Studio Confindustria DM: se la tecnologia viene valorizzata si genera un risparmio che può essere reinvestito

Pubblicato il: 6 Dicembre 2022|

I costi totali per un paziente con fibrillazione atriale che si sottoponga all’ablazione transcatetere (la procedura standard per la sua condizione) sono di 4.008 euro, mentre per chi non lo fa le spese lievitano a 5.516, quasi un terzo in più. E lo stesso vale per i costi legati all’ospedalizzazione: chi si è avvalso della tecnologia è pesato sul servizio sanitario per 855 euro, contro i 1.336 di chi non l’ha fatto. I dati provengono da un’analisi promossa dall’associazione Assobiomedicali in seno a Confindustria Dispositivi medici, svolta in collaborazione con Clicon, una società che si occupa di health economics, e con l’Aiac, l’Associazione italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione.

Innovazione tecnologica nei processi di acquisto

“Con la nostra analisi abbiamo voluto valorizzare l’innovazione tecnologica nei processi d’acquisto tramite le real world evidence, cioè i dati del mondo reale”, commenta Nicola Barni, presidente di Assobiomedicali. In questo momento, le gare di acquisto pubbliche si basano per la stragrande maggioranza sul criterio del minor prezzo. “Misurare l’innovazione in base alla singola prestazione non ha senso. Per questo noi ci siamo focalizzati sul processo: per dimostrare che, se la tecnologia viene valorizzata, si genera un risparmio che può essere reinvestito”, continua Barni.

Finanziare il fondo sanitario

Un tema quanto mai attuale, in epoca di payback richiesti 2,2 mld per lo sfondamento dei tetti di spesa. Barni sottolinea: “Chiaramente questa manovra, da sola, non è sufficiente per finanziare il fondo sanitario, che avrebbe bisogno di ben altre risorse. E come industria vogliamo dare il nostro contributo per la sostenibilità che passa attraverso acquisti di valore e non tagli lineari come il payback”.

L’analisi sulla fibrillazione atriale

Per l’analisi si è scelta una patologia a grande impatto, sia per la salute sia per quanto riguarda l’aspetto economico: la fibrillazione atriale è, infatti, l’aritmia più comune, con una prevalenza del 3%, che sale al 9-10% per gli over75. “Il metodo che abbiamo utilizzato, tuttavia, è applicabile a tutte le tecnologie – assicura Barni – Per effettuare l’analisi, infatti, abbiamo attinto a informazioni già in possesso delle amministrazioni sanitarie”.

Usare la real world evidence

Il valore aggiunto di questo approccio è che i dati sono aderenti a quanto accade nella realtà. “Uno studio controllato randomizzato – ricorda il numero 1 di Assobiomedica – è, come suggerisce il nome, condotto in un ambiente che non esiste nella realtà. Usare le real world evidence, invece, significa tenere conto delle mille imperfezioni della vita quotidiana”. Si tratta quindi di un’analisi che può aiutare a prendere decisioni di politica sanitaria. “Valorizzando le informazioni che si hanno, si potrebbe utilizzare le tecnologie a disposizione in modo più appropriato, facendo risparmiare al servizio sanitario, decongestionando gli ospedali e riducendo le liste d’attesa”, aggiunge Barni.

Lavoro di squadra

La proposta è un lavoro di squadra tra i vari stakeholder coinvolti e con il contributo delle società scientifiche chiamate a validare l’analisi dei dati effettuata. Abbracciare un procurement innovativo, che abbandoni la logica dei silos e dei tetti di spesa e accolga quella dell’impatto della tecnologia sull’intero percorso del paziente permetterebbe, a parità di condizioni, di realizzare più attività.

Il ruolo dell’Hta

“In tutto questo – prosegue Barni – l’Hta potrebbe avere un ruolo. Tuttavia, è necessario che, una volta che si abbiano analisi di health technology assessment, queste vengano poi implementate. L’Hta è uno strumento tecnico, ma serve la volontà politica affinché si diffonda. Finora è mancato il passaggio tra dato a disposizione e decisione politica e dunque è venuta meno l’implementazione delle novità organizzative proposte”.

Le richieste di Confindustria DM

In conclusione, Confindustria Dispositivi medici chiede un impegno a rivedere i percorsi assistenziali, una revisione dei Drg, i diagnosis related groups, un impegno a investire di più nella prevenzione, l’implementazione del value based procurement e la revisione dell’attuale sistema di governance dei dispositivi medici. Il tutto a partire dall’analisi delle real world evidence.

Valorizzare la tecnologia

Il lavoro è stato presentato per la prima volta al Forum Risk Management di Arezzo e sarà pubblicato a breve. “L’intenzione è di portare questo tipo di discorso a tutti i tavoli – conclude Barni – in quanto si tratta del contributo che, come industria, possiamo dare al sistema sanitario che in questo momento non gode di buona salute: valorizzare la tecnologia può aiutare il paziente ad avere una qualità di vita superiore e il sistema a recuperare risorse”.

Tag: assobiomedicali / Confindustria Dm / Massimiliano Boggetti / nicola barni / payback /

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