tagli cumulati dal Servizio sanitario nazionale tra il 2011 e il 2015 e la contrazione o soppressione di prestazioni e servizi come certifica la Corte dei conti”. Da qui, dunque, la necessità di “cambiare ricetta” per la sanità italiana: “Tutti possono e devono agire per ridurre sprechi e inefficienze – incalza Aceti – partendo da una più profonda conoscenza dei fenomeni, guardando alle buone pratiche esistenti, mettere a punto interventi selettivi per agire sulle cause e non sparare sul mucchio”. In quest’ottica, ma anche con uno sguardo più ampio rivolto a tutti i gangli del Ssn, Cittadinanzattiva lancia nel rapporto un road map per la sostenibilità: una guida che punta a spostare il concetto stesso di sostenibilità da “compatibilità con le risorse allocate” a “sostenibilità basata sugli esiti in termini di salute e qualità della vita”. Ecco cinque delle 34 azioni individuate da Cittadinanzattiva per raggiungere questo obiettivo: a) ammodernare e organizzare il Ssn a partire dalla centralità del malato, dei suoi bisogni e non di altri interessi; b) attuare, e per tempo, le decisioni assunte con l’approvazione di atti nazionali-regionali-aziendali, rendendole effettive; c) adottare una strategia nuova per la misurazione e definizione di standard per il personale, per l’assistenza sanitaria territoriale, oltre che per il dimensionamento (per bacini di utenza) delle strumentazioni/apparecchiature/tecnologie sanitarie, funzionale agli investimenti e alla gestione; d) realizzare una banca dati delle dotazioni strumentali e dei beni eccedenti funzionanti ma non utilizzati, e) promuovere la trasparenza come strategia di fondo per operare le scelte, per la valutazione, per la promozione del merito, per il contrasto a fenomeni di illegalità e corruttivi.

“Gli sprechi e le inefficienze sono la prima causa di delle diseguaglianze nell’accesso alle cure e nell’erogazione dei servizi sanitari”, commenta il direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Francesco Bevere, sottolineando il ruolo dell’agenzia nel supportare “i servizi sanitari regionali nei processi di autoanalisi e di miglioramento, perfezionando gli strumenti di valutazione e di correzione delle cause di disordine organizzativo e gestionale”. A porre l’accento su un utilizzo “etico e responsabile delle risorse” è invece Lucia Borsellino, coordinatrice per Agenas dei tavoli congiunti con ministero della Salute e autorità anticorruzione (Anac): “Neutralizzando le cause di spreco e di inefficienza si potrebbero recuperare risorse necessarie per l’innovazione e gli investimenti in sanità”.

 

LA ROAD MAP

TUTTI I RISULTATI DEL PREMIO ALESINI

 

 

Tag: buone pratiche / Cittadinanzattiva / rapporto / sanità / sprechi / ssn / TdM /

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