Tobacco 21 e Sfg: l’Italia è pronta a difendere i giovanissimi dal fumo

Il fumo ha causato oltre 175 milioni di decessi a livello globale negli ultimi tre decenni. Un dato che ha portato a considerarlo il comportamento più rischioso per la mortalità a livello globale.
Il problema è particolarmente sentito anche a queste latitudini. Il consumo di tabacco è la causa più significativa di morte prematura nell’Unione Europea (circa 700 mila decessi ogni anno) e si stima che soltanto nel nostro Paese sia causa di oltre 90 mila decessi ogni anno.
Questo perché i fumatori hanno maggiori probabilità (rispetto ai non fumatori) di sviluppare diverse forme di cancro (a partire da quello del polmone), malattia coronarica, ictus, diabete e malattie respiratorie (a partire dalla broncopneumopatia cronica ostruttiva).
L’emergenza fumo che (nonostante i divieti) riguarda gli adolescenti
Secondo l’Eurostat, al 2019, il 18,4 per cento delle persone di età pari o superiore a 15 anni che vivevano nel Vecchio Continente avevano un rapporto quotidiano con il fumo di sigaretta.
I dati sugli adolescenti europei mostrano come il consumo di sigarette sia alto anche tra gli adolescenti di età inferiore ai 18 anni, se pensiamo che tra i sedicenni più del dieci per cento fa uso quotidiano di sigarette (senza contare sigarette quelle elettroniche). E ciò nonostante in tutta Europa, come da obblighi della Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità per la lotta al tabacco, l’età minima per la vendita di questi prodotti sia fissata a 18 anni.
Se combiniamo i dati relativi ai consumi con quelli che suggeriscono che 9 fumatori su 10 inizia a fumare prima della maggior età, si capisce perché lo sviluppo di nuove politiche di controllo del tabacco è fondamentale per evitare un ulteriore onere attribuibile al fumo nei prossimi decenni e per garantire che i guadagni in termini di salute ottenuti nello stesso arco di tempo non vadano persi.
T21 e Stg: le misure per ridurre l’impatto sociale del tabacco
Abbiamo recentemente pubblicato i dati di due studi con l’obiettivo di valutare il sostegno dei cittadini italiani a specifiche strategie di controllo del tabacco adottate – o proposte – in altri Paesi.
Ci siamo concentrati sulle misure legislative volte a limitare la vendita di tabacco alle giovani generazioni. Queste leggi sono state viste essere efficaci per avvicinare i Paesi al raggiungimento di una società senza tabacco, il punto di arrivo del cosiddetto Tobacco endgame: un insieme di strategie volte a cambiare in modo permanente le dinamiche strutturali, politiche e sociali che sostengono l’epidemia del tabacco, allo scopo di por fine ad essa.
Una di queste misure è la Tobacco 21 (T21), che innalza l’età legale di acquisto del tabacco da 18 anni a un minimo di 21 anni. Attualmente meno di dieci Paesi – Stati Uniti, Singapore, Sri Lanka, Kuwait, Indonesia, Honduras, Kazakhstan e Uganda – hanno una regola di questo tipo. Sebbene sia poco realistico ipotizzare che la legge, una volta entrata in vigore, venga completamente rispettata, soprattutto in assenza di un’applicazione straordinaria, questa politica ha già dimostrato un’efficacia significativa nel ritardare l’iniziazione al fumo tra i giovani nei Paesi in cui è in vigore da anni, come in diversi Stati americani.
Un’altra misura legislativa, inizialmente proposta dal governo neozelandese (anche se mai attuata) e recentemente presa in considerazione dal governo del Regno Unito, è la politica Smoke-Free Generation (Sfg). Questa legge vieterebbe la vendita di prodotti del tabacco agli individui nati dopo una data specifica, che la proposta del Regno Unito fissa all’1gennaio 2009. In questo caso, la legge limiterebbe l’accesso al tabacco a chiunque abbia meno di 16 anni nel 2024 e, naturalmente, a tutte le generazioni future. Comprendere l’entità del sostegno pubblico a queste politiche è fondamentale per valutarne la fattibilità, ma i pochi dati disponibili provengono principalmente da Paesi in cui queste leggi sono già in vigore (cinque Stati negli Usa, oltre all’Australia).
Al momento, dunque, sono pochi i dati provenienti dal Vecchio Continente o dall’Italia.
Gli italiani sono pronti a una stretta (ulteriore) sul fumo?
Dal nostro Paese, però, cominciano a emergere i primi dati riguardanti la percezione della cittadinanza adulta rispetto alla possibile introduzione di queste misure. Tra ottobre 2023 e marzo 2024 abbiamo reclutato un panel online di quasi 22.500 adulti (9.792 uomini e 12.636 donne) per raccogliere dati sul sostegno a queste due misure legislative, che includevano non solo i prodotti del tabacco ma anche le sigarette elettroniche.
