Tagli al prontuario, Farmindustria: serve una moratoria di almeno un anno

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Pubblicato il: 1 Aprile 2022|

Non tirare troppo la corda. Lo chiede Farmindustria al Governo, in un momento complicato per le imprese, tra boom dei costi e conseguenze della crisi Ucraina. A parlare è il presidente dell’associazione industriale, Massimo Scaccabarozzi, intervistato dall’Adnkronos Salute: “Speriamo che ci sia una consapevolezza di quello che sta succedendo e che ci sia una moratoria di almeno un anno su tutte quelle che sono le iniziative volte a ridurre ulteriormente i prezzi dei farmaci in Italia”.

Tagli ai prezzi

Il riferimento è alla revisione del prontuaro farmaceutico: “Una revisione con abbassamento dei prezzi, che ci preoccupa molto. Già non ci si sta più dentro sui prodotti a basso costo. Si prendesse coscienza della situazione e si mettesse in atto una moratoria, fino alla fine di questo conflitto o perlomeno fino a che non ci sia una stabilizzazione dei costi dell’energia. Perché oggi effettivamente tutto questo corre il rischio di portare a delle carenze, ma soprattutto a fare sì che poi si vada fuori dall’Italia, perché negli altri Paesi la situazione è molto diversa. Si prenda coscienza del fatto che per le imprese sarà un anno difficile, che segue già due anni difficili. Per assurdo dovremmo chiedere l’aumento dei prezzi per starci dentro visto l’aumento dei costi. Questo non avviene. Allora almeno – auspica Scaccabarozzi – non ci siano iniziative che portino ad abbassarli i prezzi”.

Anche nel ddl Concorrenza ci sono campanelli di allarme:  “Si parla sempre del discorso del ‘patent linkage’ per il fatto che nel Ddl Concorrenza c’è un articolo che porterebbe all’abolizione della pratica di collegare alla durata del brevetto del medicinale ‘originator’ le attività autorizzatorie dei farmaci generici”, ricorda Scaccabarozzi.

Rischio fuga

Il numero uno di Farmindustria cita il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti: “Ha ragione quando dice che serve un atto di coraggio in questo periodo”, chiedendo alle aziende di continuare a credere negli investimenti e alla crescita del Paese. “Siamo d’accordo, però è difficile rimanere in Italia, per le imprese in generale. Figurarsi per un settore, come quello farmaceutico, dove i prezzi non possono essere aumentati, ma addirittura ci sono delle manovre che cercano di ridurli”, avverte il leader degli industriali.

Effetto Ucraina e carenze

La situazione internazionale preoccupa fortemente l’industria. “Noi abbiamo oggi, come tutte le industrie, un problema dei costi dell’energia e sappiamo benissimo quali sono gli incrementi” che si stanno registrando su questo fronte. “Però il problema della nostra industria è che noi”, imprese del farmaco, “non possiamo intervenire sui prezzi”.

A complicare lo scenario è l’approvvigionamento di materie prime: “Abbiamo fatto un’analisi: noi potremmo avere nel brevissimo termine delle problematiche di carenze di materiali. Secondo un’indagine condotta con le nostre aziende, nel breve periodo il 60% delle imprese avrà carenza di materiali, il 46% avrà carenze di imballaggi, il 37% avrà problemi di logistica. Tutto questo cosa comporta? Che mettiamo ancora più a rischio le nostre produzioni. Soprattutto le produzioni importanti, quelle di grossi volumi di prodotti a basso costo. Ancora di più ci sarà il rischio di produzioni e localizzazioni estere”.

Leadership italiana a rischio

Scaccabarozzi si sofferma poi sull’andamento generale del settore, a confronto con i due principali competitor europei, Francia e Germania. “Se guardiamo agli ultimi due anni, non è una situazione rosea, perché non è in linea con gli andamenti degli anni scorsi. La produzione è rimasta sempre importante perché ha un valore di 34 miliardi e oltre l’80% è destinata all’export, ma stiamo perdendo terreno nei confronti dei competitor europei. Per quanto riguarda la crescita – riferisce  – abbiamo un piccolo rimbalzo nel 2021, del 3%. Ma nel 2020 c’è stato un andamento negativo. Quindi, in sostanza, il biennio 2020-2021 si chiude in linea con il 2019. Germania e Francia stanno recuperando perché, mentre noi siamo piatti, questi due Paesi stanno crescendo a una media che va dal 3 al 5%. La nostra leadership – che abbiamo faticosamente recuperato negli ultimi 4-5 anni, fino al 2019 – adesso è se non altro condivisa. Cioè non siamo più al primo posto da soli”.

Un freno ulteriore è rappresentato dalla governance italiana della spesa farmaceutica: “Per noi una parte rilevante dei fatturati è assorbita dal payback. Anche nel 2021, il ripiano per lo sfondamento della spesa ammonterà a una cifra superiore al miliardo, a cui si devono sommare – conclude Scaccabarozzi – circa 550 milioni dei payback legati ai prodotti durante la negoziazione”.

Tag: ddl concorrenza / farmindustria / massimo scaccabarozzi / patent linkage / prezzi / prontuario / russia-ucraina / ucraina /

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