Tetti spesa farmaceutica: con la manovra le aziende recuperano 470 milioni

tetti spesa farmaceutica
Pubblicato il: 24 Novembre 2020|

Con la legge di Bilancio 2021 le aziende farmaceutiche “recuperano” 470 milioni di euro. È la stima formulata dall’Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione alla Camera, dopo aver esaminato il testo della manovra che interviene sui tetti della spesa farmaceutica.

I nuovi tetti

La rimodulazione dei tetti prevede di incrementare quello degli acquisti diretti (ex ospedaliera) dal 6,89 al 7,55 per cento del fabbisogno sanitario nazionale (incluso lo 0,2 per cento relativo ai gas medicinali). Allo stesso tempo, viene ridotto quello sugli acquisti nelle farmacie convenzionate (dal 7,96 al 7,3 per cento), così da lasciare invariato il tetto complessivo (14,85 per cento).

“La metà dello scostamento tra la spesa effettiva e il relativo tetto – ricorda l’Upb nella memoria depositata alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato – è posta a carico della filiera del farmaco (nel caso della spesa per acquisti diretti delle sole imprese farmaceutiche). La Relazione tecnica non attribuisce effetti di bilancio a questa misura, trattandosi di una rimodulazione dei massimali che non modifica il tetto complessivo di spesa programmata. Tuttavia, mentre il tetto sulla diretta viene sistematicamente superato in misura consistente, quello sulla convenzionata da qualche anno è sovradimensionato”.

I calcoli

Secondo i calcoli dell’Upb,  l’intervento comporterà “una riduzione dello sforamento della spesa per acquisti diretti di farmaci e una conseguente diminuzione delle somme dovute dalle imprese farmaceutiche al Ssn (cosiddetto pay-back), stimabile in circa 400 milioni con riferimento al 2020, cui vanno aggiunti ulteriori 70 milioni per l’incremento del fabbisogno sanitario deciso dal Ddl di bilancio (su cui si è calcolato il tetto)”. Un totale da 470 milioni che resterà a carico delle Regioni.

Il nodo payback

La modifica dei tetti è subordinata alla chiusura della partita sul payback.“Va considerato – prosegue l’Upb – che sulla misura dei rimborsi, che viene indicata dall’Aifa, si è determinato un rilevante contenzioso da parte delle imprese, che non riconoscono i conti effettuati. Per il passato, l’accordo tra imprese e Regioni, recepito con la L. 12/2019, di conversione del Dl. 135/2018, ha consentito infine di incassare i versamenti relativi agli anni 2013-17, sia pure scontati. Tuttavia, anche sul pay-back2 018 vi sono stati ricorsi. Dal 2019, con l’entrata in vigore di un nuovo sistema, essenzialmente basato sull’uso dei dati delle fatture elettroniche e sull’attribuzione dei rimborsi alle aziende in proporzione alle quote di mercato, invece che in base all’assegnazione di budget aziendali, si dovrebbe – continua l’Upb – raggiungere una maggiore condivisione tra le parti riguardo ai dati e ai risultati in termini di rimborsi da pagare. Anche il provvedimento inserito nel Ddl di bilancio sembra mirare a una migliore condivisione, onde risolvere il contenzioso residuo sul 2018 e ridimensionare le resistenze nei confronti del sistema di pay-back per il futuro”.

La modifica dei tetti per il 2021 resta subordinata al pagamento, da parte delle aziende farmaceutiche, di quanto dovuto per il 2018 entro la fine di gennaio del 2021, che sarà certificato dall’Aifa entro il 10 febbraio. “Il Ddl di bilancio – sottolinea infine l’Upb – chiarisce che va inteso che tali somme saranno corrisposte a titolo definitivo, con la conseguente estinzione delle liti pendenti, a spese compensate, per cessata materia del contendere”.

 

Tag: farmaceutica / legge di bilancio / manovra / payback / tetti /

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