Abbiamo inoltre condotto un’indagine faccia-a-faccia – con metodologia Computer assisted personal interview (Capi) su un campione di oltre 2.100 persone, rappresentativo della popolazione con più di 15 anni – pesato in modo da rispecchiare la distribuzione demografica dell’Italia per sesso, età e area geografica. In entrambi gli studi, attraverso i questionari sono stati raccolti dati socio-demografici e risposte relative al sostegno per le normative T21 e Sfg, includendo tutti i prodotti a base di tabacco e nicotina (sia sigarette tradizionali che prodotti a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche).
Le domande sono state presentate come segue:
• T21 – “Per controllare e limitare il consumo di tabacco, il governo potrebbe attuare diverse misure. Siete favorevoli o contrari all’innalzamento dell’età minima legale per l’acquisto di tabacco e sigarette elettroniche contenenti nicotina da 18 a 21 anni (come recentemente introdotto negli Stati Uniti)?”;
• Sfg – ‘Siete favorevoli o contrari a vietare la vendita di tabacco e sigarette elettroniche contenenti nicotina a chiunque sia nato dopo il 1° gennaio 2009 (come recentemente proposto in Nuova Zelanda)?’.
I partecipanti potevano scegliere tra le seguenti risposte: (1) fortemente favorevole; (2) un po’ favorevole; (3) un po’ contrario; (4) fortemente contrario; (5) non so/non rispondo.
Nel campione online, l’87 per cento degli intervistati (89 dei non fumatori o ex-fumatori e 84 dei fumatori) si è dichiarato favorevole (cioè, un po’ favorevole o fortemente favorevole) all’adozione della T21 in Italia, mentre l’81 per cento degli intervistati (83 dei non fumatori o ex-fumatori e 75 dei fumatori) si è dichiarato favorevole all’adozione della politica della SFGSfg.
Nel campione Capi, il 74 per cento degli intervistati (83 dei non fumatori o ex-fumatori e 50 dei fumatori) si è dichiarato favorevole all’adozione della T21 in Italia, mentre il 68 per cento (77 dei non fumatori o ex-fumatori e 44 dei fumatori) si è dichiarato favorevole all’adozione della politica della Sfg. In entrambi i campioni, il supporto per la T21 era maggiore tra le donne. Per entrambe le politiche, il sostegno aumenta con l’età. Infine, come era prevedibile, i fumatori sostenevano meno entrambe le misure rispetto ai non fumatori.
Parere favorevole anche per i nuovi prodotti del tabacco
I nostri risultati (pubblicati su The lancet regional health europe) indicano che in Italia un’ampia maggioranza della popolazione – compresa una larga parte dei fumatori – è propensa a sostenere sia la legislazione T21 sia la Sfg.
Siamo consapevoli che molti partecipanti, non più giovanissimi, possano aver risposto favorevolmente perché questi divieti non li riguardano direttamente. Non è un caso infatti che i più giovani siano quelli meno favorevoli all’adozione di queste misure.
Rimane comunque che questi dati mettono in evidenza un forte desiderio degli italiani per un ambiente libero da fumo. È importante notare come nelle nostre domande abbiamo chiesto agli italiani di considerare non soltanto le sigarette tradizionali, ma anche gli altri prodotti contenenti nicotina, inclusi prodotti a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche.
Come ci ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità, questi prodotti non sono sicuri per la salute. Il loro uso causa in particolare malattie cardiovascolari e respiratorie e studi recenti suggeriscono che, come le sigarette tradizionali, quelle elettroniche aumentino fortemente il rischio di tumori (sulla base di quanto si sa finora, in particolare a carico del polmone).
I consumatori duali, cioè coloro che consumano sia sigarette tradizionali sia elettroniche, hanno sistematicamente rischi superiori rispetto a coloro che fumano soltanto sigarette tradizionali. Questo è particolarmente preoccupante in quanto in molti Paesi – e soprattutto in Italia, come abbiamo evidenziato lo scorso anno in un articolo pubblicato sul Journal of epidemiology – la stragrande maggioranza degli utilizzatori di sigarette elettroniche consumano anche sigarette tradizionali.
Inoltre – nella vita reale, sulla base di dati raccolti negli Stati Uniti e pubblicati sull’American journal of public health – come prodotto di consumo le sigarette elettroniche non sono efficaci nell’aumentare la cessazione del fumo.
Proteggere i più giovani dai nuovi dispositivi
Un’evidenza a cui si somma quella da noi raccolta in un recente studio prospettico condotto lungo lo Stivale, secondo cui il ricorso alle sigarette elettroniche e ai prodotti a tabacco riscaldato non aiuta i fumatori a smettere di fumare, ma al contrario favorisce l’inizio al fumo tra i non fumatori e le ricadute tra gli ex-fumatori. D’altra parte si vede chiaramente nei dati delle sorveglianze nazionali come gli adolescenti italiani inizino dalle sigarette elettroniche per poi passare alle sigarette tradizionali. Al giorno d’oggi le strategie per il controllo del tabagismo rivolte ai giovani devono pertanto prevedere misure per il controllo anche dei nuovi prodotti. Come per le sigarette tradizionali, anche per questi prodotti dovrebbe essere proibito il consumo nei luoghi pubblici e dovrebbero esserne vietate le pubblicità, che sono sempre mirate ai giovani e giovanissimi. Inoltre, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato non dovrebbero godere dei grandi benefici fiscali che attualmente hanno in Italia. Sebbene l’evidenza sostenga l’efficacia delle strategie T21 e Sfg, autorevoli ricercatori indipendenti hanno sollevato dubbi o critiche (in particolare sull’efficienza della Sfg). Le critiche principali (alla Sfg) includono i lunghi tempi di attuazione e il periodo ancora più lungo necessario per ottenere un impatto significativo sulla salute pubblica. Inoltre, queste politiche possono essere vulnerabili all’opposizione dell’industria del tabacco, che potrebbe sostenere che sono misure inique o ingiuste. Con il tempo, questo potrebbe potenzialmente erodere il sostegno pubblico alle politiche di controllo del tabagismo.
In Italia è emergenza fumo tra gli adolescenti
Ciononostante, i nostri risultati fanno progredire notevolmente la comprensione della fattibilità dell’adozione di queste politiche in Italia.
Il sostegno osservato in questi studi su larga scala attenua le preoccupazioni che queste proposte possano essere percepite come estreme o come una violazione delle libertà personali. Noi saremmo già soddisfatti se fosse rispettata l’attuale legge che vieta ai minori non soltanto la vendita di sigarette tradizionali, ma anche di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato.
Attualmente questa viene quotidianamente raggirata, se è vero che oggi nel nostro Paese ci troviamo davanti a una emergenza riguardante gli adolescenti. Nel 2019, tra i 13-15 enni, gli italiani sono risultati quelli con la più alta prevalenza al mondo di coloro che hanno almeno provato la sigaretta elettronica (il 55 per cento dei ragazzi).
Nello stesso anno, tra i sedicenni, gli italiani sono risultati quelli con la più alta prevalenza in Europa di fumatori di sigarette tradizionali. Agire sui giovani per controllare il tabagismo è una strategia molto efficace, dal momento che se una persona non inizia a fumare entro i vent’anni è difficile che inizi a farlo successivamente. Se riuscissimo a ridurre il numero di giovani che iniziano a fumare, pertanto, nel giro di pochi decenni, avremmo una società libera da fumo.
Aumentare i prezzi del tabacco
Per fare ciò, oltre ai divieti, dovremmo agire soprattutto sull’aumento dei prezzi dei prodotti di tabacco.
La strategia dell’aumento della tassazione per aumentare i prezzi delle sigarette è quella più efficace per il controllo del tabagismo, e funziona particolarmente bene per disincentivare l’inizio al fumo per i giovani. Nei Paesi ad alto reddito come l’Italia, un aumento del prezzo del dieci per cento corrisponde a una riduzione dei consumi del quattro per cento.
Con questa relazione tra prezzo e consumi, qualsiasi aumento di prezzo fa aumentare anche le entrate fiscali. È chiaro pertanto che questa strategia è vincente sia da un punto di vista di salute pubblica che da un punto di vista fiscale.
Ciononostante, il prezzo di un pacchetto di sigarette in Italia (circa sei euro) è molto basso, particolarmente se confrontato con quello degli altri paesi europei (più di 12 euro in Francia, Irlanda e Regno Unito).
Un messaggio per i decisori politici
In conclusione, vista la situazione emergenziale dei giovani italiani, è urgente adottare nel nostro Paese misure volte a limitare tra i giovani l’uso di tabacco tradizionale, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche. Abbiamo esplorato molte possibilità di azione di provata efficacia.
Le più urgenti raccomandazioni – come già anticipato su queste colonne dall’ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia – riguardano l’applicazione rigorosa della legge attuale che vieta le vendite di tabacco e sigarette elettroniche ai minorenni, e un sensibile aumento della tassazione (e quindi dei prezzi) di questi prodotti.
Il sostegno diffuso osservato su larga scala suggerisce che queste proposte non sono percepite – almeno non da larga parte della popolazione – come estreme o lesive della libertà personale.
Ragione per cui i decisori politici dovrebbero sentirsi fiduciosi nel promuovere tali leggi anche in un Paese come il nostro, in cui le principali strategie di controllo del tabacco devono ancora essere pienamente adottate.





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